L’età sottile


Dunque. A me non piace commentare le cose che non mi sono piaciute. Ci ho provato diverse volte, ma mi fermo dopo tre righe. A meno che non debba ribattere a qualche recensione incensatrice.

E’ più forte di me, la ritengo una perdita di tempo. Già ho perso tempo a leggere il tale libro o a vedere il tale film, perché perderne altro a scriverci su? Bastano le stelline (o la mancanza di esse) su anobii, al limite.

Tutta questa premessa non è per dire che l’ultimo romanzo di Francesco Dimitri non mi è piaciuto, tutt’altro. E’ anzi per sottolineare che, se ne parlo, ho cose positive da dire al riguardo.

L’aspettativa per questo romanzo era buona: ho adorato Pan, e ho trovato molto interessante Alice  nel Paese della Vaporità, che però scontava a mio avviso una gestazione troppo lunga e qualche difetto di maturità nello stile. L’età sottile è il primo romanzo di Dimitri da quando si è trasferito a Londra, sempre con Salani (che pubblica buone cose e cose meno buone, ma chi non lo fa?).

La trama (spoiler-free)

E’ la storia di un adolescente nel corso del suo viaggio verso la maturità. Gregorio scopre pian piano tante di quelle cose  disseminate nella strada tra il bambino e l’adulto, e tra queste c’è la magia. Un mago vero, non un presti(digivicisivi)giatore, gli offre di diventare suo apprendista, e Gregorio accetta. Imparare da un mago potente come Levi comporta però un mucchio di effetti secondari, alcuni positivi, altri decisamente pericolosi. Il ragazzo accetta il rischio e fa le sue scelte via via che gli si presentano, imparando che da un grande potere derivano grandi responsabilità, acquisendo nuovi amici e perdendo taaanti pezzi lungo la strada. Dalle spiagge pugliesi ai quartieri della Roma bene, seguiamo l’addestramento e la vita di Gregorio dipanarsi di pari passo, incrociandosi nella gestione di piccole e grandi crisi. Finché non ne rimarrà soltanto uno. (No, scherzo).

Ecco, la trama si racconta in due parole, se non vogliamo entrare nel dettaglio. E’ un carattere peculiare di questa storia, che vive di eventi semplici e pensieri complessi che si incastrano l’uno nell’altro.

Stile

Al mio sensibilissimo “orecchio” 😉 nessuna sbavatura. Mai una volta ho storto il naso o alzato gli occhi dalla pagina per “colpa” della forma di una frase – cosa che, a volte, mi è accaduta in Alice. Così dev’essere. A raccontare è il protagonista stesso, in una prima persona che di tanto in tanto anticipa gli eventi – come farebbe qualcuno seduto davanti a noi, alle prese con una lunga storia. Senza però rovinarci  le sorprese, o perlomeno senza lasciar intuire più del dovuto (come fa a volte invece Stephen King, a molti piace, io lo odio). Capitoli di lunghezza variabile, da brevi pensieri a lunghe cavalcate senza prendere fiato in mezzo. Il metodo agevola l’identificazione col protagonista, ovviamente, anche quando commette degli sbagli che costano cari a lui o ad altri.

Riflessioni

Romanzo di formazione? Anche, magari, in parte. Recensori più quotati di me (ci vuole poco) useranno probabilmente questa etichetta.  Di sicuro un’ottima prova di un autore con grandi potenzialità, fin troppo bistrattato negli ambienti più critici che seguono fantasy e steampunk per la sua Alice (ho visto fare paragoni indecenti, che mi fanno sorgere delle domande se non sull’onestà almeno sull’obiettività).

In generale io direi che L’età sottile è una storia di crescita, di vendetta, e di rapporti padre-figlio. Padri naturali, padri acquisiti, padri ripudiati. Padri odiati dai figli, figli biasimati dai padri, figli che tentano di compiacere i padri, in generale padri e figli che non si capiscono. Quasi un tema unico declinato in tanti modi diversi.

La narrazione è sempre estremamente verosimile, anche quando scende nel soprannaturale. Potranno chiamarlo urban fantasy, ma personalmente lo definirei invece fantastico, come si diceva una volta. Dalla lettura trapela la conoscenza “di prima mano” dei luoghi che ospitano gli eventi e in particolare dei contesti legati a precisi periodi dell’anno (le marine pugliesi d’estate, Roma d’inverno) con tutto il contorno – anzi, il ripieno – umano e sociale ad essi collegato. La mia dolce metà, alla quale ho passato il romanzo sapendo che alla fine le sarebbe piaciuto, s’è pure incazzata sostenendo che Dimitri sia troppo critico quando parla del suo (o meglio loro) Meridione, e che alcune descrizioni abbiano una connotazione negativa – ricordo, fra tutte, questo sole del Sud che sa essere feroce come pochi altri. A mio avviso non c’è astio né malizia in questi “colpi di pennello” che colorano i ricordi di Gregorio, piuttosto una constatazione della natura potente e selvaggia dei luoghi in questione. Ma qui le diverse sensibilità dei lettori giocano un ruolo troppo grande per poter parlare in assoluto. (Per la cronaca, alla fine è piaciuto anche a lei).

‘Sta magggìa…

Altrove si dà molta rilevanza al fatto che la magia descritta in questo romanzo è quella “vera”, realmente praticata da occultisti ed esoteristi, secondo metodi certificati da autorità varie presenti o passate (ci tiene a precisarlo lo stesso autore). Ecco, io ci tengo a precisare che non me ne frega davvero un cazzo se i riti descritti sono veri, se le bacchette magiche devono esser fatte proprio così, se – dico a caso – gli ingredienti usati negli incantesimi sono quelli giusti o se viene seguito passo passo il Manuale del Bravo Ierofante di Aleister Crowley. Mi basta che quello che leggo sia verosimile e coerente. Altrimenti ricorrerei ad altro che a un romanzo, direi.

Lo è, verosimile e coerente? Sì. Ma che questa coerenza venga da aderenza storica o da un parto della fantasia ben congegnato mi interessa poco o nulla.

Detto questo, ne L’età sottile la magia è ben presente: abbiamo demoni, evocazioni, viaggi astrali, influenze mentali, spiriti elementali e chi più ne ha più ne metta, insomma l’autore non si risparmia proprio nulla. Il tutto è però ben dosato ed equilibrato, si inserisce a dovere nella cosiddetta “vita quotidiana” e non solleva interrogativi inquietanti e fastidiosi della serie “ma come avranno fatto a non accorgersene?”.

Per concludere

Leggetevelo, ne vale la pena. Anche se non vi piace il fantastico nei romanzi. Forse non brilla per originalità – come detto più sopra, a raccontarlo ci vuole poco e la sua forza non è nelle trovate dell’intreccio. Ma tiene incollati, disegna personaggi memorabili e fa pure pensare. Gli appassionati ritroveranno dettagli e citazioni relative al dimitriverso, all’insegna di una continuità che già in Alice l’autore ha dato segno di voler mantenere (e no che non spoilero, me lo sono ripromesso). Personalmente lo ritengo superiore a Pan, che concludeva uno sviluppo sicuramente più estroso con un finale meno all’altezza.

Aspettiamo il prossimo!

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Comments
2 Responses to “L’età sottile”
  1. wwayne ha detto:

    Se ti piacciono i romanzi “conditi” con qualche elemento fantastico, ti straconsiglio “Dance dance dance” di Haruki Murakami. Spero che questo mio post ti dia degli ulteriori spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. Nei commenti puoi trovare la lista di tutti i libri che ho letto negli ultimi 3 anni, una sorta di aNobii in versione WordPress. : )

    • Ema ha detto:

      Grazie e benvenuto! Di Murakami ho letto “Kafka sulla spiaggia”, per rimanere in tema di romanzi “con qualche elemento fantastico”, che mi ha lasciato un po’ in sospeso. Sicuramente molto bello da leggere, ma arrivato alla fine non ero sicuro di averci capito un’acca 🙂
      Il tuo blog e il post consigliato li visiterò di sicuro!

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