Scrittori vs lettori nel 2012


Massì, argomento estivo di cazzeggio puro, ossia di profonda riflessione.

Chiarisco l’oscuro significato dell’accattivantissimo titolo.

E’ pericoloso fare lo scrittore, nel 2012. Lo era anche tempo fa, non dico di no: difficoltà a farsi conoscere, critici assetati di sangue una volta che hai fatto capolino, la fatica di sfornare con regolarità e mantenersi con la scrittura.

Adesso sono però cambiate un po’ di cose – per la maggior parte in meglio, if you ask me, ma andiamo con ordine.

Innanzitutto la distanza lettore-scrittore si è praticamente polverizzata. Ognuno ha a disposizione una quantità e qualità tale di canali di comunicazione che contattare l’autore dell’ultimo libro che hai letto è diventato quasi banale.

Certo, se vuoi fare i complimenti a uno Stephen King (o peraltro insultare un Federico Moccia) è possibile che il tuo intervento si perda nel nulla: in entrambi i casi c’è troppa concorrenza (e va bene, anche invertendo le parti… ma la Giustizia sta da una parte sola :)). Prendi però un autore più vicino, magari di genere, magari che non si creda ‘sto cazzo (o a volte anche che ci si creda, potrebbe addirittura aiutare) e non avrai difficoltà a scrivergli una mail o un messaggio su Facebook, a essere preso in considerazione e addirittura a ottenere risposta. A volte, è quanto basta per instaurare un dialogo.

Inutile che vi dica l’incredibile panorama di possibilità che una cosa del genere dischiude. In positivo, e in negativo. “Scusa, AutoreX, ma che intendevi nel tuo romanzo ZZZ quando dicevi che blablablà?” “Ciao Lettore1023, forse ti sei perso la riga del capitolo precedente in cui xyz”. Per dirne una. Ma è la punta dell’iceberg: un buon 75% degli autori contemporanei tengono un blog, che serve sia in output che in input. E i più furbi se li leggono pure, i propri blog, e alcuni addirittura rispondono con costanza. “Signor GRR Martin, quand’è che la pianta di pensare alla TV e si mette a scrivere il finale del prossimo libro?” “Ci sto lavorando, lo giuro, anzi guardate: ecco la fine del capitolo X” scrisse per davvero il buon Giorgione, allegando la foto della pagina.

Fare lo scrittore è diventato più pericoloso. Perché sei a portata di clic di chiunque, il tuo lavoro è possibilmente nel mirino di lettori e critici prima ancora che sia finito, e addirittura (come nel caso di Martin) la gente sa quello che stai facendo e ti dà colpe per non dedicarti a ciò che loro pensano sia meglio. La Rete è un mare magnum di cose e persone che deve essere usato con cautela, anche e soprattutto per esprimere opinioni. Se sei Stephen King probabilmente puoi permetterti di dire pubblicamente che Stephenie Meyer è una poveraccia, ma se sei qualche gradino più sotto rischi di trovarti sotto attacco nei decenni successivi da parte di miriadi di bloggers più o meno assatanati, e la cosa accade anche a livelli molto più terra-terra. E quindi lo scrittore si trova di fronte all’ardua scelta di monitorare la Rete e intervenire dappertutto (con conseguente stress e il serio rischio di affogare se non sei un “Web-animal” o mantenere un assoluto riserbo e farsi i cazzi propri, rischiando di mantenere un profilo troppo basso rispetto ad altri. La contemporaneità ci mette di fronte a una marea di livelli diversi tra questi due estremi, scrittori che c’hanno provato e poi si sono ritirati dichiarandosi poco atti, alcuni che continuano a provarci con estremo garbo e attenzione, altri che si sono trovati coinvolti in tutti i flame  possibili e poi sono scomparsi, altri ancora che si sono uniti in più o meno dichiarate “legacy” autoriali i cui membri si sostengono a vicenda di qualunque cosa si parli.

Sotto un’altra prospettiva, il rapporto diretto e continuativo con il proprio pubblico è indubbiamente positivo. C’è da dire che il fenomeno è molto più diffuso all’estero che in Italia (oh, sorpresa!) mentre nel nostro Paese tra gli autori cosiddetti mainstream ne troviamo pochi che osino concedersi in cotal guisa al pubblico ludibrio (per citarne alcuni Niccolò Ammaniti, Sandrone Dazieri ma anche Umberto Eco), e tra questi pochi ancora meno sono coloro che partecipano direttamente o anche solo frequentemente allo scambio con chi li segue. (Ovviamente tutti gli scrittori hanno un sito ufficiale, ma altro è infilarsi capo e collo nel Web 2.0). Molto più frequente trovare autori di genere che abbiano una qualche voglia di mettersi in gioco online. C’è chi lo usa semplicemente come newsletter, per tenere informato il mondo dei propri spostamenti (concreti o virtuali) e a questo proposito molti si sono buttati su Twitter, che all’uopo è sicuramente più utile e malleabile (Neil Gaiman ne è un esempio). C’è chi con la scusa del blog letterario spazia sui temi d’attualità e si rende promotore di correnti di pensiero (Wu Ming, per dirne uno che poi uno non è). C’è chi ne ha fatto una interessante fabbrica narrativa, mettendo addirittura a parte i propri blog-lettori delle fasi intermedie dei propri romanzi (Francesco Barbi, già recensito un paio di volte su questi lidi).

Si andrà perdendo l’idea dell’autore idealizzato, lontano anni luce da un pubblico che lo riverisce a livelli mitologici. C’è sempre la possibilità che gli autori si creino facciate inesistenti, ostentando personalità fasulle magari con l’aiuto di terzi (ghost-bloggers?) o addirittura inventando alter-ego sempre più verosimili grazie alla sostenibilissima concretezza dell’etere virtuale. Scrittori che non esistono, scrittori che ci sono ma sono diversi da come appaiono, scrittori che esistono ma non appaiono proprio?

Quello che mi viene da pensare sempre più spesso è che, al di là del districarsi nella melma letteraria che è molto più abbondante e viscosa di prima, fare il lettore è sicuramente più facile di una volta. Fare lo scrittore, o meglio vivere il mestiere di scrittore nei tempi nostrani, forse, no.

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Comments
5 Responses to “Scrittori vs lettori nel 2012”
  1. Barabba Marlin ha detto:

    il sito di Ammaniti non è gestito dall’autore, a differenza di quello di Dazieri. Inoltre, al discorso fatto da te è interessante accostare quello relativo alla distribuzione, infatti proprio grazie al rapporto diretto autore/lettore non più mediato, o unicamente mediato dalla casa editrice, è possibile affrontare progetti saltando l’intermediazione di quest’ultimo soggetto, proprio Dazieri, ad esempio, ha fatto tradurre in inglese a sue spese un suo vecchio (e bellissimo) romanzo, ne ha fatto un ebook e lo ha messo su amazon, e ha reso nota la cosa attraverso i suoi contatti web

  2. Carla ha detto:

    Ciao, mi domando quanto ormai anche tu ti senta in mezzo a questo fiume…..
    e visto che ci sono un piccolo commentino: il link per il sito/blog di Niccolò Ammaniti è sbagliato, c’è quello di Eco, invece! 😉 dai che se diventi famoso mi assumi come spulciatrice ufficiale!!!!

    • Ema ha detto:

      seeee magara 🙂 non è che pubblicando mezzo racconto su una tiratura di 100 copie uno si possa considerare nella schiera degli scrittori 🙂

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