Pronto JRR?


[Fan fiction. Questa la capite fino in fondo solo se avete una certa conoscenza di Lord of the Rings, sia romanzo che film. Perdonami, John Ronald Reuel!].

Il Re-Stregone di Angmar si alzò dal cesso e tirò lo sciacquone. Piantò la ciabatta ferrata sul testone di un troll che cercava di fuoriuscire dal suo confino sotterraneo attraverso il water, e lo rispedì in fondo. Non nel mio bagno, eccheccazzo.

Controllò l’orologio a cristalli liquidi (da quando era tornato Sauron e il sole aveva lasciato Minas Morgul aveva fatto rimuovere tutte le meridiane, poi aveva chiamato il Principale e gliene aveva cantate quattro: o quell’occhio del cavolo lo punti negli orari giusti oppure ci ridai l’illuminazione naturale. “Sì, sì” era stata la risposta). Erano le sette e mezzo del mattino. Chissà se già si era svegliato? Lo chiamo o non lo chiamo? Torturò nervosamente il tastierino del telefono per venti secondi, poi si risolse e schiacciò. Libero.

“Chi è?”

“Ciao JRR” rantolò il Re-Stregone, cercando di addolcire il più possibile il timbro soffocato e rasposo.

“Angma’, che vuoi?”

“Ciao, tutto bene?”

“Tutto bene un cazzo, sono le sette e mezzo e sto ancora a letto. O parli o chiudi”. Da come si mangiava le parole, il Re-Stregone dedusse che Tolkien avesse già la pipa stretta tra i denti.

“Sì, sì, hai ragione. Mi chiedevo se avessi avuto modo di pensare a quella cosa…”.

“Quale cosa?”

Il Re-Stregone schermò il microfono con una mano e sospirò. Lo sai cosa, bastardo, non fare la recita con me.

“Quella cosa di come mi ammazzano”.

“Aaah, che palle Angma’! Non c’è niente da pensare, è deciso, scritto, finito. T’ammazzano er nano e la roscetta. Fattene una ragione”.

“L’hobbit, non il nano”. Il Re-Stregone chiuse gli occhi e per un momento l’alone verdastro nella stanza si affievolì.

“Vabbe’, quello che è”.

“Perché se fosse il nano, no?” riprese con rinnovata speranza, spalancando le orbite “magari ci potrei anche stare. Voglio dire, è basso e puzza, ma è riconosciuto da tutti come grande Guerriero, con la ‘g’ maiuscola, capito JRR? Non sarebbe tanto una merda. Morire per mano di uno così. Magari mi lancia l’ascia da lontano, io sto distratto perché c’ho il Nazgul con la scarlattina, e mi decapita in un colpo solo. Eh?” si era infervorato. Dai, cazzo, così ci siamo.

“None!” cantilenò Tolkien per tutta risposta. “Ti lancia l’accetta? E ched’è, un film americano? Che manco Legolas le fa ‘ste cose. No no, già t’ho detto com’è la scena, c’ho piazzato pure la frase figa quindi te la tieni così e non rompere i coglioni”.

“Sì come no! Proprio una frase a effetto!” l’entusiasmo aveva rapidamente deragliato sull’incazzo spinto. “Non è che ci faccio la figura dello scemo, no, a dire nessun uomo vivente mi può uccidere! Gliela servo su un piatto d’argento a quella stronza, se l’aspettano pure i sassi!”

“Mo’ datti una calmata. Lo sai che l’ho fatto per le pari opportunità. Se non c’avessi messo manco ‘na femmina che ammazza quarcheduno de cazzuto, te li immagini i giornali? Te le immagini le associazioni femministe? Che poi manco troppo figa poteva essere, sennò me li ritrovo sotto a la finestra che m’accusano de donne oggetto e ‘ste minchiate…”.

“…Che poi siamo seri, non è possibile che cinque minuti prima le suono a Gandalf – a Gandalf, mica a ‘sto cazzo – e poi cado di fronte a…”

“Aridaje. Lassa perde, oramai è approvato e scritto su carta bollata”. Il Re-Stregone ammutolì. Poi riprese, con una nota di ribellione nella voce:

“Guarda che mi ha chiamato quel Jackson, un’altra volta. E’ stato un po’ più convincente”. Silenzio. Colpito! Adesso mi stai a sentire, scrittore da strapazzo, eh? Angmar proseguì ringalluzzito:

“Dice che mi dà una bella spada di fuoco. E che mi fa sbriciolare il bastone magico di Gandalf. Non è male, che dici?”.

“Certo. Nient’altro? Magari te fa ffa’ pure il surf sulle scale di Minas Tirith sopra uno scudo, no?” replicò Tolkien coi denti che scricchiolavano sul cannello della pipa. Freddo, freddissimo, glaciale.

Angmar tacque. L’idea del surf non gli dispiaceva, ma non sapeva fin quanto poteva tirare la corda. Inaspettatamente, fu Tolkien a riprendere, in tono comprensivo:

“Stamme a senti’, Angma’. Nun è cattiveria. Nun ce posso fa più niente, ormai è così. La spada de foco se la vuoi te la do  pure io, ci mancherebbe (il bastone sbriciolato te lo scordi, però)”.

Da fuori della finestra in ferro battuto arrivavano urla strazianti, voci gracchianti di orchi e goblin che imprecavano e un lamento acuto che ripeteva tessssssorooooo tessssorooooo.

“Va bene, va bene. Però almeno una cosa me la devi promettere”. Tessssoroooooooo. “Aspetta un attimo, eh”. Il Re-Stregone coprì la cornetta e aprì la finestra: “Aho, la vogliamo finire! Le torture dalle 10 alle 22, come i termosifoni! E non me ne frega un cazzo se chiama Sauron” strillò. Le urla di dolore si acquietarono, e Angmar richiuse le imposte con violenza. Minas Morgul tremò fino alle fondamenta. “Eccheccazzo. Scusa, che ti stavo dicendo?”

“Della cosa che ti devo promettere” disse Tolkien a mezza bocca, sul ronzio di un rasoio elettrico.

“Ah, sì. Mi devi promettere che quella lì finisce male”. Il Re-Stregone picchiò un pesante pugno metallico sulla scrivania,  disegnando una ragnatela di crepe sul granito. “Falla ammalare di qualche peste esotica. Falla morire tra atroci tormenti. Buttala in pasto a Shelob. Quello che ti pare, ma che sia terribile e doloroso. Almeno questo me lo devi” concluse in falsetto, come ogni volta che si stressava. Gli era successo tre o quattro volte in cinquemila anni.

“Tranquillo Angma’” fece Tolkien con una risatina chioccia. “Peggio di così nun potevo fa’! Indovina in bocca a chi va a fini’?”

“Un Nazgul?” domandò il Re-Stregone speranzoso. “Un orco sifilidico?”.

“Peggio, peggio”.

“La fai mangiucchiare da Gollum?”.

“Seee, mo’ ritorna, Gollum”.

“E allora?”

“Pensa al più babbeo di tutti. Babbeo, sfigato, coglione… con la faccia da scemo…”.

“Faramir!” disse Angmar trionfante. Poi, dubbioso: “Ma mica se la mangerà…”.

“Peggio: se la sposa”.

“Nooo sei un grossissimo! Ti amo!”

“Nun t’allarga’. Mo’ posso torna’ a letto?”

“Ciao, ciao e grazie!”. Il Re-Stregone posò la cornetta e si alzò con un sorriso malefico. Aprì il pensile e tirò fuori  i croccantini per il Nazgul. Poi si diresse nella stanza accanto, dove la grande bestia alata giaceva su un lettone di paglia, ricoperta di pustoline rosse. “Ma guarda come sei ridotto” osservò con insolita dolcezza, “sicuro che te l’hanno attaccata quei cazzo di hobbit”.

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Comments
9 Responses to “Pronto JRR?”
  1. Guisito ha detto:

    Io non ho letto “Il signore degli anelli” e non credo lo leggerò, come non ho letto neppure una pagina di Potter della Rowlings e non lo farò, per cui puoi ben immaginare quanto c’ho capito di ciò che hai scritto; però ho potuto apprezzare ancora una volta il tuo stile scanzonato, liscio e un po’ paraculo, sempre molto piacevole, per cui, qualunque sia la lunghezza del tuo scritto, non si lascia mai lasciare. Al piacere di leggerti ancora!

    • Ema ha detto:

      diciamo che potrei calarmi nel ruolo di integralista tolkeniano e scagliarti anatemi per aver messo sullo stesso piano JRR e JK ma non lo farò, il buon Dio ti punirà a sufficienza a suo tempo.
      Comunque grazie 🙂 ma mi spieghi lo stile “un po’ paraculo”?

  2. Alessia ha detto:

    Pronto JRR : Signore degli Anelli = Scarie Movie : Scream??
    No! cioè non sono aaaaaaaaaaaasssolutamente ( 🙂 ) d’accordo… In Pronto JRR la situation è quasi un occhio spione puntato su un (arci) probabile “dietrolepagine”, quasi reale… reale ….quanto la paura di potersi ritrovare a surfare per punizione 😉 … a me piace!!!

  3. Luna ha detto:

    Le macumbe no… ma effettivamente non si manda giù mica tanto bene!!!
    Voglio pensare che sull’onda delle scimmiette ti sei lasciato prendere la mano e uno scrittore tira l’altro sei arrivato a pestare i piedi a JRR… ma insomma Tolkien è Tolkien!
    Per stavolta sei perdonato, ma non si ripeta!! Altrimenti altro che macumbe! eheheheh

    • Ema ha detto:

      ahahah ecco che cominciano le sacre invettive dei seguaci dell’Altissimo 🙂
      Se devo dirtela tutta, l’idea è nata dall’ennesimo racconto a mia figlia. Le stavo raccontando dei campi di Pelennor, e di come il witch-king sbatacchia Gandalf, e di come viene poi stupidamente fatto secco dalla coppietta che sappiamo: non gliel’ho mai perdonata a JRR, questa. Va bene overconfident, va bene fregarsi col proprio stesso orgoglio ma così è troppo. E così ho provato a immaginare un possibile retroscena. JRR piparolo che parla romanesco mi è venuto spontaneo.
      Insomma non hai gradito 😦

      • Luna ha detto:

        Condivido la motivazione di fondo… ma… come dire… ti sei allargato!
        Il racconto è divertente e piacevole da leggere, non mi fraintendere, ma come ho già detto JRR non si tocca!

  4. Alessia ha detto:

    …viene da dire “buon ascolto”: dimensione sonora catturata e chiassoso divertimento in agguato 🙂

  5. Barabba Marlin ha detto:

    beh, io non sono un esperto del signore degli anelli ma mi son divertito lo stesso

    • Ema ha detto:

      ed è cosa buona e giusta. Forse gli esperti invece, qualora non mi stiano ignorando con disprezzo e superiorità, mi staranno facendo le macumbe per lesa maestà 😉

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