Hobbit nights


[Questo per scusarmi del lungo silenzio e per la gioia di chi ha taaanto apprezzato la mia precedente escursione nel mondo di JRR 🙂 Eccovi una sana passeggiata nel mondo della più becera volgarità vanzinesca.]

Peregrino Tuc detto Pipino si alzò dal letto con un fortissimo bruciore al culo.

Non ricordava granché della notte appena trascorsa, ma era certo che avrebbe spaccato la faccia a quello stronzo di Frodo non appena lo avesse rivisto.

“Annamo a elfe!” se n’era uscito lo stronzo, due giorni prima. “Sì, e come no” aveva risposto Pipino mentre preparava il suo cannone pomeridiano di erba-pipa. Frodo e quel cazzone leccaculo di giardiniere lo avevano guardato con sufficienza, della serie ma che parlo a fare, e poi avevano cominciato a dire che loro avevano l’aggancio e potevano entrare in questo locale da paura, il Lothlorien, che distava solo un giorno di viaggio a dorso di mulo, sempre dritti sulla statale dopo l’uscita per Moria.

“E’ ‘na figata, devi vedere le foto su internet. Praticamente è fatto tutto a piattaforme e passerelle in mezzo agli alberi. Con l’entrata c’hai due consumazioni gratis. E poi ovviamente dentro è pieno di gnocca elfica… Robba da morire di infarto”. Merry, che già da un po’ smanettava sullo smart-phone, ci aveva messo del suo: “Guarda qui, frate’! Questa fa la lap-dance sul tronco!”. In effetti su lothlorien.org c’era una discreta galleria di mignottone dalle orecchie a punta, e la Contea ultimamente era un mortorio (almeno da quando era passata quella compagnia di nane barbute). Così Pipino aveva deciso di passare sopra, per  l’ennesima volta, alla faccia da coglione soddisfatto  di Sam che se ne stava lì a braccia conserte e panza in fuori come a dire “Quant’è figo il mio padrone, ghghgh”. Aveva preso lo zainetto, ci aveva messo dentro sette-otto strisce di pancetta affumicata e quattro filoncini di pane per la merenda, l’occorrente per fumare e il sacco a pelo e aveva detto: “Pronto!”. Meriadoc Brandybuck invece ci aveva messo un’ora, perché aveva deciso di lavarsi e farsi le piastre ai piedi. Frodo e Sam li avevano aspettati al ponte sul Brandivino, non mancando di lamentarsi perché non volevano fare tardi.

“Ma chi sarebbe ‘sto contatto, Fro’?” “Mah, un papponcello emergente di Reame Boscoso, uno che sta già ammanicatissimo anche se frequenta il giro da poco. Simpatico come un calcio in culo, ma bravissimo a freccette” aveva risposto Frodo Baggins mentre Samwise Gamgee si affannava a stargli dietro per massaggiargli la schiena in movimento.

“Ma un elfo? Come lo conosci un elfo?” “Elfo, elfa… so’ tutti uguali, c’hanno pure ‘sti nomi della minchia che non si capisce se c’hanno la mazza o no: Legola, Legolo, Lecùlo. Comunque me lo ha presentato Gandalf”.

“Ah” si era rabbuiato Pipino. Gli stronzi vanno sempre a coppie, come diceva babbo Paladino. “Non lo so più se c’ho voglia di venire” aveva detto con una smorfia, fermandosi. Merry aveva roteato gli occhi, invece Frodo aveva fermato i massaggi di Sam con un cenno del dito e poi gli era andato incontro. L’aveva fissato.

Poi gli aveva mollato una pacca tremenda sulla schiena: “Ma daiiii chettefrega der vecchio, l’importante è che annamo a scopa’! Bionde fanciulle dalle orecchie a punta, la bocca di rose e il didietro spanato! Forza su, avanti marsch!”. E aveva chiuso la questione.

La notte prima, sgranocchiando un kebab di pancetta arrotolata e cipolle con salsa piccante e miele di Brea, Pipino aveva rimuginato a lungo sulle esperienze passate col vecchio stronzo dal cappello grigio. Dal puttan-tour ai cancelli di Mordor,  al nascondino in mezzo alle Tumulilande (“Però io conto e voi vi nascondete! Dai, ché è pieno di buche qua…”), alla partita a “palantyr” avvelenata, per finire coi fuochi d’artificio montati in mezzo alle chiappe per vedere se si riusciva a volare: tutte brillanti idee di Gandalf. E ogni volta c’era una parolina dolce per lui: “Idiota d’un Tuc”, “Coglione d’un Tuc”, “s-Tuc-azzo”. E tutti a ridere. E Pipino si era un po’ rotto. Quella notte non aveva chiuso occhio (anche se il kebab poteva entrarci qualcosa).

Il Lothlorien, comunque, era bello davvero. Con queste prospettive sali-e-scendi molto modern e le luci stroboscopiche verdi piazzate in mezzo al fogliame. Certo gli stuzzichini gratis a base di pan-di-via ti si piantavano sullo stomaco per un secolo ma, onestamente, il posto pullulava di figa. Frodo aveva cominciato a salutare tutti appena entrato, anche se probabilmente non conosceva nessuno, e ‘ste stangone dai capelli biondi gli rispondevano sorridendo, mandando baci o anche andandosi a strusciare. Pipino aveva dovuto sorbirsi lo spettacolo del giardiniere sudato di casa Baggins che si faceva strada a mani basse – letteralmente – urlando cose incomprensibili e palpando cosce e natiche a profusione. Merry si guardava intorno estasiato manco fosse alla fiera del Porco. Altoparlanti invisibili diffondevano gorgheggi, pifferi e liuti amplificati e molto tecno, il tanto che basta a rincoglionirti senza spaccarti i timpani.

Poi era arrivato l’amico di Frodo, il famoso Legulas, con la coda di cavallo e gli occhiali a specchio e il sorriso abbagliante. Li aveva fatti accomodare tutti in un flet privée, con musica più soft e tanto tanto fumo da farti lacrimare il cervello. Al centro c’era una pozza di liquido che diffondeva luci psichedeliche e, vicino alla pozza, il più gran troione che Pipino avesse mai visto in vita sua, elfa o non elfa: uscì fuori che si chiamava Galadriella e possedeva il 50% del locale. C’aveva ‘sto look finto anni ’70, con la ghirlanda di fiori al collo e le trecce bionde e i piedi scalzi, ma il trucco ricordava quello delle nane barbute passate alla Contea qualche mese prima. E se avesse avuto il reggipetto avrebbe portato la quinta, coppa D. Peregrino Tuc s’era innamorato all’istante, peccato che Galadriella non l’avesse degnato di uno sguardo e si fosse subito sistemata su un divanetto col fottuto Baggins. Pipino li aveva spiati un bel po’, appollaiato su un trespolo a fumare cannoni di una roba aspra che non conosceva e bere pinte di birra nanesca quadruplo malto: lo stronzo si faceva bello  slacciandosi la giubba per far luccicare la canotta di mithril da vero coattone, e mostrandole l’anello dello zio riccastro (“Un anello per trovarle, un anello per pagarle e nel buio trombarsele a sangue uah uah uah!” era il motto di casa Baggins). Era troppo: voleva fargliela vedere a quella lì, voleva dimostrarle che in realtà Pipino c’aveva il Pipone, e che…  “Vieni a vedere che figata, frate’!” gli aveva rotto il cazzo Merry, trascinandolo verso un palchetto dove due tizi (o tizie, non si capiva bene) si attocigliavano intorno a un grosso e nodoso ramo che sembrava muovere le foglie a tempo di musica. “Ma che ti pettini a fare quei piedoni del cazzo se poi perdi tempo appresso agli spettacolini” aveva reagito Pipino, acido. “E tu, allora? Che ci vieni a fare in questi posti se poi te ne stai per i cazzi tuoi?”. “Io sono depresso”. “Oddio che cojoniiiiii…” aveva concluso Merry, piantandolo in asso per raggiungere Sam che tastava elfe siliconate a tutto spiano.

Da lì in poi Pipino ricordava solo che una creatura angelica l’aveva preso per mano, aveva vinto le sue (scarse) resistenze e l’aveva trascinato in una mischia sfrenata a base di strusciamenti, dimenamenti e passaggi di bottiglie da bere a garganella tra lui e altre creature angeliche. Lo hobbit aveva spento il cervello e si era lasciato andare, dimenticando quel troione di Galadriella.

Quando uscì dalla stanza la mattina dopo, rivestito a malapena di brandelli di abiti, i graffi e le contusioni sulla schiena e soprattutto il dolore al culo erano tutt’altro che angelici. Sulla porta della stanza c’era scritto solo: Riservato. Si avvicinò a un tizio grigio curvo curvo con gli occhi a palla (probabilmente un tossico che s’era drogato male) che ci dava dentro di ramazza su una delle passerelle secondarie, e gli chiese: “Ehm, mi scusi, mi sa dire di chi è quella stanza lì?” indicando dietro le sue spalle. “Quella sssstanza? Oh quella non è una sssstanza qualunque tessssoro… quella è la stanza del padrone tessssoro… non ssssi può entrare nella sssstanza del padrone, tessssoro…”. Pipino lo guardò strano un momento, poi colse il particolare più inquietante: “Padrone? Non è una femmina la padrona qui dentro?” “La padrona è la padrona, tessssoro… Quella è la stanza di padron Celeborn, l’altro padrone”. Cazzo, si disse Pipino, cazzo, cazzo! Lo sapeva che sarebbe andata a finire così! Si guardò attorno sperando di non vedere nessuno: forse se la sarebbe cavata solo con un mese di emorroidi. Che male, però, e che c’aveva questo in mezzo alle gambe, un tronco?. Si allontanò di qualche passo in punta di piedi, verso l’uscita più vicina.

“Però il padrone in questi giorni non c’è tessssoro, in quella stanza c’era l’ossssspite d’onore, sssì tesssoro, che è ripartito sssstanotte”. Pipino raggelò. “E chi sarebbe quest’altro?” chiese con una nota stridula nella voce.

“Fangorn lo chiamano gli elfi, Barbalbero gli Uomini, tesssoro. Ssse vuoi ti presssto una pomatina”.

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Comments
4 Responses to “Hobbit nights”
  1. ClaudioDM ha detto:

    beh,
    fare caricature è un’arte di piazza, si può distorcere un volto col gessetto o un racconto con la tastiera; certo, l’opera non l’appendi in salone accanto a una stampa di Monet, però ci fai 2 sane risate con gli amici o con i parenti.
    C’è sapienza anche nel cazzeggio, come i vecchi menestrelli che mettendo in rima versi improvvisati strappavano risate cazzeggiando su vizi umani e uomini influenti.
    Dissacrare icone del genere però è veramente pericoloso, magari ti si piazza sotto casa un nano-cosplay che sotto la barba lunga nasconde una cintura di tritolo.
    E comunque Ema, la prossima volta passala sta erba pipa!

  2. Alessia ha detto:

    ….. SPOILER …..
    Sembrerebbero dunque più di uno gli insegnamenti da trarre e seguire in quest’estate 2012:
    1) Rigorosamente merenda con kebab e miele di Brea… . 2) checckare sempre gli eventi su lothlorien.org …… 3) stabilire il sesso degli elfi a partire dai nomi è più difficile che stabilire quello delle tartarughe???? ….. 4) decisamente informarsi se il gestore/padrone del locale sia o meno in ferie 😉 …… ahahahahha …….. ….. ed infine per non sbagliare gli occhiali a specchio ahahahahhaahha: irrinunciabili!! ….. 🙂 …..

  3. Luna ha detto:

    […]
    No comment! 😀

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