Com’è difficile fare il pupazzo


Raccolgo di seguito alcune mie riflessioni di vecchia data, provando anche a documentare il più dettagliatamente possibile, laddove riesco.

Di che si parla?

Si parla di doppiaggio. Ma non il doppiaggio dei film “normali”, bensì il doppiaggio dei film d’animazione.

Dare l’anima a un cartone

Non pretendo di essere un esperto, affatto. Però è uno di quei mestieri che mi hanno sempre affascinato, per tanti motivi: dare la voce a un personaggio di fantasia, che non ne ha una propria perché non esiste a livello fisico, è un po’ come dargli l’anima. E in campo di animazione, la gamma emotiva da rendere vocalmente è molto più esasperata che nella recitazione di attori in carne ed ossa. In sostanza, devi fare molto di più con la voce di quanto non faresti recitando normalmente. Volendo azzardare un paragone, la vedo come una tecnica molto più vicina a quella teatrale che a quella cinematografica o televisiva.

Aggiungiamo qualche altro fattore. Per doppiare un cartone animato non devi avere la benché minima inflessione dialettale. (A meno che, ovviamente, non sia richiesto dalla natura stessa del personaggio).

Allo stesso tempo, tutta la mimica è affidata a qualcosa di esterno a te, che può essere più o meno “umano” (vuoi per il tipo di personaggio, vuoi per il tipo di resa grafica, vuoi per il tasso di stilizzazione). E devi adattartici in un modo o nell’altro, facendo in modo che la tua interpretazione non stoni quando viene cucita sulla parte “grafica”, che risulti il più naturale possibile. Che il pubblico che ti ascolta non dica “ma chi è che doppia Tizio?” perché in quel momento non stai doppiando: devi essere Tizio.

Insomma, una bella sfida da parecchi punti di vista, anche per un attore affermato. Tant’è vero che alcuni ci si tuffano con umiltà e professionalità.

Confronto indegno

Prendiamo un Tom Hanks.

Attorucolo da quattro soldi. Una manciatina di premi Oscar nel portaombrelli, qualche decina di awards sparsi, oramai leggenda vivente del cinema americano e mondiale. Nel 1996 presta per la prima volta la sua voce e la sua interpretazione a Woody, protagonista di Toy Story (film d’animazione che per tanti motivi segna la svolta dei prodotti cinematografici per ragazzi, passando dalle fiabe musicate alle storie complesse e divertenti su più livelli, per la sceneggiatura di gente come Joss Whedon e Joel Cohen, ma questa è un’altra storia).

Toy Story arriva in Italia. La colonna sonora e il tema principale vengono affidati a Riccardo Cocciante che fa un lavoro egregio, bisogna dire, adattando i pezzi cantati originali in italiano.

Poi il cast. Tutti doppiatori e attori di professione, tranne uno. Il protagonista. L’alter-ego di Tom Hanks. Chi, direte voi, ha raccolto questo pesantissimo fardello?

Fabrizio Frizzi.

Ora, io non ho niente contro quest’uomo. Riconosco che è un ottimo professionista nel suo mestiere di conduttore televisivo. Riconosco pure che si è impegnato come ha potuto, nel suo ruolo di doppiatore di Woody, e ha fatto meglio di altri “profani”. Ma il risultato è comunque scarso: innaturale, impostato male, inadeguato rispetto all’altro protagonista Buzz Lightyear (cui presta la voce italiana Massimo Dapporto).

In Italia si sceglie il nome “simpatico”, “tira-pubblico”, invece di andare sulla qualità di chi sa fare quel mestiere lì, che non è una fesseria ma il risultato di anni di studi ed esercizio e perché no, talento. (Anche se mi sfugge in che modo il nome di Frizzi potesse tirare il pubblico). E questo è solo il primo esempio: andiamo avanti.

Esempi positivi

Un esempio virtuoso: il capolavoro dell’animazione nipponica Nausicaa della Valle del Vento, by Hayao Mijazaki / Studio Ghibli. Non mi dilungo in lodi sperticate per il lungometraggio perché andrei fuori tema. Mi soffermo invece sul cast, tanto per rimarcare che anche le pellicole straniere vengono trattate come si deve negli USA, se riconosciute di qualità. Ci troviamo dentro Uma Thurman, Shia LaBeouf (al tempo ancora un bambino), Patrick Stewart ed Edward James Olmos.

Altro esempio virtuoso, una volta tanto anche in Italia: l’Aladdin della Disney, 1992. La parte del leone la fa il Genio, funambolico personaggio corredato di monologhi velocissimi e parti cantate impegnative. La voce originale è di Robin Williams, quella italiana di Gigi Proietti. Il confronto regge: Proietti si cala splendidamente nella parte e forte della sua grande esperienza teatrale ed eclettismo non sfigura per niente di fronte allo spumeggiante collega americano.

Rimaniamo in Italia e pensiamo all’Era Glaciale, da poco giunta al IV episodio. Come “nomi” abbiamo Claudio Bisio nel ruolo di Sid il bradipo. Davvero?, diranno tutti coloro che non lo sapevano già. Perché Bisio, a quanto pare, è un ottimo professionista anche come doppiatore: la voce di Sid è difficilmente associabile alla sua faccia, non tradisce particolari inflessioni, insomma è “sua”. Nell’ultimo episodio poi esordisce anche un gustosissimo Francesco Pannofino nel ruolo di Capitan Sbudella, il villain di turno: anche in questo caso la scelta è azzeccata e divertentissima, ma non deve sorprendere: Pannofino è un po’ il principe dei doppiatori, in Italia, che si tratti di dar voce ad attori in carne ed ossa o pupazzi animati.

Débacle

Lasciamo un attimo il mondo dell’animazione per portare un esempio molto negativo, stavolta. Nel 2006 qualcuno ebbe la pessima idea di portare sul grande schermo il successo planetario (!) di Christopher Paolini, Eragon. Non commento l’estrema bruttezza del film in sé, tra l’altro zeppo di attoroni (John Malkovich e Jeremy Irons, poveri noi) ma mi soffermo sulla voce della “draghessa” Saphira, personaggio reso totalmente in CGI. L’originale è di Rachel Weisz, che vanta un Oscar come miglior attrice non protagonista (in The Constant Gardener) ma insomma non è niente di che. Però in Italia vogliamo sempre il meglio, e quindi chi ti vanno a scritturare quei geni della 20th Century Fox?

Ilaria d’Amico. Brava conduttrice, certo, ma CAGNA totale come recitazione. Però, che volete, in quel periodo andava per la maggiore, quindi chissà quanto pubblico in più avrà portato nelle sale italiane. C’è da dire che probabilmente non era la cosa peggiore del film, e non dico altro.

Il caso forse più distruttivo è quello di Robots, film d’animazione del 2005 che vedeva un cast notevole: Robin Williams, Halle Berry, Stanley Tucci, Paul Giamatti. E, nel ruolo del protagonista Rodney, qualcuno del calibro di Ewan McGregor (Piccoli omicidi tra amici, Trainspotting, Moulin Rouge!, vari Star Wars e una manciatina di awards tanto per gradire). La 20th Century Fox italiana (ancora loro!) sull’onda del successo ne L’Isola dei Famosi, dà prova di grande paraculismo strategico e recluta invece Francesco Facchinetti in arte (!) DJ Francesco.

Vi invito a farvi un giretto su YouTube e ascoltarvi qualche spezzone. Vi verrà da piangere, probabilmente. Cadenza dialettale marcata, totale inettitudine alla recitazione, contrasto indecoroso col resto dello staff (non mostri sacri del  cinema, ma comunque professionisti all’altezza). Robots ebbe scarso successo in Italia, seppur ben accolto dalla critica nazionale e internazionale, chissà come mai.

Facciamo un salto avanti e arriviamo a Cattivissimo me, recente gustosissimo lungometraggio della Universal. Il protagonista Gru è interpretato da Steve Carell, attore comico mediamente famoso a livello internazionale ma molto apprezzato in patria (noi lo ricordiamo nella trasposizione sul grande schermo di Get Smart). Ora, Carell non è Robert de Niro né Al Pacino. Però il suo Gru è onesto: il giusto mix di genio criminale, ingenuità e simpatia che si richiedeva a un personaggio del genere. E soprattutto, naturalezza. (Sembra una stronzata ma, porca vacca, è sempre l’effetto più difficile da ottenere).

La versione italiana ha la voce di Max Giusti.

Allora, a me non dispiace Max Giusti. Il comico Max Giusti, l’imitatore Max Giusti, l’intrattenitore Max Giusti. Però come attore è inguardabile. E come doppiatore? Non ci siamo, lo stesso. Il suo Gru ha una nota cretina nella voce che non ha ragione di essere, semplicemente per sembrare buffo e strappare ilarità viscerale. Ma non c’entra nulla col personaggio. Fa sembrare il tutto artefatto, incollato a posteriori, sbagliato. Specie in contrapposizione alle altre voci, comprese quelle delle tre bambine, che invece sono perfettamente in-character.

Concludendo

Ecco, questo mio intervento vuole essere a un tempo un osannante tributo al difficile lavoro di chi dà l’anima a personaggi inesistenti, e un’invettiva altrettanto accorata contro coloro che sviliscono e degradano quella che a tutti gli effetti dovrebbe essere considerata un’arte, o una categoria artistica.

Da cosa deriva una tale sciaguratezza? Probabilmente dalla convinzione che i cartoni animati siano prodotti di bassa lega, fruiti al più da bambini (!), e  quindi che importa metterci un cazzone che non sa dire due parole d’italiano figuriamoci recitare?

Va bene, mi sono lasciato trasportare. Però chioso con un ultimo fatto. Oggi, camminando per strada, ho notato il cartellone pubblicitario di un nuovo lungometraggio animato in arrivo a Natale, Un Mostro a Parigi. Il sottotitolo dice, a mo’ di teaser:

Con le voci di Arisa – Enrico Brignano – Raf

come se la cosa dovesse farci dire “Aho, che ffico, ce sta bbbrignano! annamolo a vvéde!” E per qualcuno magari sarà pure così. Da parte mia, non volendo fare il negativo a tutti i costi perché non so effettivamente quanto siano bravi ‘sti tre come interpreti (Arisa mi incuriosisce molto) mi limito a provocare: non scriveteceli proprio, gli interpreti. Non voglio andare a vedere Arisa e Brignano, ma Lucille e Raoul.

Comments
7 Responses to “Com’è difficile fare il pupazzo”
  1. guisito ha detto:

    Per competenza tecnica e gradevolezza di esposizione 110 e lode, ma senza bacio accademico perché, data la barba, mi farebbe un po schifo. 🙂
    Mi dici, per favore, chi doppia in “Blade runner” l’androide, quello di “Io ne ho viste cose che voi umani…”? Grazie e un saluto.
    P. s. Se mi mandi la risposta per email, vedrò cosa posso fare per il bacio accademico.

    • guisito ha detto:

      Ho risolto per il bacio accademico: Manu permettendo, te lo faccio dare da mia sorella; 60 anni e c’ha pure lei la barba.

      • Ema ha detto:

        Vada per la sorella barbuta.
        A parte questo, ti ho già risposto via mail su chi cerchi… aggiungo che doppia stabilmente da anni il malefico Montgomery Burns dei Simpson (che a conti fatti è una specie di Ebenezer Scrooge) e che nel monologo di Blade Runner è straordinariamente simile all’originale di Rutger Hauer. Vecchia scuola, di quando anche la scelta del timbro veniva fatta nel massimo accordo possibile alla voce dell’interprete. http://youtu.be/HU7Ga7qTLDU

  2. Alessia76 ha detto:

    … eppure mi sembrava di ricordare un “Frizzi” attore di prima fascia :))
    (La fuoriserie italiana)
    concordo pienamente con te nel voler sottolineare come quella del doppiaggio sia, quasi al pari della recitazione, anzi senza quasi, una vera e propria arte capace di donare o sottrarre all’originale elementi importanti, e come ogni arte vorrebbe un po’ di talento alla base… insomma, viva i bravi doppiatori ed i bravi interpreti! GrandeEma, sempre lì pronto: ti ringrazio personalmente e profondamente per la perla sulla D’amico, che seppur munita di grande professionismo, più che armonizzare come un usignolo tuona come un trombone con quella voce importante e sempre molto professionale 😉 .

    • Ema ha detto:

      Ecco è proprio quello il punto… in Italia si dà zero importanza alla professionalità. La D’amico è una brava conduttrice (altamente professionale come tale) ma una ciofeca come doppiatrice amatoriale. Ma la cosa apparentemente non importava, quando è stata fatta quella scelta. Confrontata, per dire, col drago-Proietti di Dragonheart è un’indecenza 😉

  3. Chiara ha detto:

    Ma lo sai che quando ho iniziato a leggere il tuo post ho pensato subito a “Cattivissimo me” e a quanto mi abbia scioccata la voce di Max Giusti? Mio marito e io abbiamo adorato questo cartone, ma la voce del protagonista rovina davvero tutto! Anch’io non mi spiego tali scempiaggini nella scelta dei doppiatori, ma forse hai ragione tu, devono attirare il maggior pubblico possibile e considerano i cartoni animati “roba da bambini”, ma non è così! Devo dire che solitamente non guardo chi doppia i cartoni animati e non sapevo – all’epoca – che Sid de “L’era glaciale” fosse interpretato da Bisio, ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Ad esempio non mi piace la voce della mammuthessa (?) doppiata da Roberta Lanfranchi… ‘nsomma… dai! E’ fastidiosa!!
    Ma Fabrizio Frizzi li batte tutti, non mi ricordavo fosse lui il doppiatore di Woody ahahahah mi hai fatto morire ^_^’
    Anch’io ho visto il cartellone di “Un mostro a Parigi” e non vedo l’ora di vederlo, ma ahimè, stavolta ho letto i nomi dei doppiatori… hanno scelto Arisa perché immagino che la protagonista canterà, ma chissà se è una scelta azzeccata? Prossimamente su questi schermi 😉

    • Ema ha detto:

      Arisa secondo me può essere una buona scelta, praticamente è già un cartone animato di suo 🙂 ho un po’ paura di RAF, a dire il vero…
      Tu che non hai bisogno di sottotitoli potresti andarti a vedere tutto in lingua originale!

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