Il Burattinaio

Il-burattinaio

Tempo fa spesi qualche parola per l’opera prima (rimasterizzata) del buon Francesco Barbi, novellaio italiano di buone speranze. Confesso che ero molto curioso di leggere il seguito de “L’Acchiapparatti”, sia per capire se le promesse erano state mantenute sia – e soprattutto – per verificare  se il personaggio a me intitolato che tanto tempo fa mi era stato promesso fosse stato segato via dall’editing o meno. Ho scoperto che, rispettivamente:

  • sì.
  • Emaco compare per ben due volte. Yeah.

Ma andiamo con ordine.

(Ah, e che ve lo dico a fare? SPOILERSSSS…)


La Storia

Il Burattinaio comincia qualche mese dopo la fine del romanzo precedente, spostandosi finalmente nella capitale (omonima) del regno di Olm. Si comincia con un furbissimo re-cap sottoforma di lettera di ragguaglio, che ci rinfresca la memoria ed eventualmente allinea chi non avesse letto l’Acchiapparatti. Inoltre, per la prima volta migriamo dalla dimensione rurale a quella dei tizi che contano, in particolare gli Arconti e i Guardiani dell’Equilibrio. Ci tuffiamo subito in atmosfera mistica (ched’è ‘sta Luce? e come avviene l'”illuminazione”?) e scopriamo un po’ di gerarchia del regno. L’azione parte subito e ci riconduce a breve ai personaggi che già conosciamo, cambiati ma non troppo. Si individua fin dalle prime battute il nuovo villain, l’Indice dell’Arconte Ossor, e anche la sua destinata rivalità col cazzutissimo Gamara.

E poi, si viaggia, nella migliore tradizione del fantasy questing. Con un gradito ribaltamento: sono i cattivi a essere in cerca, mentre i buoni perlopiù scappano. Della serie “vogliamo solo essere lasciati in pace”. In pace, ovviamente, non ce li lasciano, e quindi ecco snocciolarsi crisi su crisi, inseguimento su inseguimento, macchinazione su macchinazione. Queste ultime, ovviamente, fanno capo al Burattinaio del titolo. Il quale, come era facile presagire, altri non è che l’oscuro stregone  appena appena sfiorato nel romanzo precedente. Gente muore, gente soffre, gente perde pezzi – letteralmente: il tono è decisamente meno leggero di un tempo.

Cosa Sì

L’Acchiapparatti mi aveva soddisfatto con qualche riserva, legata in particolare al lessico e, in alcuni casi, alla rarefazione della trama. Questo nuovo capitolo ha senza dubbio risolto i miei patemi linguistici: i personaggi di Barbi sono come parlano, ovvero c’è una fortissima identificazione del personaggio nel modo in cui parla. Orgo lo conoscevamo già; Zaccaria pure (anche se finalmente i suoi sproloqui hanno senso), ma troviamo nani dalle fantasiose imprecazioni e sacri guerrieri dalla lingua scorticata che parlano un po’ come Papa Ratzinger. Quindi: uso del lessico e del linguaggio in generale estremamente convincente, tono giusto al momento giusto, caratterizzazione dei personaggi approfondita e coerente. Le varie “parlate” non sono più il pretesto di siparietti comici ma disegnano a tutto tondo attori e situazioni. Ah, e poi: sarà che ormai già conoscevo i protagonisti, ma non ho più avuto la sensazione di essere “abbandonato” a personaggi e sottotrame che non c’entravano nulla, sensazione che a volte avevo vissuto nel corso della lettura de L’Acchiapparatti. Anche ne Il Burattinaio Barbi zompetta allegramente tra i punti di vista di figure insignificanti, ma è sempre ben chiaro obiettivo e contesto, e non mi è mai capitato di sbuffare “Uff, e mo’ chi è questo? Che me ne frega?”.

Il contesto viene disegnato a sprazzi, ma va bene così. Quello che deve essere capito viene spiegato chiaramente e quello che può rimanere all’immaginazione rimane vago. Affascinante il sistema di comando creato dagli Arconti, dettagliatissimo eppure misterioso l’ambiente in cui si muovono. Studiato, e bene.

Cosa No

Allora, allora. Nonostante quanto detto di positivo fin qui (e nonostante Emaco!) il romanzo non mi ha completamente soddisfatto. Ho cominciato a storcere un po’ la bocca durante l’inizio della riscossa di Gamara, con tanto di vestizione con armatura cool e spadone al seguito. Ma il vero problema, o meglio la cosa che personalmente mi ha fatto distogliere gli occhi dalla pagina, è stato il tentativo di svolta epica: l’eroe si arma e va a spaccare il culo ai cattivi. Che in effetti non va proprio come previsto, e ci mancherebbe, mi fanno persino schiattare la mia adorata Teclisotta, ma non ho potuto fare a meno di storcere il naso. Non ho niente contro i toni epici, a dire il vero, solo che in questo caso l’ho trovato fuori posto.

L’altra cosa che mi ha lasciato interdetto è che gli eventi procedono esattamente come stabilito dal Burattinaio. Nulla si frappone a contrastare il suo disegno, tutti gli altri giocano quasi su binari paralleli. (E se no non si chiamerebbe Burattinaio, direte voi, un po’ alla Puppet Master di Ghost in the shell). Da mio gusto personale avrei preferito qualche “crisi” in più, una deviazione inaspettata che mettesse in difficoltà anche lui.

Concludendo

Confesso che mi piacerebbe vederne tratto un film. E sentire i personaggi esprimersi in qualche dialetto dell’Italia centrale (me li immagino umbri, o abruzzesi: non so perché). Sarebbe un modo straordinario di rilanciare sul serio il fantasy in Italia. Uno spaghetti-fantasy come piacerebbe a me, nella tradizione dell’Armata Brancaleone. (Come, non era fantasy?).

Ora inviterei il Barbi (denuncia-mode ON) a staccarsi dalla sua creatura e dalle terre di Olm e farci vedere qualcosa di nuovo. Yes, he can (slogan-mode ON). And yes, we’re worth it.

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Comments
6 Responses to “Il Burattinaio”
  1. Francesco Barbi scrive:

    Anche a me piacerebbe vederne tratto un film. 🙂
    Ti ringrazio per questo bel commento. Molto gradite alcune osservazioni, molto interessanti altre.
    Riguardo al burattinaio, mi dispiace che tu abbia avuto l’impressione, senz’altro legittima, che gli eventi procedessero esattamente come da lui stabilito. Alla fine raggiunge il suo obiettivo, è vero, e alcune cose le aveva in effetti previste e predisposte, ma parecchie altre no. A cominciare da quando, in qualche modo scosso dalle parole di Nodo (sul carro), decide di cambiare i suoi piani. Tutto sommato il caso gli è poi stato favorevole, ma molte decisioni le ha prese nel corso della stesura, insieme a me, man mano che le vicende si sviluppavano e prendevano strade impreviste e imprevedibili. Davvero, io non sapevo quali sarebbero state le sue mosse… E l’ho (lo ha) anche confessato:

    “Se c’è una cosa che ho imparato è che non è possibile prevedere tutto. E allora perché non sollazzarsi nel creare confusione e godere degli imprevisti? Ecco, sì, forse il segreto sta lì.”

    “Piani precisi e meticolosi non sono altro che noia mortale se si realizzano, fonte di insoddisfazione e rabbia altrimenti.”

    Mi rendo però conto che si possa avere l’impressione che il burattinaio abbia stabilito tutto fin dall’inizio. D’altra parte, non è andata così. Agisce in modo preciso e “pulito”, e pare non sbagliare un colpo (dopotutto è dotato di un certo intelletto e di poteri particolari), ma si è comunque trovato, con me, a dover fronteggiare situazioni impreviste.

    • Ema scrive:

      e allora fondiamo la pagina “Zaccaria a Hollywood” su Facebook!
      Grazie mille per l’intervento. Per quanto riguarda la cosa su cui discordiamo, e sulla quale evidentemente io sbaglio perché tu sei lo scrittore e non essendo il burattinaio postumo non posso interpretarti come piace fare a molti ( 😉 ) sposto leggermente il tiro: due fattori contribuiscono, a mio avviso, a creare l’impressione di cui sopra.
      Il primo è che il nostro stregone è, doverosamente, meno “comprensibile” degli altri personaggi. Il secondo è che ha un certo culo, perdonami il francesismo, ovvero non c’è mai effettivamente nulla che lo metta in difficoltà. E’ altra cosa dal dire che va tutto come aveva previsto (stile Palpatine, ecco) e ti do ragione in questo: però ti ribadisco, sarei stato curioso di vederlo nei pasticci seri.
      Prossima fatica????

      • Francesco Barbi scrive:

        Per qualche tempo lascerò il fantasy, per occuparmi di un libro di racconti di fantascienza e di un non meglio definibile (per ora) romanzo fantastico. Ma qualora in futuro dovessi calarmi di nuovo nelle Terre di Confine, due sarebbero in effetti le possibilità a cui ho pensato e su cui ho già preso diverse note e appunti: un sequel, ambientato sei o sette anni dopo la chiusura de “Il burattinaio”, oppure un prequel, ambientato circa quattrocentoquaranta anni prima… In quest’ultimo caso penso proprio che vedresti il burattinaio in pasticci seri. 🙂

  2. Guisito scrive:

    Non sono particolarmente appassionato di storie fantasy, ma se mi invii via email autore, titolo, casa editrici e quant’altro, vedrò cosa posso fare.

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  1. […] un commento dettagliato, allo stesso tempo ironico e acuto, a “Il burattinaio”. Eccolo qui. Non si tratta propriamente di una recensione, visto che contiene numerosi spoilers e non segue lo […]



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