Diari di un’elfa sfigata / 3.1


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3.1: Giorno decimo del mese delle Grandi Imprese (per voi 15 giugno)

Dunque, scrivere sdraiata sulla dura pietra è più scomodo di quanto immaginassi. Voglio dire, uno penserebbe che con i miei cuscinetti di grasso e cellulite sul fondoschiena non dovrei mai e poi mai soffrire le superfici rigide: e invece sì. Può essere che sia anche peggio, invece, visto che miss Supermodella qui a fianco, con le sue natiche sode e le sue cosce tornite, dorme come una creatura.

Il pazzo invece monta la guardia da bravo schizzato, e ogni tanto mi guarda pure male come se cercasse di capire se sono stata sostituita da una mutaforma. Ma andiamo con ordine.

A fine anno, come tutti gli anni, noi elfi di Arboria veniamo sottoposti agli esami di fine corso. In futuro forse metteranno un bel questionario che topperò comunque alla grande, mantenendo però il mio torbido anonimato. Invece noi elfi fichissimi cosa facciamo oggigiorno per mettere alla prova i giovani virgulti della società?

Facciamo le quest, noi. Cavolo.

Vi devo qualche spiegazione, lo so. Ordunque, il primo giorno della sessione d’esame gli allievi del mio corso sono stati divisi in squadre di tre persone e rinchiusi in qualche centinaio di ettari di, chiamiamola, area-quest. Ovviamente ti sequestrano cellulari, mana-pad e orologi che non si sa mai. Ti assegnano un obiettivo particolare: trova l’oggetto, risolvi l’enigma, ammazza il particolare mostro etc. Per arrivare all’obiettivo finale devi attraversare tutta una serie di prove di vario tipo e difficoltà: tradurre iscrizioni in lingue arcaiche, disattivare trappole, battere una sfinge in una gara di indovinelli, sopravvivere a esercizi ginnici improbabili (tipo attraversare un abisso di lava ribollente saltando da un palo appuntito a un altro, evitando palle di fuoco che girano per la stanza. Sono quelle che io chiamo “prove Supermario”).

Essendo sfigata, sapevo che le cose sarebbero andate male fin dall’inizio. E infatti quando ci hanno resi noti i raggruppamenti mi sono meritata il nuovo titolo di Elfa Sboccata, anche se solo col pensiero: mi hanno messo con quella zoccoletta supermodel di Marilith Verderame, la più insopportabile top-stronza della scuola. Ecco, in dieci parole ne ho dette due e mezzo.

Il gruppo viene mirabilmente completato dall’inserimento di Muco. Cioè, Valahad Oleandro detto Muco – da me e Milrond – per la sua atavica dotazione di candeline verdi sotto le narici. (Per il resto, Muco è un perfetto e noiosissimo esempio di elfo-tipo: alto, muscoloso, capello biondo fluente, occhio chiaro e disprezzo d’ordinanza nella fondina).

Come avvengono queste selezioni? Componendo i diversi talenti, ci dicono i professori. La top-stronza è la Mente, dall’alto dei suoi eccelsi voti nelle materie di concetto. Muco è il Braccio, grazie alle sue straordinarie prestazioni atletiche e alla sua innegabile forza fisica. E io? Ecco, io dovrei essere il jolly (jilly-jolly, uah uah uah). Almeno, così hanno cercato di vendermela: tu sei l’estro del gruppo, Jilleroan, la sregolatezza che completerà l’eccellenza dei tuoi compagni. Che non vi dico come sono stati felici di accogliermi. La top-stronza ha inarcato i sopraccigli tipo Spock (sì, lo danno pure da noi Star Trek ma solo la serie classica, è che i vulcaniani non hanno molto successo in mezzo ad altri orecchie-a-punta) e si è fatta uscire un “quella lì?” dalle labbrucce a cuore. Muco, invece, ha impercettibilmente indurito la piega della bocca.

E sì che avevo cominciato benissimo. Appena ci hanno depositato al nostro spawn-point (so che voi lo chiamereste così) ho mirabilmente risolto il quesito della prima porta: data una serie di quindici rune stampigliate sul pannello superiore, premere la runa “logicamente successiva” sul pannello inferiore. La supermodella stava lì da cinque minuti a farsi venire le grinze sulla fronte e fare calcoli strampalati, quando la sottoscritta con noncuranza ha piantato il gomito sul simbolo corretto, e magia! La porta si è spalancata. Non vi dico la faccia dei miei compagni. Ho oltrepassato la soglia a testa alta, così senza guardarli, e poi «Allora? Non ho visto trappole paralizzanti, mi pare… muovete il culo!»

Perché ci tengo a risultare simpatica ai miei colleghi.

(E va bene, sono inciampata e mi sono pure fatta male al gomito, ma è il risultato che conta, no?).

Il quesito successivo era un bel labirinto di piastrelle blu col soffitto molto basso, infatti la mia nuova migliore amica ha dovuto camminare con la testa piegata per tutto il tempo, uah uah. Io non ho di questi problemi, bisogna dire. (E non perché non indosso stivali coi tacchi). Il prode guerriero invece apriva la strada con circospezione, i due pugnali sguainati, le gambe flesse e pronte a scattare, lo sguardo accigliato e vigile. Non vi dico come mi ha fulminato quando ho provato a dire qualcosa… E sì che stavo pure facendo la gentile, mi ero appena preparata una fetta di lembas e nutella e volevo offrirgliene metà. E indovinate come mi risponde ‘sto matto: «Silenzio! Vuoi forse morire? » con gli occhi strabuzzati e i coltelli puntati, tirando su col naso come un tossico (le bollicine verdi sotto le narici sono scomparse solo per un attimo, però). Si è girato un altro paio di volte, poi, come per dirmi che masticavo troppo forte, ma ha rinunciato borbottando. Ci provasse. E che cavolo. (La top invece mi ha guardato con orrore ancora prima che facessi il gesto di avvicinarle il panino. Anoressica del cazzo).

Dopo il terzo incrocio in cui, applicando alla lettera le best-practices di Teoria dei Labirinti, abbiamo svoltato sempre a destra segnando sul pavimento il numero del bivio col gessetto, siamo sbucati in un’ampia sala lastricata a scacchiera. Al centro c’era questa specie di altare di cristallo, e sulle pareti alcuni specchi rotondi posti a intervalli regolari. Sull’altare, un cristallo rosso opaco che sapeva tanto di side-quest. (Della serie: se durante il percorso d’esame raccogliete anche tutti e tre i cristalli arcobaleno, +3 punti lode). Ora, chiunque abbia mai giocato a qualunque edizione di Eye of the Beholder sa che un obiettivo così palese e apparentemente facile da raggiungere nasconde nel migliore dei casi una trappolona livello hard e nel peggiore anche una mandria di mostri incazzati. Noi, però, che abbiamo la cervellona top-stronza a guidarci, abbiamo dovuto prima prendere il Manuale dell’Avventuriero e passare in rassegna tutti e cinquanta i “più probabili indizi di trappola/agguato in un labirinto”. Una mezz’oretta e almeno venti-venticinque spunte più tardi, la diva conclude: «Uhm, qualcosa non mi quadra». A queste parole, il pazzo si eccita tutto e comincia a guardarsi intorno come se fosse appena arrivato, roteando i pugnali e muovendosi in punta di piedi da un lato all’altro della soglia. La tentazione di dargli uno spintone e scaraventarlo in mezzo alla sala è fortissima. Mi trattengo, perché se non passo l’esame i miei mi mandano al campo estivo nelle miniere ghiacciate di Terok’nor. A studiare con gli orchi. «Jilly, prova ad approcciarti all’altare» fa una voce soave.

«Mary, non mi permetterei mai di sopravanzarti. Tu vai, ché io ti seguo» rispondo gentile.

«Tu sei il nostro elemento più imprevedibile. Niente di meglio, per sconcertare eventuali assalitori» insiste flautata.

«Suggerisco di mandare avanti il nostro naith (per voi sarebbe tank, n.d.a.) cosicché possa a un tempo incutere terrore ai nostri nemici ed assorbire più agevolmente un assalto a sorpresa» ribatto concreta.

«Ma sì, hai ragione. È una scelta saggia. Probabilmente anche il professor Jangolfin la penserebbe così. Chissà se ci sta guardando in questo momento…». Colpo bassissimo. Avevo dimenticato che uno dei miei amori senza speranze, il professore di cui sopra, fa anche parte della commissione d’esame e in quanto tale ha la possibilità di visionare il comportamento degli studenti (tutta l’area di quest è monitorata a circuito chiuso). E così è stato che mi sono vista mettere una mano sulla spalla di Muco, rischiando di perderla per la sua fulminea reazione coi coltelli, e dirgli: «Aspetta. Ci penso io». Non ho guardato la top-zoccola per non dovermi sorbire il suo sorriso vittorioso a forma di cuore.

Continua fra una settimana

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Comments
6 Responses to “Diari di un’elfa sfigata / 3.1”
  1. Alessia ha detto:

    🙂 attendo curiosa e incuriosita 🙂

  2. Alessia ha detto:

    E’ tempo di esami, e che squadra!!
    Presenta un co-protag laborioso ed aitante a metà tra BOSSRobot e Judge Reinholds (Bev. Hills Cop :)), che dire, con i suoi scattosi fendenti MA rapporto cibo escluso: mi è simpatico ,… il che, ahimè temo, non giocherà molto a suo favore….. (così impara a snobbare un lembas (o no???) p.s. la dritta sulle bp dei labirinti è mitica 🙂 …. e potrebbe sempre tornar utile!

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  1. […] vi elargisca magnanimo nuovi episodi dei vostri beniamini, sappiate che almeno il finale dell’episodio 3 dell’Elfa Sfigata è in canna. Perché scrivo tutto questo? Mah, così, per spezzare un po’ il fiume di […]



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