Luke vs Anakin


Sarà colpa dei Puffi che non riesco a finire, sarà colpa del rinnovo di passione dovuto al lancio di SW: The Old Republic, sarà colpa di tante altre cose: fatto sta che volevo fare da un po’ questo parallelo e rispondere soprattutto alla domanda che mi assilla e mi turba da svariati anni:

Perché alla mia generazione la “nuova” trilogia di Star Wars sta sulle balle?

Inserto didascalico a scopo di chiarimento: data l’ambiguità dei termini “vecchia” e “nuova” concorderemo che si faccia riferimento all’ordine temporale di uscita dei film e non alla sequenza logica degli stessi. Ovvero: chiameremo “vecchia” trilogia quella iniziata con Guerre Stellari (in seguito rinominato Episodio IV: Una Nuova Speranza) nel 1977, mentre chiameremo “nuova” quella iniziata nel 1999 con Episodio I: La Minaccia Fantasma.

Comincerò subito dichiarando che a me la nuova trilogia è piaciuta. E che anzi considero La vendetta dei Sith un capolavoro al pari di L’Impero colpisce ancora. Questo per essere onesto con tutti quelli che, a questo punto, smetteranno di leggere.

Ah, solito avvertimento anti-spoiler: questo articolo è un unico grande spoiler, più o meno da adesso in poi. Quindi vedete voi.

Dicevo. Alla mia generazione, cioè coloro che si sono nutriti e cibati di Star Wars fin da piccoli, la nuova trilogia suscita  nella maggior parte dei casi sentimenti negativi che vanno dalla semplice delusione al disgusto totale. Ma andiamo ad analizzare i film e vediamo cosa ne esce. Cercherò di essere spietato e avere il più possibile gli occhi da adulto smaliziato. Inoltre, me ne fregherò del fatto che la trilogia classica è ormai estremamente datata.


Vecchia Trilogia (o “classica”)

  • Una Nuova Speranza. Ha il merito di averci introdotti tutti al mondo straordinario che chiunque abbia un briciolo di fantasia a stuzzicargli il cervello non può non amare. Spade laser, la Forza, la Morte Nera, il vecchio saggio, alieni e droidi più o meno fantasiosi, Jabba the Hutt, le battaglie spaziali e l’assalto finale, il respiro di Darth Fener (poi sulla traduzione dei nomi faremo un capitolo a parte), la musica immortale di John Williams. Ma anche: l’insopportabile 3PO, il saccente barattoletto C1 (poi R2), l’unica protagonista cessa della storia del cinema (e pure principessa!), le battutine sceme che però al tempo erano originali, il più brutto combattimento all’arma bianca di sempre (compresa la slow-motion del colpo mortale di Darth a Obiwan, da perfetto B-Movie).
  • L’Impero colpisce ancora. L’apice della trilogia classica: toni più cupi, l’Imperatore, Yoda, le perle di saggezza (“Fare, non provare!”), la filosofia Jedi, l’ombra del tradimento, il dramma della rivelazione finale: il cattivo è il papà del protagonista. BRIVIDI! E finalmente duelli di spada come si deve, grazie a Mark Hamill che un po’ doveva essersi fatto il culo con gli allenamenti. E poi la città tra le nuvole, Han Solo nella carbonite, i primi accenni di psicologie approfondite in un film di genere. Non ricordo sinceramente nulla di negativo.
  • Il Ritorno dello Jedi. Brutta caduta dopo la vetta precedente: gli insopportabili Ewoks, ancora la Morte Nera (ma perché? meglio lasciarla nel mito), tutta la stupidità degli Stormtrooper (da grasse risate lo straordinario stratagemma di Han Solo per farli cadere in trappola) e la meccanica del finale mutuata dal primo film. Ma anche: la protagonista cessa che si riscatta nella mise da schiava, la morte di Yoda (era ora!), il meraviglioso, tesissimo e filosofico confronto finale con l’Imperatore Palpatine (sciaguratamente inframezzato dalle patetiche gesta degli Ewoks). If you only knew the power of the Dark Side…
  • In generale. In Italia, geni del male decisero che D-3PO era più orecchiabile di C-3PO, o Fener più di Vader, o Ian più di Han. Su C1-P8 (anziché R2-D2) quasi quasi potrei essere d’accordo. E’ mia convinzione che i nostri traduttori  non pensassero proprio di doversi portare avanti ‘sti nomi per diversi sequel. Sul fronte effetti speciali, la trilogia originale sconta le sue pecche sul fronte pupazzoni, che visti oggi fanno giusto ridere, e sui sistemi di navigazione delle navi spaziali che ricordano tanto Space Invaders. Ma era il lontano 1977.


La nuova trilogia

  • La minaccia fantasma. Una favoletta. Belli i personaggi di Qui-Gon Jinn e Darth Maul, interessante il giovane Obiwan di Ewan McGregor, ma la costruzione della storia è troppo ingenua e retrò per guardarla con favore (sebbene la trama sia piuttosto complicata da spiegare a un bambino, densa com’è di beghe politiche e intrecci commerciali). Le cose accadono troppo facilmente, alcune decisioni vengono prese perché sì, e la sequela di botte di culo per cui un ragazzino che non ha mai guidato una nave spaziale riesce a portarla in orbita e distruggere una stazione orbitante evitando i caccia nemici è semplicemente ridicola (e va bene che è il prescelto, ma quella non è la Forza: è lo Sforzo). Gli  irrinunciabili siparietti comici sono affidati al noiosissimo Jar-jar Binks e al lessico cosmopolitano dei Gungan, spero che almeno ai bambini piacciano. Sempre maiuscola la colonna sonora di John Williams però, che tira fuori un capolavoro come Duel of the Fates per accompagnare la resa dei conti tra i due Jedi e il Sith.
  • La guerra dei cloni. Tripudio degli effetti speciali, finalmente via i pupazzoni (anche quello di Yoda!) in luogo della CGI più sfrenata, battaglie epiche e maestose tra l’armata dei droidi e quella dei cloni, macchine favolose e paesaggi ancor più favolosi. Finalmente ci rendiamo conto dei rapporti di forza (e di Forza) vedendo all’opera Jedi di vario tipo, tra gli altri Mace Windu (un Samuel L. Jackson ai minimi livelli di recitazione) e lo stesso Yoda, in un drammaticissimo e pirotecnico scontro col malvagio Conte Dooku (un Christopher Lee di buon livello).  Purtroppo: dialoghi da soap-opera (emblematiche le parentesi di passione verbale tra Anakin e Padme) e battutine alla Indiana Jones che rendono il giovane Anakin l’eroe più antipatico dell’universo conosciuto e il barbuto Obiwan lo sfigato di turno. Col proseguire della trama ci si convince sempre di più che i buoni sono cretini.
  • La vendetta dei Sith. Capitolo finale. Qui si consuma il dramma che tutti già conoscevano ma che nella sua realizzazione concreta raggiunge livelli di intensità inusitati. La tragedia monta da metà film in poi, seguendo un più maturo (e molto più simpatico) Anakin nella sua caduta prima lenta poi verticale verso il Lato Oscuro. Prova maiuscola di Palpatine/Ian McDiarmid (attore di teatro e si vede) sia nella sua paziente tessitura della ragnatela che imprigionerà Skywalker, sia nella scena della rivelazione. “I AM THE SENATE” mi vibra ancora in qualche parte del cervello. Hayden Christensen tira fuori il jolly recitativo nella vibrante dichiarazione d’odio in primo piano che prelude al suo ultimo scontro da essere umano, quello con Obiwan che lo lascerà tutto bruciacchiato e privo di arti, sottolineato da un altro capolavoro delle soundtracks: Battle of the Heroes. Geniale infine il parallelo tra l’ultimo respiro di Padme e il primo, cavernosissimo, celeberrimo respiro di Darth Vader versione cyborg. Non mancano le pecche, tuttavia: per dirne una sola, più o meno a metà film Lucas si ricorda che Obiwan dopotutto dovrà sconfiggere in duello il suo ex-allievo, imbattibile con la spada, e quindi lo trasforma in uno spadaccino provetto (dopo che aveva preso botte da tutti nella prima mezz’ora) lasciandogli l’onore di impallinare il gustosissimo Generale Grievous. Le pose d’attesa di Obiwan con la spada ce le ho ancora nello stomaco, da 8 anni.

Per concludere.

La mia idea è che alla prima trilogia siamo disposti a perdonare tutto, perché in fin dei conti la ricordiamo ancora con gli occhi del bambino. Se dovessi rinfacciare qualcosa alla nuova trilogia direi che è fin troppo simile alla prima: come sviluppo della trama, costruzione delle storie, ingenuità, artifici narrativi. Però il soggetto è estremamente più complesso, gli eventi rivendicano fra loro una certa coerenza e l’immersione nel contesto, grazie agli effetti speciali, è totale. Qualcuno tempo fa mi disse che ciò che non gli piaceva era lo sdoganamento della figura del cavaliere: laddove nella vecchia trilogia si trattava di un personaggio solitario, avvolto nel mistero, che agiva poco e suscitava sempre grande sensazione quando lo faceva (pur se goffamente come Sir Alec Guinness / Kenobi) qui nella nuova viene dato per scontato e moltiplicato all’infinito, perdendo a suo giudizio la magia di una volta. Un ragionamento che ci può stare, e che rimane soggetto al gusto personale. Non condivido invece le lagne di coloro che rivogliono indietro il pupazzetto di Yoda perché ci erano affezionati (e sono molti).

Con ciò di certo non sto ripudiando la saga classica, ci mancherebbe. Ma quel che è certo, se la rivedo ora (pur con tutti gli aggiustamenti e le integrazioni cui è stata sottoposta) non posso fare a meno di sorridere.

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Comments
5 Responses to “Luke vs Anakin”
  1. ClaudioDM ha detto:

    Ok, non mi soffermo sulle notazioni tecniche (ineccepibili quelle di Ema tranne che per il pupazzone/mascherone di Chewbecca, un capolavoro assoluto ancora oggi credibilissimo). Mi soffermerò invece sull’aspetto del “pathos”, che la seconda trilogia ha completamente fallito, lasciando che lo spettatore tornasse a casa con la sensazione di aver visto una “cosetta”.
    La prima trilogia offre una miscela di ingredienti che sanno ingenerare un incredibile pathos:
    – un cattivo-cattivissimo SS Feldmaresciallo con poteri sovrannaturali, luogotenente di un impero brutale ed oppressore, capace di scuotere lo spettatore con un misto di “paura”, mistero, fascino ed “odio”
    – un vecchio samurai che insegna “la via” ad un giovane apprendista dal “cuore puro”, unica speranza di sconfiggere il Male, volgendolo ad antiche arti “mistiche”, alle energie del cosmo, della Natura e della vita stessa; e nella morte perdura, potenziando l’allievo con il proprio spirito, infondendo esperienza, poteri e saggezza al vigore ed alla spregiudicatezza della gioventù (tutti ingredienti “sapientemente” scaricati nel cesso in favore dei “midiglorian”, una sorta di formula matematica per dimostrare l’esistenza di “Dio”)
    – un’armata Brancaleone che si va configurando attraverso una formidabile galleria di personaggi divertenti ed affascinanti, quali Han Solo (i 9 decimi di Indiana jones!! perfetto!), Chwebe (letale, intelligentissimo e incondizionatamente fedele come un cane; la quintessenza di un amico; lo so state pensando a “Rutto, il migliore amico di se stesso”…), due droidi con una personalità credibile e coerente con le loro funzioni “primarie”, umanizzati il giusto, quanto un troll Tolkeniano o un Bishop di “Aliens scontro finale”
    – un’impresa disperata che si può compiere solo se si affonta “il mostro” brandendo i più alti valori umani: amore, amicizia, “fede”, coraggio, purezza, astuzia e sacrificio estremo.
    – scenografie, fotografia, costumi, luci ed ombre, tutto appare molto più reale, vivido e futuribile: il sottobosco paludoso di Dagobah, le distese di ghiaccio di Hoth, i boschi di Endor, i deserti di Tatooine, le ombre dei canyons dove si appostano oscure creaturine dagli occhi luminosi, i locali fumosi e sporchi, le buie e fatiscenti caverne del covo di Jabba
    – la sceneggiatura è orchestrata in modo che ogni personaggio risulti una pedina fondamentale della vicenda, ognuno deve seguire la propria strada, il proprio destino, unendosi agli altri, separandosene, riunendosi di nuovo, più volte, per fare “bene” la propria parte in una storia che sa sorprendere sempre

    Nella nuova trilogia appare invece tutto completamente asettico, incapace di coinvolgere emotivamente; sembra tutto un esercizio tecnico, fatto di super effetti speciali, super azione, super combattimenti, super tecnologie, super eserciti, super colpi di scena… tutto “al cubo”, ma tutto tremendamente “di plastica”.
    Si ha la continua sensazione di vedere attori e telecamere danzare faticosamente ed artificiosamente su un fondale blu, non ci sono “luci” nè atmosfere, manco a pagarle, e quindi pianeti, paesaggi, “luoghi” non hanno il minimo fascino, nè mistero, non fanno “sognare”.
    La sceneggiatura non offre un solo ingrediente nuovo meritevole di menzione.
    La galleria di personaggi è ingombrata fastidiosamente da casi penosi quali Jar Jar “pippo Goofy”, i gungan ritardati che parlano con tutti gli idiomi terrestri come “Sabbatore” de “Il nome della rosa”, i predoni Tusken (mi dispiace Ema ma “Sabbipodi” era moooolto più fico) che come tutta pericolosità sparano agli sgusci in gara manco fossero pagati per farlo, i droidi dotati di “deficienza artificiale” che si spengono all’unisono se spingi il pulsantone (e poi Vader-Fenner, Ian-Han o R2D2-C1p8 sono nulla rispetto a “capito-capito”…).
    Infine, l’apice della devastazione; l’amaro che senti in fondo dopo aver deglutito ignaro un cibo avariato… Ema, la gente “comune” i film li ascolta in italiano… Credo che nella storia del cinema nulla sia mai stato concesso ad una simile masnada di penosi cialtroni quali i doppiatori de “La vendetta dei sith”, il ricordo che personalmente porto più vivido di questa seconda trilogia, uno scempio indimenticabile che per quasi tre ore ha sfregiato tutto quello che Star Wars ha significato per il cinema, la letteratura e la “cultura” delle moderne arti figurative.
    Mi dispiace ma per me è stato mischiato il sacro con il profano.
    Spero che tentino di nuovo, voltando pagina e tornando a fascino e mistero in luogo di 3D ed HD, che cerchino di far fremere lo spettatore anzichè farlo solo “guardare”.

    • Ema ha detto:

      eheh… secondo me sei il classico caso di bambino diventato adulto che abbona tutto ai film del bambino e niente a quelli dell’adulto, esattamente come dicevo nell’articolo 🙂 Da come la vedo io gli scenari e gli ambienti della nuova trilogia sono mooolto più coinvolgenti di quelli della vecchia, anche solo per motivi di accuratezza. Me ne frego del fatto che una vocina mi suggerisce che è tutto sfondo blu: datemi pure un unico grande sfondo blu, se i risultati sono questi. La battaglia di Geonosis è grandiosa ed epica, così come poco prima la resistenza dei jedi di fronte ai droidi. E lo scontro incrociato yoda/palpatine su Coruscant e anakin/obiwan su Mustafar non ha proprio niente da invidiare al duello luke/vader a Cloud City. E la drammaticità della caduta di Anakin, culminata con lo scontro tra Mace Windu e Palpatine? (Fa schifo invece, convengo, la fuga di Anakin-Supermario nella fabbrica dei droidi)
      Ti vengo incontro su due cose: il “tasso di innovazione” della prima trilogia è inarrivabile (almeno per i primi due episodi), e fin troppe volte la nuova si è colpevolmente adagiata su meccaniche ormai vecchie.
      E poi, il doppiaggio. Non si tratta solo di voci, ma anche e soprattutto di adattamento.
      Obiwan che dice ad Anakin “I have the higher ground” per sottolineare il suo vantaggio tattico, non può suonare in italiano “Sono più in alto di te”, cazzo. Per dirne solo una di infinite.
      E poi io, sarà, ma vado molto a musiche. E John Williams nella nuova trilogia ha fatto cose gigantesche, al pari e più della prima.

      • ClaudioDM ha detto:

        Ema, non voglio reiterare, ma continui a non cogliere il mio messaggio di fondo… manca il pathos. Se oggi facessero un Blade Runner ipertecnologico con individui che fanno capriole su uno sfondo blu…beh mi dispiace ma si perderebbe tutta la sostanza di un capolavoro fatto di fascino e mistero, luci e ombre, sobborghi vaporosi e grattacieli bui…
        Quando esci dal cinema, combattimenti e battaglie cominciano a svanire e quello che rimane è la sensazione di aver visto una “cosetta”.
        Gli ingredienti che ti ho elencato sopra invece te li porti dietro, eccome!
        E’ come dire che Riddick è più fico di Pitch Black… combattimenti fichi, spacconate ed effetti speciali hanno la loro importanza, ma non possono competere con atmosfere e sensazioni.

  2. Ema ha detto:

    Grazie! Sicuramente è fantasy, o volendo un sottogenere particolare che chiamasi “science-fantasy”. Sull’animo del fanciullo sono d’accordo fino a un certo punto, nel senso che il fanciullo di fronte a qualsiasi opera deve mantenere il discernimento tale da poter dire “questa è comunque zozzeria, ancorché zozzeria fantasy” 🙂

  3. Guisito ha detto:

    Magistrale recensione.
    Io credo di essere rimasto fermo alla trilogia classica e ti dirò che mi è piaciuta, e tieni conto che non mi piacciono molto i film fantasy (perché a tale genere ritengo che Star Wars appartenga).
    Certo il genere è colmo di ingenuità, ma per goderne bisogna predisporsi con l’animo del fanciullo.
    G.

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