Doctor Who, stagione VII


Non posso esimermi dal commentare anche questa. Ci saranno spoilers, e ovviamente senza che stia tutto il tempo a dire “secondo me”, “a mio modesto parere”, “a mio avviso”, assumete che tutte le dichiarazioni che farò sulla qualità saranno soggettive. Ciò detto.

Re-cappone! (spoilers quasi inoffensivi)

Partiamo dall’inizio. Il Dottore, meglio non sapere come, riesce nel suo intento di “tenere un basso profilo” e far sparire i suoi records da tutte le principali banche dati dell’universo, comprese quelle di Daleks e Cybermen. Dopo qualche puntata a cazzeggio nell’Universo in cui si permette qualche omicidio gratuito sempre motivato dalla vendetta, abbandona i Pond in un loop temporale a New York, prigionieri delle cure amorevoli degli Weeping Angels. Nel frattempo, in almeno due occasioni a spasso nel tempo incontra una misteriosa ragazza dal nome variabile (Clara, Oswin, Oswald e permutazioni) che regolarmente fa soufflé, lo salva e muore. Al contempo, si scontra con una entità maligna che nonostante venga costantemente presa a calci si ostina a farsi chiamare “The Great Intelligence” (è un villain già incontrato nelle serie classiche ma spero fosse meno ottuso di così). Nel corso del secondo incontro ritrova, nella Londra contemporanea, la giovane Clara, e stavolta non la fa uccidere e se la prende con sé nel Tardis. Trascorrono diverse avventure nelle quali il Dottore blandamente ogni tanto si ricorda che Clara è l’Impossible Girl, ma non fa nulla per scoprire il suo segreto. Salvo rivelarle il dilemma nella 7×11, Journey to the centre of Tardis e chiederle a brutto muso chi cazzo sia, per poi cancellare tutto con un bel paradosso temporale. E tutto procede di stand-alone in stand-alone, fino al pirotecnico finale nel quale si scopre il segreto di Clara (molto ben congegnato) e si mette  un bel filetto sanguinolento al fuoco per novembre, quando finalmente “scoppierà” il cinquantenario.

Che ne penso

“Sono smart quando mi ricordo!”

Cominciamo col dire che la VII è la peggiore stagione mai vista di Doctor Who, nuovo corso. Prima metà pessima, a parte per il primo episodio e qualcosina sparsa, pessimo l’addio dei Pond, buona la ripresa con lo speciale di Natale e la presentazione della nuova companion, che però poverina si degrada episodio dopo episodio andando sulle balle a tutti (compreso chi, come me, non vedeva l’ora di liberarsi di Amy e già da subito aveva osannato la smartissima Clara Oswald e la sua ottima interprete Jenna-Louise Coleman). La stagione soffre moltissimo la divisione in due metà, che non consente di portare avanti uno story-arc decente a meno della semplice domanda “Chi è Clara?”.

Domanda alla quale si aggiunge la già blasonata domanda del secolo, anzi del millennio: “Doctor Who?” con la quale ci aveva lasciato il finale della scorsa stagione. Ma è un ritorno non preparato, improvviso, quasi stand-alone. Non c’è una marcia di avvicinamento, fatta eccezione per pochi miseri dettagli. Anche se alla fine si scopre che le due domande sono strettamente connesse fra di loro.

Ma la più grossa pecca di questa stagione è la mancanza di partecipazione emotiva. L’ho guardata in maniera piatta, dicendo qui e là “carina quest’idea”, ma senza versare una lacrima o rimanere mai col fiato sospeso. O avere voglia di rivedere un particolare episodio, se non il primo o l’ultimo. Per molti non è stato così, lo so già, per me sì: sarò cambiato io. Ho trovato brutto e inconsistente il finale di metà stagione con l’addio di Amy e Rory, ho poco sopportato alcuni episodi imbarazzanti (A town called Mercy), ho deplorato il progressivo deterioramento di Clara.

Non si contano i buchi di trama e le cose “dimenticate”, tanto che non mi va nemmeno di riepilogarle (ma insomma, che volevano i Silenti?? Ci ricordiamo ancora che sono esistiti i Silenti?).

Ma si salva…

Si salva, sì. Per il rotto della cuffia ma si salva. Ecco perché:

  • Matt Smith. Che dire ormai? Poliedrico, capace di cambiare registro in maniera convincente nel giro di due sguardi, carismatico, uomo da palcoscenico. Tra l’altro è ormai ufficiale che Matt rigenererà (e lascerà la serie) a fine 2013, quindi queste sono le sue ultime cartucce.
  • Alcuni buoni episodi stand-alone dal sapore antico, come Asylum of the Daleks, The Snowmen, The bells of Saint John, The Crimson Horror e soprattutto Nightmare in Silver del buon Gaiman, che però ancora una volta produce una storia out-of-size e quindi impietosamente tagliuzzata. Neil, l’hai capito che c’hai QUARANTA minuti e non uno di più??
  • Il nuovo Team Doctor vittoriano: Vastra, Jenny e Strax vincono e convincono pur cedendo spesso il campo a siparietti d’avanspettacolo.
  • L’ultimo episodio. Capitolo a parte.

The Name of the Doctor (spoileroni)

Capitolo a parte, dicevamo. Non un capolavoro ma un gran bell’episodio di quelli che ti fanno riappacificare con la serie. Inizio pazzesco: siamo a Gallifrey (!!) e Clara ci rivela che è nata per salvare il Dottore. Come? Mostrandoci i suoi ricordi, dal Primo Dottore all’ultimo, nei quali interagisce o comunque aiuta ciascuna delle rigenerazioni in un’avventura realmente accaduta. Mascella per terra. Bellissimo montaggio che introduce la figura di Clara nel footage di episodi classici, amalgamando a dovere riprese vecchie e nuove. E tutti: “Ma come???”.

E poi si comincia. La parte centrale dell’episodio ci guida a Trenzalore, dove sappiamo (dalla 6×13) che verrà (ris)posta la domanda fatale che non deve avere risposta. Zompano fuori dal nulla questi Whispermen, cattivi inquietanti che ti fermano il cuore ma senz’arte né parte… Nel frattempo riecco River, in un (superfluo) meeting mistico indetto da Mame Vastra, al quale si accede respirando una droga. Ma quale River sarà? Siparietto di schermaglie con la nuova companion, e scopriamo che il Dottore non dice a nessuno che è sposato. River ci ricorda invece che sa il Suo nome, ma non ci dice in quale occasione le è stato rivelato. Sapendo che NON è stato nella 6×13, la cosa rimane nell’oblio. Oppure questa River è più “vecchia” di quanto sembra.

Fatto sta che ‘sti Whispermen ammazzano la povera victorian-ninja Jenny, che in un secondo momento viene riportata in vita da Strax con i suoi strumenti da infermiere Sontaran (ecco, ma ‘ste cazzatine non è meglio lasciarle fuori? mettila in coma, santoddìo, così non devi derubricarmi la morte di una co-protagonista col deus-ex-machina).

In un modo o  nell’altro finiscono tutti su Trenzalore, che scopriamo essere la tomba del Dottore, difatti il Tardis non vuole atterrare, al che il Dottore ce lo fa precipitare. Scopriamo che la “reminiscenza” di River è rimasta legata a Clara (lasciamo perdere come) e che si tratta proprio di quella che abbiamo lasciato nello straziante finale di Planet of the Dead: chiamiamola Ultimate River. La Great Intelligence, penoso villain trasversale di questa stagione, mette alle strette il Dottore davanti alla porta della sua tomba (un Tardis che finalmente è diventato grande all’esterno come all’interno, questa una vera genialata poetica) e gli chiede di pronunciare il suo vero nome per farlo entrare, pena la morte dei  suoi amici. Lui resiste e forse li farebbe morire tutti (?) finché Ultimate River non lo solleva dall’incombenza pronunciando la fatidica parola, che noi ovviamente non sentiamo.

Ma perché la G.I. voleva entrare nella Tomba? Perché lì c’è il vortice del tempo del Dottore (le spoglie di un Timelord sono così) entrando nel quale è possibile intervenire nella sua vita in ogni tempo e vanificare tutte le sue vittorie. Perché? Boh. Ma la G.I. è contenta così, annullandosi nella sconfitta del suo più grande nemico.

Mentre il Dottore agonizza, Clara capisce che cazzo ci sta a fare nella vita ed entra pure lei nel vortice, andando incontro a morte sicura ma risistemando uno per uno tutti i casini creati dalla G.I.: e qui c’è la grande, geniale spiegazione del mistero di Clara. Che una volta tanto non fa una grinza. Clara si divide in tanti pezzettini, aiuta tutti i Dottori ed eventualmente muore ogni volta, pezzo dopo pezzo. Frattanto, il Dottore ha pure il tempo per un addio “vero” con la moglie più moderna dell’Universo (un bel bacetto) prima di tuffarsi nel suo stesso vortice temporale di persona per andare a riprendersi Clara prima che si perda definitivamente: e dove l’agguanta? In un istante della sua vita che aveva voluto dimenticare. Una rigenerazione che non conosciamo, e che ha rigettato il “titolo” stesso di Dottore, per aver fatto qualcosa che Eleven ritiene gravissimo e che il misterioso figuro descrive come l’unica cosa da fare per mantenere la sanità: rullo di tamburi, e la BBC stessa ci mette  le didascalie tanto per farci capire meglio:

introducing John Hurt as The Doctor.

Ta-daaan.

Le ipotesi

Se non lo avete capito ve lo scriviamo!

E mo’ chi è John Hurt? Tutti dicono, per ora, una reincarnazione tra Paul McGann (ottavo) e Christopher Eccleston (nono, nonché primo del nuovo corso). Quello che ha posto fine alla Time War rendendosi doppio genocida? E’ questo il terribile atto che ha fatto sì che questa rigenerazione venisse rinnegata e dimenticata?

Oppure è un Dottore futuro? Magari proprio il prossimo, visto che Matt ci lascerà? Certo, dal punto di vista del marketing avere un grosso calibro “anziano” come dodicesimo (e penultimo, se è vero che un Timelord può rigenerare fino a 12 volte) Dottore significa allettare molto il pubblico estero, ma dover inserire almeno un altro protagonista maschile “giovine” per non perdere la tensione erotica.

Certo che poi in molti sanno che l’ultima rigenerazione del Dottore è il cosiddetto Valeyard, supervillain già visto nella serie classica. E lui sappiamo già come è fatto quindi non dovrebbe poter essere… ma guardacaso proprio in questo episodio il Valeyard viene citato, così en passant. Sboronata di Moffat?

L’importante è che se ne parli, e sicuramente questo finale riesce ad incrementare l’aspettativa già molto alta (se non altro per il ritorno di Tennant & Piper) per lo speciale del cinquantenario . Dovremo aspettarci un terribile scontro di Dottori? Eleven e Ten (umano) contro “The Forgotten One”? O squadre diverse? Rivedremo i Silenti e la loro combriccola, che a questo punto ricongiungendo i pezzi avevano una folle paura che il Dottore dicesse il suo nome su Trenzalore e aprisse la sua tomba? (Benefattori, insomma… anche se per capriccio ammazzano la povera Joy nei cessi della Casa Bianca).

O forse la cosa che NON doveva succedere è che si liberasse e tornasse in circolazione proprio The Forgotten One?

Concludendo

Insomma, dopo una stagione da dimenticare almeno i buoni presupposti per tornare a vivere le emozioni di una volta ci sono. Teoricamente ora che Clara ha fatto ciò che ha fatto, accumulando tutta questa conoscenza sulle varie incarnazioni del Dottore, potrebbe esserci spazio di trama anche per un recupero del suo personaggio, che funga da traghettatore verso Twelve. Speriamo che Moffat non dilapidi questo patrimonio gigantesco di aspettativa, perché penso che non glielo perdonerebbero nemmeno i Sommi Sacerdoti del tempio del Paradosso Temporale.

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Comments
6 Responses to “Doctor Who, stagione VII”
  1. Chiara ha detto:

    Santoddio non so da dove cominciare! Mentre leggevo il post non facevo altro che annuire e dire “sììì, è proprio così!!” “sììì, concordo in pieno!”
    Allora. La settima stagione non mi è piaciuta per niente e devo dire che nemmeno l’ultima puntata è riuscita a risollevarmi (eeehm, sì, in effetti su questo punto non concordiamo!)… a parte i primi minuti in cui si vede Clara che gironzola tra tutte le incarnazioni del Dottore.
    Poi. Il tuo re-cappone è fantastico, mi hai fatto ammazzare dalle risate, comunque un riassunto così ci voleva proprio! Il caro buon Moffat non m’ha fatto capire quasi ‘na mazza e purtroppo non mi sembra in grado di sostenere il ruolo di showrunner (Vade retro Satana O.O): trama orizzontale? Inesistente! Il personaggio di Clara? Rovinato. L’episodio di Natale mi aveva fatto ben sperare, come te l’ho difesa e messa su un piedistallo perché anch’io non sopportavo più Amy, ma ahimè, aspettative deluse.
    Matt Smith? Beh, sai che non l’ho amato particolarmente fin dalla sua prima apparizione e non mi ha mai emozionato come facevano i suoi predecessori e sì, è ora che lasci il posto a qualcun altro, che sia John Hurt o chi per lui e per favore, non parlare di “tensione sessuale”, mi vengono i brividi!!!
    Ho già commentato da altre parti il rapporto tra River e il Dottore. Non mi sembra che sia mai stato rappresentato in maniera adeguata sullo schermo, che razza di rapporto è? Che razza di matrimonio è stato il loro? E che addio deludente!
    Insomma, che mi è piaciuto? Davvero poco o niente, qualche episodio sporadico, come te commentavo “carino, sì ma…”
    Ma manca la componente emotiva, così presente nella gestione RTD, mancano personaggi indimenticabili…
    Spero davvero nel cinquantenario, altrimenti, ahimè, dovrò fare un pensierino poco piacevole su questa serie tv.
    PS: ma Vastra, Jenny e Strax come companions fissi?? Adorooooo *_*
    Ciaooooo

    • Ema ha detto:

      E vabbe’, mi dispiace che nemmeno sul finale sei riuscita a ritirarti su. Smettere di vederlo? Naah non penso. Ma di certo qualcosa di “definitivo” se lo devono inventare.

  2. Francesca ha detto:

    Fantastico! Descrizione superlativa di questa settima stagione.

  3. Francesco Roghi ha detto:

    Concordo con te, peggior stagione finora, qualche casa buona ma poco. Non c’è per niente pathos… rivoglio Davies XD Comunque si l’ultima puntata e la genialata di Clara sono cose carine… speriamo bene!

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  1. […] lo dico nonostante l’ultima stagione mi abbia spinto non dico al disamore ma almeno al distacco. Ma terrò le considerazioni sulla qualità a freno, […]



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