Sherlock vs Jekyll


…che in realtà, detta così, sembra che voglia metterli contro. Invece nel mio immaginario vanno a braccetto, per tutta una serie di motivi che andrò ad enunciare (venghino siori venghino).

Chiariamo innanzitutto che sto parlando delle due omonime serie targate BBC e targate, soprattutto, Steven Moffat. Sherlock è andato in onda in tre episodi “lunghi” e la seconda serie vedrà la luce a breve (in Italia, mentre in UK è già andata in onda ed è, se possibile, meglio della prima), Jekyll si è esaurito in sei puntate e dubito che avrà seguito. Sherlock è stato scritto in collaborazione con Mark Gatiss, mentre Jekyll è un parto solitario dell’attuale padre-padrone di Doctor Who.

Perché li faccio andare a braccetto? Perché, palesemente, trattasi in entrambi i casi di rivisitazione moderna di due miti della cultura britannica ma anche mondiale. Il dottor Jekyll e Sherlock Holmes sono classici senza tempo e lo rimarranno probabilmente fino al termine del genere umano. Come tali, operazioni non prive di rischi per motivi evidenti.

Dirò subito che secondo la mia opinione uno dei due serial si mantiene dall’inizio alla fine di altissima qualità, come scrittura, regia e recitazione, mentre l’altro ha un calo più o meno a due terzi. Ma andiamo con ordine. (Cercherò di non fare spoiler per quanto possibile).

Il concept

Due rivisitazioni contemporanee di miti della cultura britannica, dicevamo. Con i dovuti distinguo: Jekyll è ispirato alla novella di Stevenson, per analogie di soggetto e sviluppo della trama, e vorrebbe esserne il proseguimento. Ma è ben chiaro a tutti, nella storia stessa, che The strange case of Dr Jekyll and Mr Hide è un romanzo ottocentesco, e vi si fa anzi più volte riferimento. Sherlock invece è una vera e propria modernizzazione della storia del celebre investigatore di Conan Doyle: sta accadendo ora, questo Sherlock Holmes non è qualcuno che gli somiglia né tantomeno un emulo o un discendente: è l’unico esistente. E  così il Dottor Watson, e così l’ispettore Lestrade e la signora Hudson e persino la nemesi James (Jim!) Moriarty. E’ la risposta alla domanda: come sarebbero le storie di Holmes se si svolgessero nel nostro presente? La risposta che danno Gatiss e Moffat è estremamente convincente e realistica, e sono pronto a scommettere che la maggior parte dei fan del Consulting Detective trovino più aderente questa versione che, per dire, quella cinematografica in costume di Guy Ritchie e Robert Downey Jr (che pure è uno dei miei attori preferiti, ma diciamocelo: se quello è Sherlock Holmes, allora Pizza Hut fa la pizza).

I protagonisti

Due serial strettamente dipendenti dalla figura “forte” attorno alla quale girano. E serviva un attore con i controcosi in ambo i casi. Vediamo di chi si parla.

Glaciale.

Sherlock è Benedict Cumberbatch, faccia allampanata da giovincello ma voce profonda e affascinante (devastata dal doppiaggio italiano, affidato ad una sonorità imberbe senza dubbio onesta ma totalmente fuori fuoco). Il suo personaggio richiede anzitutto una tecnica invidiabile: incredibile velocità di spelling, frequenti cambiamenti di registro espressivo, magnetismo e fanciullezza in un unico volto. Cumberbatch se la cava egregiamente, evitando di scadere nel Dr House (che a sua volta indubbiamente si rifà all’Holmes originale, solo annullandone l’affabilità e la cortesia) ma riuscendo a mantenere le distanze dal resto del mondo e collocarsi nel limbo dei “diversi perché superiori”. Il suo comprimario è perfetto: Martin Freeman, fresco Bilbo Baggins per Peter Jackson, enuclea le caratteristiche tipiche del Dr Watson (lealtà, coraggio, pazienza, spirito) aggiungendovi quel pizzico di modernità che non guasta (l’originale “debole” per le fanciulle in difficoltà diventa una spiccata predisposizione al rimorchio coatto di avvenenti giovincelle, che siano o meno nei guai). Azzeccatissimo anche il casting degli antagonisti più interessanti nonché un Mark Gatiss (co-autore) nei panni nientemeno che di un credibilissimo Mycroft Holmes.

Multiforme.

Tom Jackman alias Jekyll è uno straordinario James Nesbitt, multiforme funambolo dell’espressività facciale. Nonostante nei panni di Hyde subisca lievi ritocchi di trucco (quasi invisibili, a dire il vero, c’è bisogno che lo rimarchino altri personaggi per capirlo la prima volta) ciò che veramente impressiona è la sua capacità di interpretare il giorno e la notte. Quanto Jekyll è serio, sofferente, angosciato e contenuto, così Hyde è leggero, canzonatore, esuberante, egoista e terribile. (Ma indubbiamente a Nesbitt piace cambiare: un flashback nella quarta puntata ci mostra un Tom Jackman ancora diverso, da scapolo, noioso e pieno di sussiego). Per quanto sia comprimario di sé stesso nell’interpretazione del doppio ruolo, fanno il proprio dovere le numerose donne che lo circondano, prima fra tutti Gina Bellman nel ruolo della signora Jackman, personaggio che prende corpo con lo sviluppo della storia dopo un inizio da semplice comparsa.

Le storie

E’ qui che la bilancia pende a mio avviso decisamente dal lato di Sherlock. Jekyll brilla in interpretazione e atmosfere ma pecca di originalità nel soggetto e, in alcuni casi, nel suo sviluppo. Parecchie situazioni rimangono al limite del semplicistico e tendono più a stupire nel colpo di scena che a sorprendere nell’orchestrazione. La scarsa attenzione nei dettagli e nel realismo è probabilmente un marchio di fabbrica di Moffat quando viene lasciato a sé stesso. Anche il finale risulta piuttosto telefonato e ben al di sotto del clima di tensione splendidamente sostenuto fino alla quarta puntata. Al di là di questo, in generale ci troviamo di fronte a un buon thriller con un occhio di riguardo alle modalità narrative (spesso il filo naturale della storia viene scomposto e riassemblato in modo da trarre elegantemente in inganno lo spettatore, oppure il medesimo episodio viene raccontato più volte da prospettive diverseper rivelare un particolare retroscena) e qualche potenzialità inespressa.

Uno degli indubbi motivi per guardare Jekyll...

On the other hand, Sherlock (grazie forse anche al “controllore” Gatiss) non offre il fianco a nessun tipo di critica possibile – io sono un criticone, come avrete notato, ma non sono riuscito a scovare pecche. Le storie vengono splendidamente estrapolate da trame originali di Conan Doyle, strizzando l’occhio a più riprese agli appassionati sia nei titoli che nel modo in cui alcune vicende o dettagli vengono reinterpretate. Il celeberrimo diario del Dr Watson nell’epoca del Web 2.0 diventa un blog seguitissimo, unico vanto del buon Dottore nei confronti dell’eccentrico amico (il cui sito divulgativo sulle qualità di tabacco riscuote ben poco successo). Ciò non toglie che chi sia totalmente digiuno di Conan Doyle possa godere della serie senza problemi di comprensione. Divertente anche il modo in cui gli autori giocano con la “tesi” decennale secondo cui Holmes e Watson siano in realtà gay e platonicamente innamorati. Dopo due stagioni da 3 episodi di un’ora e mezza ciascuno, posso dire che Sherlock è un notevole esempio di giallo investigativo vecchia maniera raccontato con le tecniche e gli strumenti di oggi. Azzeccatissimi gli escamotage di ripresa e  montaggio che accompagnano i processi mentali del protagonista. Mozzafiato le sfide all’ultimo neuronetra Holmes, Moriarty e perché no, anche la re-styled Irene Adler. Sia la prima che la seconda stagione terminano in maniera altamente drammatica e con tanto di cliffhanger. Suggerisco in particolare di procurarvi il primo episodio della seconda serie, “A Scandal in Belgravia”, prima di guardarvi l’ultimo della prima.

E un motivo in più anche per Sherlock 🙂

Le soundtrack

Spendo due parole anche sulle colonne sonore, a mio parere elemento fondamentale di qualsiasi esperienza cine-televisiva. In una parola: azzeccate. Mentre in Jekyll abbiamo un tema molto ricorrente di note lunghe e “sospese”, capace di stirare i nervi di chi guarda e ascolta e quindi parte integrante del modo in cui gli eventi vengono percepiti, in Sherlock la musica ricrea con cura l’atmosfera vittoriana con questo placido ritmo ternario, accompagnando lo spettatore più che giocando con le sue emozioni. Plauso ai rispettivi autori, Debbie Wiseman e la coppia Arnold/Price, di cui però non conosco altri lavori (eccezion fatta per David Arnold che è abbastanza conosciuto a Hollywood).

En fin

La terribile conclusione è sempre la stessa. Perché in Italia no? Dopotutto, in passato avevamo un’ottima produzione di ciò che al tempo chiamavano “sceneggiati”, e mi riferisco a prodotti in bianco e nero come il Maigret di Gino Cervi, che guardacaso ebbe un successo mostruoso anche tra il nostro pubblico di analfabeti. Adesso ogni tanto escono fuori gioiellini come L’ispettore Coliandro, perché per una serie di coincidenze astrali uno dei buoni romanzieri che abbiamo nel nostro Paese si è dimostrato televisivamente molto forte e capace e ha trovato la gente giusta. (Poi per carità, il Coliandro serial presentava svariate pecche e defaillances casarecce, ma non è questo il luogo).

Buon Don Matteo a tutti.

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Comments
4 Responses to “Sherlock vs Jekyll”
  1. lapinsu ha detto:

    Caspita che bel pezzo!!!
    Sherlock è una delle mie serie preferite (nella mia top20telefilm l’ho messa solo dietro all’inarrivabile Soprano). Tra l’altro sono uno sherlockiano di primo pelo, nel senso che all’età di 13 anni avevo già letto tutti i romanzi\racconti di Doyle. E da allora ad oggi li avrò riletti almeno 5 volte ciascuno… Quindi, se affermo che questa è la miglior trasposizione su schermo mai fatta, penso di dirlo con po’ di cognizione di causa 🙂
    Jeckyll è nel mio hdd da qualche mese: l’ho presa perchè avevo visto proprio che l’ideatore è lo stesso di Sherlock. Prossimamente me la gusterò!!!

  2. Chiara ha detto:

    Anche tu adori Coliandro?? *.* Mi fa morire!! A parte questo non posso dire niente su Jekyll, sinceramente non sapevo neanche che la BBC l’avesse prodotto! Ma Sherlock.. aaaa Sherlock.. bellissimo! E Benedict è un mito, un attore formidabile! Certo, mi sembra un tantino strano che tu non abbia trovato proprio niente niente niente da criticare su Sherlock… mmmm 😉
    Comunque è vero, è tutto perfetto e la voce di Cumberbatch è pura poesia!! Lasciamo perdere il doppiaggio va’!!

    • Ema ha detto:

      mi stai sottilmente accusando di essere un criticone oppure tu ci hai trovato invece delle pecche? 🙂 Se sì, sentiamole!
      Jekyll non ha avuto particolare risonanza in Italia, pur avendo vinto i suoi bei premi, perché al tempo in cui uscì Moffat non era ancora famoso come lo è ora. Dopo il fenomeno Doctor Who, come sai, tutto ciò che tocca il Moff diventa una santa reliquia…

      • Chiara ha detto:

        “come sai, tutto ciò che tocca il Moff diventa una santa reliquia…” lo so bene, lo so bene :-/
        Eeeeehm beh sei un po’ criticone su!! 😉 Comunque assolutamente niente da ridire su Sherlock!!

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