L’ultima casa accogliente


Per la gioia degli integralisti tolkeniani, proseguo sulla falsariga dei precedenti successi (Pronto JRR e Hobbit nights). Affilate le sciabole elfiche! Dagli al blasfemo! 🙂

Il signore di Granburrone masticava amaro e guardava la grande cascata fuori dalla finestra. Masticava amaro perché la robaccia che gli aveva portato Gandalf, ovvero Mithrandir come gli elfi lo chiamavano, faceva cagare più del solito. E perché stava in fase di pensieri deprimenti.

“Hai capito? Hai capito ‘sta cretina?”

Gandalf fumava e guardava lontano. Sta’ a vedere che c’ha già da ridire, con quell’aria da profeta del cazzo, pensò Elrond Mezzelfo. “Bè?” aggiunse, per provocare una reazione.

Che cojoni, pensò Gandalf. “Vuoi che ti racconto un po’ di cazzi miei? Un mese sul tetto di una torre a cacarmi sotto dal freddo e magna’ farfalle?” replicò tra un anello di fumo e l’altro.

“Lassa sta’” rispose Elrond alzando le mani, “che sto già abbastanza incazzato. Coi nani, capito? COI NANI!”

“Ma che c’hai contro i nani?” Gandalf si accorse dell’errore un secondo dopo aver parlato.

“Che c’ho contro i nani? Che c’ho contro li nani de mmerda?” urlò il signore di Imladris. Eru Santo, mo’ comincia, pensò l’Istaro alzando gli occhi al cielo.

“Mah, io una volta che c’ho lavorato non ho avuto proprio niente da lamentarmi. Anzi, c’ho rimediato pure il pezzo fico” commentò Gandalf battendo con la mano sul pomolo di Glamdring, bella splendente alla cintura.

“Sì, che tra l’altro è robba nostra e solo perché sei amico mio non te la sto a chiede indietro, ché qua con le spade fighette al neon ormai vanno in giro cani e porci!”

“E se voi le lasciate in giro dappertutto…”

“E se c’ho soldati cojoni!” proruppe Elrond, picchiando un cazzotto contro il muro. Una piccola crepa fiori’ tra le squisite decorazioni marmoree. “Ahia, ‘sto cazzo di anello” disse poi con una smorfia, agitando la mano guantata e raggiungendo una sedia dall’alto schienale.

“Comunque nun me stai a capi’, amico mio. Già non mi stava bene che frequentasse quello scroccone numenoreano che mi infesta casa da decenni (Ramingo ‘sta minchia, sta sempre qui a battere i pezzi a mi fija!). E già lì babbo Elrond chiude un occhio…”.

L’elfo fece per continuare, quando Gandalf  si estrasse la pipa di bocca e gliela puntò contro: “Oh, ma sarai un po’ razzista? E i nani no, e gli uomini manco, e vabbe’ che siete Priminati ma c’avete proprio la puzza sotto al naso! Guarda che il futuro è degli Uomini, voi siete una razza con la data di scadenza…”

Il signore degli elfi scattò in piedi: “Data di scadenza un cazzo! Guarda che se mi gira mi butto sullo yacht ai Porti Grigi e me ne vado in vacanza per sempre! Poi vojo vede’ come lo mandate via Sauro…”

“Bono, bono” corse ai ripari il vecchio stregone, “lo sai che è un modo di dire. Però sai pure che gli Uomini sono più freschi. Più cattivi. Vivono poco, trombano come ricci e se ne fottono dei piedi che pestano. E’ il loro momento”.

“Mejo me sento!” esalò Elrond, piombando di nuovo giù sulla sedia, “proprio in ottime mani stiamo”. E allora piantò due occhi febbricitanti in quelli di Gandalf, e cominciò:

“Io ce stavo, tremila anni fa, Mitra’. IO CE STAVO!” Porca puttana, mo’ ricomincia, pensò Mithrandir in arte Gandalf. “Io ce stavo quanno quello fece er cojone”.

Isildur” sospirò Gandalf, mentre apriva la borsetta e tirava fuori l’occorrente per rollarsi un altro po’ d’erba-pipa.

“Bravo. Tira quell’anello, je dicevo. E lui: sì, mo’ lo tiro. Daje che qui sto a suda’, insistevo. E lui: sì sì, mo’ lo tiro. Porca mignotta tira quer cazzo d’anello dentro ar foco! E lui: no, sai che te dico? Che quasi quasi  me sta ‘n’amore. E te zitto che sei er primo a anna’ in giro co’ l’anello da frocetto. E che solo te? M’ha detto. Hai capito, Mitra’? Hai capito? Alla faccia der momento loro!”

Gandalf aspirò a lungo e poi si produsse in uno sbuffo di fumo violetto a forma, diciamo, di otto. “Come no. Devi avermela già raccontata, questa”.

“Un carcionculo, je dovevo molla’!” esplose Elrond picchiando entrambi i pugni sul tavolo. “Ciao Isiduro, ciao anello, ciao Sauro de ‘sto cazzo. E invece…”.

“E invece no. E pensa che ti saresti pure levato dalle palle una volta per tutte lo scroccone”. Gandalf ci andò giù pesante.

“E c’hai ragione. Che vuoi che ti dica? Ho sbajato io” assentì Re Elrond prendendosi la testa fra le mani. “E adesso mi becco le conseguenze. Non saranno immortali ma porca puttana preso uno te piji tutta la stirpe per ducento generazioni! Che poi, poverello…”

“Poverello chi?” inquisì Gandalf, l’attenzione improvvisamente risvegliata. Il fiuto del gossipparo di lungo corso gli diceva che c’era sotto lo scoop.

“Ma sì, dai, lo scroccone… Ghirigoro. Aragoro. Come cazzo si chiama”.

Aragorn figlio di Arathorn”.

“Quello. Che da quando c’ha avuto quel problemino…” Elrond abbassò la voce e fece un breve cenno con un braccio, come di una cosa lunga che si spezza in due. Gandalf cominciò a capire. “Se semo capiti? So’ brutte cose, io lo capisco, quanno te se rompe la spada, j’ho pure fatto er discorsetto da suocero comprensivo… vallo a sape’ che c’ho ‘na fija assatanata!”

Il Re dei Noldor si alzò in piedi di nuovo, agitando i pugni come se avesse dovuto picchiarli da qualche parte. Gandalf aspirò a fondo ancora una volta e cominciò a vederci triplo, grazie a Eru. Ma Elrond non aveva più bisogno di ascoltatori:

“E l’avevo pure preso da parte, a Ghirigoro, a passeggia’ sottobraccio, e j’ho detto: nun te preoccupa’, te lo faccio ricostrui’ mejo de prima. Te lo faccio induridi nuovo. Anzi, sai che te dico? Anduril  lo chiameremo!”

“Aa-ha” fece Gandalf, un po’ più sdraiato di prima. “Ma ancora non ho capito” ciancicò “perché ce l’hai coi Nani…”.

Elrond sfoderò un ringhio molto poco elfico:

“Perché quella stronzetta assatanata de mi fija nun c’ha avuto pazienza di aspettare la riforgiatura. E te lo sai per cosa sono famosi i nani, sì?”

“Mmmh la birra?”

Il commento venne stranamente ignorato.

“Tutta la delegazione s’è ripassata. Hai capito? Tutta la fottuta delegazione de nani de mmmerda!”

Gandalf si stiracchiò. “E vabbe’, ma adesso è tutto finito, no? Metti a tacere la cosa e buonanotte”.

“Te pare facile! Quelli stanno a mille, e a casa loro c’hanno solo donne barbute che manco se capisce che so’ femmine! Non so come, hanno già diffuso la notizia a tutti i regni dei Nani, manco volasse a dorso d’aquila”.

Gandalf tossicchiò e si raddrizzò sulla sedia, leggermente a disagio. Ecco che c’era scritto nel messaggio che Gimli figlio di Gloin gli aveva pregato di inoltrare via Popolo delle Aquile. A saperlo, gli avrebbe chiesto una fornitura di birrozze ghiacciate di  Khazad-Dum per un anno, altro che il cicchetto al Bar dell’Elfo.

Re Elrond abbandonò la testa sul petto, la chioma fluente che si sparpagliava sulle spalle. “E io mo’ c’ho il pellegrinaggio continuo da Belegost e da Erebor… Hai capito Mitra’? C’ho il turismo sessuale a Granburrone!!”

“Beh” fece Gandalf con una scrollatina di spalle, “adesso sì che la puoi chiamare con merito L’ultima casa accogliente“.

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Comments
2 Responses to “L’ultima casa accogliente”
  1. lupokatttivo ha detto:

    Bellissimo! Punto! Bellissimo 😀

  2. ClaudioDM ha detto:

    A mio parere questo è l’episodio più gustoso della saga.
    La sceneggiatura è immaginata e costruita in maniera teatrale, sulla vicenda sembra aprirsi ed infine chiudersi il sipario, i personaggi posano in maniera funzionale al loro temperamento e si muovono in armonia con il loro carattere e con il susseguirsi delle loro emozioni.
    Il soggetto si scopre con sorpresa attraverso dialoghi divertentissimi; più di una volta ho immaginato Elrond fumettato da Edika (ma forse eri troppo giovane per leggere “Totem”).
    Magari un giorno ne avrai abbastanza per ricongiungere gli episodi e proporre una pubblicazione di un universo parallelo a quello tolkeniano.
    Lo “scroccone” mi ha fatto sbellicare!

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