Nuove avventure di Cappuccetto Rosso 2.1


[Inauguro una nuova modalità: il web-serial. La seconda puntata di Cappuccetto verrà a sua volta ripartita in alcuni web-episodi brevi, più agili da leggere. Ogni arco narrativo si concluderà SICURAMENTE, prima che qualcuno me lo chieda. Mi violenterò apposta per raggiungere l’obiettivo, e non pubblicherò niente che non abbia una fine entro tempi ragionevoli, o comunque una prosecuzione nell’arco della settimana successiva. These are the engagement rules, fatemi sapere se gradite].

Vai all’elenco completo degli episodi di Cappuccetto.

Cacciatori & Prede: 2.1


Adesso

Ansimare non ti si addice. Ansimare è di chi è inseguito, di chi ha il cuore in gola, di chi si nasconde nell’ombra perché non ce la fa più a correre e spera di non essere scoperto. Di una preda.

È questo, che sei diventata? Una preda?

Le prede corrono, e tu corri. Scappi dall’uomo nero che sta venendo a prenderti. Ti lasci alle spalle la strada della scuola e le sue luci rassicuranti, il rimbombare attutito di brutta musica tecno che trapela dalle finestre chiuse, per infilarti nella scaletta che scende fino al lungofiume, nella quiete e nell’oscurità.

«Dove sei, bambina? Dove ti nascondi? Non scappare, ché sento il tuo odore…»

TUMP, TUMP.

«Vieni fuori e gioca con me, non avrai mica paura

Sì, che ce l’hai.


Una settimana fa

Le audizioni non vanno benissimo, questa settimana ne hai già scartate quattro. Le Purple, dicono le tue orecchie aguzze da voci di corridoio, hanno preparato tre pezzi inediti fortissimi per l’oKKupazione pre-Natalizia, e le Bad Wolf non sono ancora nate. Poco male: Cappuccetto Rosso è ottimista, al contrario della Irene Lazzari che eri una volta. Non è ancora il momento di tagliarsi le vene – alle brutte, le taglierai a qualcun altro. La ragazza che ha appena infilato l’uscio della sala prove è un monumento alla fifa: bianca bianca, gote arrossite come se fosse preventivamente imbarazzata, sguardo basso, capelli neri lisci e insulsi che le ricadono ai due lati del volto. Non le permetti di dire cazzate, e invece le indichi la batteria senza aggiungere niente: non si è portata strumenti, non può che essere una picchiatrice. Anche se sembrerebbe di più una giardiniera.

Si curva sullo sgabello, e afferra le bacchette. La guardi con una faccia di granito che non la incoraggia ma manco la smonta, o almeno così ritieni. I primi colpi di grancassa sono esitanti e la ritmica incerta, fatichi a non guardarla di traverso. Poi parte con rullante, unisono alla grancassa, e charleston sul tempo debole. Semplice, lineare, ma senti che si accende qualcosa, e dilati le narici. La puzza della sua fifa diventa qualcosa di più, ugualmente animalesco ma tanto, tanto più eccitante…

Quando ha finito, fatichi a lasciare le zanne al loro posto, mentre le labbra ti si incurvano in un sorriso sinistro. Lei è sudata, molto, ma non ansima. E profuma, un che di glorioso. Lanci un occhio a Barabba, il proprietario della sala prove, e lo vedi che ti annuisce impercettibilmente da dentro la barba riccia e assurdamente vaporosa. Debora, senz’acca, è la tua picchiatrice.


Adesso

Hai le orecchie piene di sgocciolii, di flutti che si frangono sulle banchine del ponte, di pneumatici su asfalti lontani. E, ogni tanto, dei tonfi potenti e regolari dei suoi passi. Le narici piene della puzza dei liquami tiberini, dei cumuli di rifiuti marciti addossati al pilone, degli escrementi di topo. E dell’odore animalesco dell’Orco.

Respiri profondamente – ma non troppo, in fondo cosa ne sai dell’udito degli Orchi? – e provi a calmarti. L’umidità della muffa sulla quale sei appiattita ti sta già penetrando nelle ossa, ma non è il momento di lasciarsi distrarre. Apri e chiudi i pugni, cerchi di riacquistare fiducia nelle tue forze, non è normale questa fottuta paura che ti addenta il cervello e non ti fa ragionare. Ti chiedi se l’Orco non c’entri qualcosa.

TUMP.

Era più vicino, o più lontano? Troppi stimoli, troppi dettagli, non riesci a decifrarli tutti insieme. Hai dei sensi ipersviluppati e nessuna attitudine ad utilizzarli nei momenti di panico. Calmati, cazzo, calma il cucciolo di lupo spaventato e cerca di capirci qualcosa.

«Ucci, ucci…»


Cinque giorni fa

Pensavi che trovare il basso fosse la cosa più facile. E invece.

Proprio perché di idiote col basso in mano è pieno il mondo. Ragazzine convinte che il basso sia uno strumento, anziché una religione. O chitarriste fallite approdate alle quattro corde per disperazione. Così, dopo aver cacciato la terza in poco più di un’ora, la tua pazienza lupesca sta per esaurirsi. Avanti un’altra, ringhi, ed entra una sorta di micro-Barbie da combattimento. Col gloss che le illumina il volto come un falò da mignotte. Stai per accompagnarla fuori con un urlaccio, quando il tuo olfatto capta qualcosa di già sentito. Allora la guardi meglio, mentre si sistema la tracolla e collega lo spinotto all’amplificatore. Quando la riconosci, senti gli artigli che spingono con tutta la loro forza per uscire.

«Non mi dire. Sei la sorella di Laura». Lei annuisce, strafottente, mentre mastica qualche sorta di chewing-gum e sgancia un La slappato che per poco non incrina gli altoparlanti. Però non li fa gracchiare né fischiare, e tu queste cose le apprezzi. Subito dopo parte con un inquietante arpeggio ancora in slap bass, culminante in una sequenza di bicordi cromatici discendenti. Ti disgusta, perché puzza della sua fottuta sorella chitarrista traditrice; ma ti piace, cribbio. Gli artigli la smettono di bussare alla porta.

Cinque minuti più tardi, la micro-Barbie dai ciuffi biondo-platino sputa il chewing-gum con precisione impressionante nel cestino sulla soglia e si ferma a guardarti, presumibilmente in attesa del responso. Barabba, da dietro il vetro, si sbraccia in gesti di approvazione, ma tu non sei ancora convinta. Lei te lo legge in faccia, e comincia a riporre lo strumento nella custodia senza una parola. Quando arriva sulla porta però si gira, sogghigna e ti fa: «Senti, mia sorella è una lurida troia».

Sospiri. «Domani alle 18. Puntuale. Nome?».

«Virginia».


Adesso

Corri, anche se non è la corsa del lupo. È la fuga affannata di un cucciolo terrorizzato. La banchina del lungofiume si snocciola infinita fino alla prossima ansa, ma sai che non durerai ancora a lungo. Ti fanno male le gambe, ti fanno male i polmoni, la milza manda fitte quasi regolari. Hai già rischiato di cadere due volte sul terreno umido e scivoloso. L’Orco, dietro, non dà segni di vita se non il TUMP cadenzato che ogni volta uccide le tue speranze di averlo seminato. Lotti contro la tentazione di girarti a guardare, sai che rimarresti paralizzata in suo potere.

La tua ombra non è mai stata così piccola.

Continua

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Comments
4 Responses to “Nuove avventure di Cappuccetto Rosso 2.1”
  1. Luna ha detto:

    Sì, la nuova modalità mi piace :-)!
    E anche il racconto! Bravo 😉
    Ritmo incalzante, ben scritto, accattivante. Sei riuscito a descrivere efficacemente i personaggi, malgrado la brevità e a rendere la storia completa, lasciando uno spiraglio irresistibile per il seguito.
    Alla prossima settimana!

    • Ema ha detto:

      grazie cara, speriamo che “funzioni” anche il seguito. Ho delle “immagini” molto fumettistiche in testa, non so se riesco a renderle a dovere anche con la parola scritta. O almeno, a renderle come le vedo io 🙂

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