Nuove avventure di Cappuccetto Rosso 2.2


[Visto? seconda e ultima parte. Detto fatto].

Vai all’elenco completo degli episodi di Cappuccetto.

Cacciatori & Prede: 2.2


Due giorni fa

Prima delle Bad Wolf hanno suonato quattro poveracci senza nerbo, niente di cui preoccuparsi. Ti preoccupano invece le tue antiche amichette, le Purple: si sono esibite più di due ore fa, e ancora ne parlano nei corridoi. Tu ti sei rifiutata di arrivare in anticipo per ascoltarle, a spregio. O forse era solo paura di incrociare le tue ex-compagne? Scacci il pensiero e dai un occhio a Virginia e Debora: la micro-Barbie come al solito non mostra emozioni, e non emette particolari odori tranne quello nauseabondo che condivide con la sorella troia. Debora è nel panico più assoluto e continua a far vibrare le bacchette l’una sull’altra. Niente di grave, da quanto hai capito è così anche quando va a comprarsi le scarpe: le passerà al primo attacco. Certo, profuma così tanto di paura che se non fosse la tua picchiatrice te la mangeresti.

«Avanti le Bad Wolf» dice il tossico figlio di sindacalista che gestisce l’Okkupazione. Salite sul palco una dietro l’altra e vi sistemate. «Niente chitarra?» chiede il ragazzino lentigginoso che fa da tecnico del suono. Non sei certa di riuscire a nascondere la zanna destra mentre rispondi «No. Problemi?» Lui alza le mani e si ritira. Tiri su il cappuccio rosso e dai un’occhiata al resto della band. Virginia ti ciancica un OK. «Deb» sussurri. Lei si riscuote dalla sua speciale catatonia dell’imbarazzo e batte l’intro. Si comincia.

Quando Deb e Virgi concludono in tempo perfetto, stacchi le mani dal Do# basso e riprendi coscienza del mondo. C’è odore di gradimento, ed esaltazione, ed entusiasmo. C’è una decina di ragazzi, intorno, tra Komitato Okkupazione e studenti “comuni”, oltre ai cinque gruppi che hanno suonato prima di voi. Non hai dubbi, in quel momento: avete vinto.

Però c’è qualcosa che non ti torna. Il tossico figlio di sindacalista sembra perplesso, anzi combattuto. E poi c’è un che di strano nell’aria… Ma non realizzi pienamente di che si tratti finché non la vedi. La stronza traditrice è là, in mezzo agli altri studenti, seduta per terra vicino alla cattedra del Komitato. Non avevi avvertito la sua presenza per colpa dell’odore quasi identico della tua bassista. È là, e sta fissando il tossico con intenzione. Lui si gratta la testa, e subito dopo il pacco. Capti un vago fluire di feromoni nell’aria della palestra, e capisci: quella troia gliel’ha promessa, se sceglierà la sua band di passeggiatrici decerebrate. La furia che ti monta dentro è talmente grande che per poco non ti lasci scappare il lupo.

«Sì, ehm, dunque, allora» fa il tossico a voce alta. La palestra si ferma ad ascoltarlo. «Diciamo che è una bella lotta ma una scelta va fatta, no?» Si gratta il culo. Tossisce. La gente intorno si guarda un po’ incerta, quale bella lotta? Immagini che si dicano. C’è una sola vera band, qui intorno. «Non vi faccio aspettare troppo, eh? Ché sarete tutti stanchi, no?» Un intrattenitore nato, pensi. Nel frattempo la tua ombra si espande, quasi inconsapevolmente, o forse te ne accorgi benissimo ma non hai intenzione di farci qualcosa. «Allora direi che per il concerto di domani, no? Sono state selezionatE… Eh sì, parliamo di ragazze, eheh» ridacchia come un idiota. I membri delle band maschili si guardano non troppo delusi, sanno di essere inferiori. Saggi. «Dicevo, eh, un bel gruppo di ragazzette con tanta grinta che, no?, ci faranno ballare e sballare come si deve, domani sera». Tergiversa, ma sa già dove sta andando a parare. Ora il tossico puzza incredibilmente di vergogna, e quindi sai anche tu. «Insomma dai, facciamo ‘sto bell’applauso perché se lo meritano, eh? Un bell’applauso alle P…»

«Ehi» gli urli. Ti sei tolta il cappuccio e lo stai fissando. Non ne sei consapevole, ma la tua ombra si è allargata a dismisura in tutta la palestra e la sagoma delle tue fauci spalancate è arrivata sui piedi del tossico. «Non ho capito bene, chi è che ha vinto?» ringhi gentile. Lui impallidisce come se tutto il sangue fosse defluito dal volto. Poi allarga le braccia: «Le B-bad Wolf».

Silenzio. Poi qualcuno degli altri gruppi comincia ad applaudire e a far di sì con la testa. Lo seguono in tanti. Ti arriva alle narici una rabbia sorda e crescente, e sorridi: sai perfettamente di chi si tratta.


Adesso

Ancora qualche decina di metri. Al prossimo ponte ti giocherai il tutto per tutto. Devi affrontarlo, lupo o non lupo, prima di crollare a terra stremata. Il pilone più vicino è invaso da cespugli ed erbacce e parzialmente nascosto da un grosso platano, potrà essere un buon punto di partenza per quello che intendi fare. I tuoi occhi striati di sudore lottano per mettere a fuoco, ti mordi le labbra a sangue per mantenere la concentrazione.

Arrivare al pilone. Dileguarsi tra i cespugli. Saltare silenziosamente sullo stretto cornicione del pilone successivo, in mezzo all’acqua. Girarci intorno. Aspettare. Prenderlo alle spalle.

Strappargli via gli occhi. E poi, scappare via.

La tattica Polifemo è l’unica che riesci a pensare, ed è già tanto se riesci ad articolare pensieri complessi. Hai solo le mani nude, ma dovranno bastare: i grossi cerchi gialli incastonati nel testone peloso dell’uomo nero ti sono rimasti impressi a fuoco nel cervello.

Ci siamo. Salta…!


Un’ora fa

Appena l’hai visto hai saputo che qualcosa non andava. E non perché stesse palesemente distribuendo pasticche colorate agli studenti.

Aveva un’ombra più grossa di lui. Nel senso che solo tu puoi capire. La faccia che mostrava non era la sua, o almeno non era l’unica che aveva. Né la più vera.

Era grande, alla faccia dei picchetti alla porta della scuola che spergiuravano ferreo controllo: sulla quarantina, almeno. Anche se vestiva come una specie di Che Guevara sovrappeso. Ed era grande anche nell’altro senso: alto e largo. E gironzolava tra gli okkupanti come una belva affamata. Anzi, no: da quando sei diventata ciò che sei diventata dai un significato ben preciso al termine “belva”, e lui non lo è. Ma in un certo senso avverti un’affinità. Una disgustosa affinità che ti dà  i brividi.

Continui a suonare e a sussurrare nel microfono. Virgi e Deb sono troppo invasate dal sacro fuoco per distogliersi dalla loro parte. E poi non capirebbero. Abbracci l’intera palestra con lo sguardo: quelli che non si dimenano e non pogano stanno bevendo robaccia da bottiglie da 33. Qualcuno pomicia. I livelli ormonali dell’ambiente ti stordiscono e disturbano. Focalizzi su rari dettagli, nei flash delle luci stroboscopiche: il tossico e Laura che discutono animatamente; Enrico che sorseggia qualcosa in un bicchiere lungo, da solo, e ti guarda; Fat Che Guevara che intasca quattrini da un pennellone con la maglia a righe tipo Freddie Krueger; un idiota di IV B che vomita sorretto da due compari, in un angolo.

Arricci il naso al puzzo acre che si diffonde nell’aria già satura di sudore, e per poco non cicchi una nota. Ti riscuoti, cambi timbro alla tastiera, da “Synth Brass” a “Church Organ”, e mentre Deb martella grancassa e tom-tom cominci la sequenza finale per moto contrario. Virginia diligentemente contrappunta le sue ottave sciolte. Chiudete all’improvviso, all’unisono, senza rallentare; e la sala prima si tacita un po’ sorpresa, poi si magnifica in urlacci applausi e piedi battuti. Tendi le mani alle ragazze e ricevi il cinque: questo era il primo dei due pezzi inediti concordati col Komitato, dopo cinque cover, ed è andato alla grande. «Bella prova, Sis» ti urla nell’orecchio la micro-Barbie, che ha tutto questo frasario da black rapper pur essendo, appunto, una specie di bambola gonfiabile in miniatura. «Sis lo dici a tu’ sorella» le sibili, ma in fondo sei soddisfatta. Le Bad Wolf spaccano. «Venite che vi offro un po’ di schifezze» le prendi ambedue per mano. Nell’aria si diffonde un numero imprecisato di decibel di brutta Tecno, è la vostra pausa. Mentre vi fate strada tra complimenti e corpi sbandanti verso il bar improvvisato nello stanzino (gestito a suon di ricarichi dall’ennesimo membro del Komitato, alla faccia dell’anarchico) noti una certa stronza traditrice che se la fila verso l’uscita, seguita dal Fat Che. Il tossico l’ha lasciato a intossicarsi, dietro il quadro svedese appeso alla parete. Dovresti fregartene, vuoi fregartene, ma sai che non lo farai. Irene può anche provare ad auto-ingannarsi, ma il lupo queste cazzate non le fa. E allora allunghi una carta da 10 a Debora e le fai “Toh, divideteveli. Io vado un attimo a pisciare”. E ti dilegui prima che possa rispondere.

Lei vorrebbe dargliela, lo senti. Per disperazione, per fare un dispetto ad altri, perché sta male. Forse anche perché è un po’ zoccola, di certo non ti farà sentire in colpa. Lui però ha piani molto diversi per lei. E quell’ombra troppo grande… E quell’odore che non arriva da nessun punto preciso, ma ti riempie lo stesso l’olfatto lupesco. Un odore familiare. Ti fermi dietro l’angolo e ascolti.

«Quante ne vuoi?»

«Quante me ne puoi dare?» risponde lei accarezzandogli la nuca.

«Eh, ragazza, guarda che ‘sta roba costa» ridacchia Fat Che. «Quanto hai appresso?»

«Ti pago in natura» fa Laura sorridendo. Ma è disperazione quella che gli accende il volto, non certo libidine. E la mano che vorrebbe essere civettuola sui capelli dorati riesce solo a tremare.

«Oh, sì, mi sa di sì. Ma non quella che credi tu». Improvvisamente le mani del Fat sono enormi, e la sua voce più profonda. Scappa, idiota, pensi. Ma lei non scappa e rimane lì nell’angolo oscuro, a esalare la sua paura. E lui se la inala tutta, avido. Ora sembra avere anche una bocca più grande (Che bocca grande che hai) e la barbetta disordinata in stile rivoluzionario è diventata una specie di tappeto di setole da cinghiale. E poi quell’odore, quell’odore conosciuto che forse viene da lui o forse no…

Ti getti oltre l’angolo senza pensare. L’ombra intorno a te si espande, percepisci gli artigli e le zanne che vorrebbero protendersi selvaggiamente, ma qualcosa non va. Qualcosa collegato all’odore di prima. Fat Che ha alzato le enormi braccia sulla stronza traditrice, e gorgoglia qualche sorta di apprezzamento. Non ti sente arrivare, o forse ti sente e si lascia colpire di proposito. Fatto sta che lo scaraventi sul muro con una spallata e afferri Laura per un braccio. «Scappa!» le urli, e il tuo è una specie di ruggito. Lei zoppica via verso il portone della scuola. Mentre ti volti verso l’Orco – ecco cos’è – riesci finalmente a riconoscere l’odore, che adesso è più intenso che mai.

È il tuo terrore.

Scappa…


Adesso

Ti ha ingannata. Ha ingannato i tuoi sensi di lupo, ha girato dalla parte sbagliata del pilone, ti ha battuto in astuzia e adesso sei in trappola nella morsa delle sue grinfie orchesche. La sua forma umana è alta quasi il doppio di te, ma la sua ombra è gigantesca. E la tua ombra di lupo se ne rimane rintanata nella sua prigione di terrore; esci, urli, esci da lì! La pressione si fa più dolorosa. Urli ancora, e la tua voce è solo umana, e saperlo sublima la tua disperazione, il tuo panico, la tua…

Finalmente capisci. Non è il lupo a dover essere tranquillizzato. Un lupo calmo è un lupo che non morde, che non corre, che non sbrana. Sei tu a doverti rilassare. Tu sei la mente, tu devi ponderare, ragionare, prendere in esame ciò che lui ti mette a disposizione e poi, in una parola, scatenarlo.

E’ proprio mentre l’Orco ti stringe tra le manone (Che braccia grandi che hai) e apre la bocca larga e tonda, investendoti col suo alito fetido, che ne prendi coscienza. La tua ombra dilaga in tutte le direzioni, più scura e più affilata di quella dell’essere da incubo che ti vuole mangiare viva. Adesso però è ora che cominci il suo, di incubo.

Ululi. Lui gorgoglia, incerto di fronte al cambiamento. Zanne lunghe come scimitarre spropositate scaturiscono dalla sagoma nera del tuo muso e saggiano la scorza indurita del mostro. Lui ti molla le spalle  e ti colpisce con un manrovescio. Voli addosso al pilone del ponte, e fa male. Meglio.
Il balzo del lupo è un capolavoro di forza, agilità e ferocia: gli pianti gli artigli nella gola e lo fai rovinare pesantemente a terra col tuo slancio. Lui chiude le grandi braccia pelose ma tu non ci sei già più, sei saltata via dopo avergli aperto i due fragranti squarci nella pappagorgia. Prova a parlare, ma riesce solo a gorgogliare. Riconosci il verso di un animale morente, e sai che devi finirlo adesso. In due balzi raggiungi un piccolo cornicione di cemento nella parte più bassa del ponte. L’Orco si sta rialzando, lentamente e mollemente. La sua gola è ancora una fontana di sangue, ed è inutile che provi a chiudersela con una delle manone. Ti scagli contro la sua testa dalla tua posizione privilegiata, eviti la sua lenta manata inarcando il dorso e gli spazzi via la calotta superiore con entrambi gli artigli. Poi rotoli su un fianco per ammortizzare la caduta, e ti ritrovi in piedi. Viva. Vittoriosa. Lui, in preda agli ultimi spasmi, continua a cercarsi gli occhi e la fronte ma riesce solo a rimestarsi le volute del cervello scoperchiato. Poi, incespicando all’indietro, rovina nel fiume senza un rumore.

Tiri su il cappuccio rosso e torni correndo verso scuola. Non senti più la stanchezza, e il vento in faccia ti rigenera. C’è ancora musica da suonare, e un concerto da finire.

Fine secondo episodio

Annunci
Comments
3 Responses to “Nuove avventure di Cappuccetto Rosso 2.2”
  1. Alessia ha detto:

    Nella semioscurità,chi, non ha, a volte, paura della propria ombra?
    E se fosse proprio questo il problema????
    —————————————————————————————-

    Pieni voti a Cacciatori e Prede Bro’ ..;)

    • Ema ha detto:

      Bella Sis… oh, non è che cominci a parlarmi come la micro-Barbie mo’? 🙂 (vabbe’ che a dirla tutta un po’ lo sei, suvvia)
      Felice che tu abbia gradito, comunque… rimani sintonizzata per i prossimi webisodi!

      • Alessia ha detto:

        Si: a dire il vero la micro- Barbie, con la sua immagine di svogliatanoncuranza verso le “caratteristiche” delle sue Sis, ha quel giusto po’ di sfrontato che suscita la mia simpatia 🙂 ….
        Si, 🙂 attendo i prossimi webepisodi!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: