CosWorld


Fu quando i Nerd presero il sopravvento che cominciò tutto. Trasporti, banche, amministrazioni, mass-media: ogni cosa era sotto il loro controllo. Niente poteva accadere senza che loro lo volessero. Sembrava l’alba di un nuovo ordine, il NerdWorld già lo chiamavano tutti.

Pochi sospettavano che le volontà dei Nerd di tutto il mondo fossero in realtà morbida argilla nelle mani di creature ben più pericolose, angeliche e diaboliche al tempo stesso: le Cosplayers. Atletiche, seminude e popputissime, organizzate in corporazioni di micidiali Mistress (ognuna col proprio harem di Nerd ipertecnologici alla catena) pianificavano la conquista del mondo da tempo immemore: e il momento era giunto.

In meno di un anno, il NerdWorld era già trasfigurato in un nuovo sistema, più colorato e siliconato ma molto meno vestito: il CosWorld. Il potere assoluto era in mano ad una selezionata aristocrazia di Cosplayers navigate, a volte ciberneticamente potenziate dai propri stessi schiavi, ma tutte facevano capo ad una sola, fulgida e carismatica Imperatrice. Si faceva chiamare Chun-Li, in onore della fascinosa combattente di Street Fighter dalle gambe più muscolose di quelle di Sebino Nela.

Alla fine di questo ignobile inforigurgito necessario a farvi capire qualcosa delle cinque righe che seguiranno, non mi rimane che avvertirvi che al momento presente, anno IV del CosWorld, solo uno sparuto gruppetto di creature ancora si oppone strenuamente al dominio dell’Imperatrice. Sono poche, bruttine e occhialute, ma con un QI medio di 360. Sono la metà quasi mitica del variegato mondo dei Nerd. Sono le Femminerd. L’unica speranza rimasta per la libertà.

Geeky spostò la slittina del controllo emettitore su alto, spianò il mitragliatore e scaricò una sequenza di impulsi sonici sulla porta del caveau. Nonostante le cuffione pelose, l’impatto rischiò di spaccarle i timpani. Ma Geeky era una tosta, ed era determinata a portare a termine la missione. L’ultima missione.

Le giunsero alle orecchie i boati di almeno almeno altre due esplosioni lontane: ore 00.34.00, anche le altre erano entrate in azione. Dovevano lavorare in perfetta sincronia, come un meccanismo multi-tasking a orologeria. Sistemò sul nasino gli occhiali tattici ed entrò nella nuvola di fumo.

Le servoguardie erano già in formazione. Roba piccola, con zampette di aracnide e grosse tenaglie blu lucenti, ma niente firewall informatico. Ticchettarono in massa verso l’invasore, da tutte le direzioni. Geeky digitò un codice sul tastierino della manica e le vide immobilizzarsi una dopo l’altra, allorché il virus Goodnight 3.1 se ne impadroniva e le metteva a nanna. Avanti: condotto di areazione, primo snodo a destra secondo a sinistra e poi ancora a destra fino alla prossima tappa.

***

Era alta, capelli blu a caschetto e tutina aderente aperta sul davanti quasi fino alla cintola. Un modello di Motoko Kusanagi, pensò distrattamente Geeky, versione fumetto e non film (la versione dei film era molto meno zozza). Teneva al guinzaglio ben due famigli nerd sbavanti, e sulla schiena un fucile al plasma a canne mozze. Alla cintura pendeva un macabro scalpo biondo cenere con evidenti problemi di doppie punte.

Geeky deglutì e strizzò gli occhi: doveva essere quanto rimaneva di Scoiattolo. Si calcò bene gli occhiali tattici sul naso (“tanto non ti cadono, hanno il laccio ben stretto” si ripeteva) e spianò il mitragliatore sonico sul nerd più vicino che a istinto doveva essere il meno pericoloso. (Fai sempre fuori prima il più debole, dicevano anni di esperienza di Starcraft). Quello aveva i capelli lunghi e sporchi e pieni di brillantini, e si muoveva in avanti curvo su uno smartphone cucito all’avambraccio sinistro, per quanto gli consentiva il collare borchiato. Geeky spalancò le narici e tolse il dito dal grilletto un momento prima di chiudere il contatto: non erano brillantini, frak! Ecco come si era fottuta Scoiattolo… Sparando a bruciapelo su uno scudo riflettente.

Spostò il selettore su Arpione e azionò la bocca da fuoco inferiore: una grossa fiocina a reazione si conficcò nel collo del brillantinato, che perse l’equilibrio e cadde a faccia avanti. (Zero pensieri, zero emozioni: è l’unico modo di arrivare in fondo). Miss Ghost in the Shell lasciò cadere il guinzaglio con una smorfia e urlò “Rutilant, attacca!” estraendo al contempo il fucile a canne mozze dalla custodia sulla schiena. Il nerd rimasto in vita, un ragazzo lentigginoso e rosso di capelli, toccò qualcosa sul suo impianto cibernetico facciale e cambiò improvvisamente espressione, gettandosi con un urlo belluino verso Geeky. (Transizione di stato: da PASSIVE a ATTACK MY TARGET, rifletté la ragazza mentre rotolava a terra per evitare lo slancio dell’invasato, a cui tra le altre cose erano spuntati due grossi artigli da polso stile Wolverine). La Kusanagi-like sorrise, schiacciando il grilletto del fucile spianato proprio in faccia a Geeky.

Sorrise anche quest’ultima, mentre si attivava il campo di forza balistico degli occhiali. Il proiettile venne imbrigliato e ridirezionato in base a una traiettoria calcolata e digitata in meno di tre centesimi di secondo.

La testa di Borg/Wolvie esplose, schizzando di sangue la giacca rattoppata di Geeky e la pelle bianco-latte della cosplayer. La quale rimase qualche secondo a contemplarsi tutta schizzata di rosso, il volto combattuto tra il disgusto e il sommo piacere. Geeky ne approfittò per aprire un’altra parentesi rossa, un po’ più grossa stavolta, proprio tra quei seni rigonfi che da tempo cercavano l’evasione dall’apertura centrale della tutina. Poi scappò via, ritirando la lama nella manica e lasciando la fanciulla lì da sola a contemplarsi nell’orgasmo della fine.

***

La sala del trono era gigantesca. Sembrava un’immensa discarica di macchinari elettronici e resti organici, una sorta di incrocio tra il mondo-discarica di Alita Battle Angel e il nido di xenomorfi di Aliens: scontro finale. Geeky aveva fatto il proprio ingresso trionfale scardinando il portone d’acciaio con una pedata di stivale a reazione. Chun-Li, l’Imperatrice, l’attendeva in mezzo alla sala mollemente adagiata su un luminescente letto ad acqua ricolmo di cuscini (il trono). Poco distante da lei, parzialmente immerso tra carabattole tecnologiche e ossa umane, il famiglio più potente e pericoloso di tutti: Nerdatron.

“E tu chi saresti-sti-sti-sti?” sussurrò Chun Li, ma era un sussurro ripetuto e amplificato da decine e decine di altoparlanti invisibili alla vista, e ferì le orecchie della nuova arrivata.

“Agente Geeky Cunningham, divisione Sheldon Cooper, Federazione Unita delle Femminerd” recitò, sperando di sortire qualche reazione incoraggiante. Era sola, mentre il piano prevedeva che arrivassero fin lì almeno in tre. Si sentiva tanto Ripley nella tana della Regina.

“Le tue amichette sono tutte morte, lo sai-sai-sai-sai?” osservò il molteplice eco di sussurri della voce dell’Imperatrice. Erano partite in dieci, l’elite della divisione Sheldon. Ma non doveva lasciarsi scoraggiare, la Nemica era infida e puntava alla distruzione morale dell’avversario. Siamo ancora Marines, e abbiamo un lavoro da fare.

[Continua…]

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Comments
2 Responses to “CosWorld”
  1. ClaudioDM ha detto:

    Beh è dai tempi di Volta (o Edison) che un cortocircuito fa scintille (o illumina).
    Immaginare ruotando su se stessi cortocircuita, imprime passione e slancio creativo,
    rende “esperti” nel comunicare ciò che solo un pubblico scelto “chiede” (e, sia chiaro, io ne faccio parte).
    Il racconto è breve ma in fondo offre tutto il “succo”;
    azione rapida e pathos (convincenti) sono interrotti di continuo da immagini umoristiche e citazioni divertenti,
    ammiccando con tono sempre scanzonato ed ironico ad una sorta di metafora di fondo del nerd:
    questi infatti rischia sempre, per definizione, di rimanere incatenato al desiderio di cose magnifiche e impossibili e “Cosworld” non può che rimanere incompiuto,
    perchè offre un eroe per cui “tenere” che combatte contro un “male necessario”.
    Breve ma piacevole.
    Bravo Ema.

    • Ema ha detto:

      ammazza che commentone! Niente male come esordio 😉
      L’idea mi venne dopo una delle tante fiere a Romics… mi sembrava che le cosplayer (non tutte, ovviamente) fossero molto più interessate a farsi un pubblico (in senso metaforico) che a interpretare davvero un personaggio. Alcune, sui loro siti, dichiarano candidamente di non sapere nemmeno chi stanno interpretando e di averlo/la scelto/a perché gli piaceva il costume. Per un giocatore di ruolo questo è eresia 🙂
      Non tutte, ripeto, eh…

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