Tesi sperimentale


[Per la categoria “cotti e mangiati”.]

Vanessa non ha mai dovuto pagare per fumare in tutta la sua vita, mai una volta. E, cascasse il mondo, non pagherà manco stavolta.

Il fatto è che il tizio che ha davanti, una specie di surfista californiano coi pettorali più interessanti che abbia mai visto, non vuole proprio capire. O fa finta o è un po’ scemo.

“Non ho capito se non fumi o cosa” prova lei con un sorriso ingenuo, appollaiandosi sullo sgabellone più vicino: magari è di quelli a cui non piace essere aggredito, e bisogna ricominciare da lontano.

“Ma, veramente…” oh, Gesù! Se solo la piantasse di rispondere “ma, veramente” a ogni cazzo di domanda! Vanessa comincia ad innervosirsi, e chi la conosce bene potrebbe dirlo solo notando il fremito al piede destro. Alle sue spalle avverte lo sguardo pesante di Paola e Trudy, sedute al tavolino, che sì, sono sue amiche ma – ne è certa – non disdegnerebbero un po’ di taglia-e-cuci- nei suoi confronti. L’invidia è una brutta bestia, ma che colpa ne ha lei se loro non ci sanno fare così bene come lei?

Peccato che, pur sapendoci fare, con questo qui non c’è verso. Ancora. Poi arriva l’illuminazione:

“Ah, aspetta! Ma tu sei straniero!” esclama toccando con noncuranza il deltoide gonfio del surfista. Lui stringe gli occhi come se facesse uno sforzo (“Oddio, ora ne molla una” pensa Vanessa) poi muove le dita come se sfogliasse un libro solo che non c’è alcun libro, c’è solo l’aria (“Oddio, è autistico” pensa Vanessa) e infine sorride. (“Oh, Dio”, pensa Vanessa in adorazione).

“Proprio così” risponde il surfista nella luce splendente della propria dentatura. Ha un accento strano, lei non saprebbe dire di dove, ma chissenefrega. “Devi scusarmi” insiste lui, “ho ancora molte diff” stringe gli occhi di nuovo, “ficoltà con la vostra parlata. Lingua. Linguaggio. Idioma”.

Lei è raggiante: “Ma scherzi!” gli sorride, dandogli un buffetto sul quadricipite, vicino all’adduttore. Lui non dà segno di aver notato. Vanessa a questo punto arriverebbe anche a farsi offrire qualcosa da bere, visto che il ragazzo è notevole davvero e probabilmente non del tutto idiota come sembrava. Però il dovere è dovere, le due arpie guardano e bisogna concentrarsi sui risultati, come dice il prof di algebra. “Insomma, non avresti una sigaretta?” insiste Vanessa mimando il gesto universale del fumare con due dita della mano destra. Lui non dà segni di comprensione, e il pensiero che sia un po’ tonto torna prepotentemente alla ribalta. Vanessa si morde il labbro. Le è sembrato di sentire una risatina chioccia dietro le spalle: Trudy. Quella troia. Disperata, tenta il tutto per tutto: “Insomma, non vorresti accendermi?” gli sussurra protendendosi verso di lui dallo sgabello del bar con tutta la malizia di cui è capace. Il push-up non ha mai pushato così tanto.

Eberyn Catoblepas Daynardell III, nel suo simulacro terrestre di quinta generazione, i recettori ormonali non ce li ha messi proprio. Il tempo per la Tesi è limitato e ad alcune cose bisogna pur rinunciare. Il fiore all’occhiello della sua realizzazione sperimentale vorrebbe essere il generatore euristico di dizionari intergalattici, che potenzialmente sarà in grado di “imparare” all’istante qualsiasi metodo di comunicazione dei Sette Quadranti. Purtroppo per Vanessa, questo è solo il secondo pianeta che visita e il traduttore ha un campione troppo piccolo per funzionare come si deve. Però “accendere” trova corrispondenza in 0.2 microsecondi, ed Eberyn non nasconde un risucchio di soddisfazione.

Il simulacro abbaglia per la seconda volta Vanessa col suo sorriso televisivo, e annuisce con forza: “Sì, questo sì! Un momento solo…”. Le prende la testa fra le mani abbronzate e forti (“Oddio, adesso mi bacia!” pensa Vanessa) e applica un dislivello termico di circa 260.000 gradi Kelvin. La testa della ragazza fa una fiammata multicolore e si sbriciola quasi subito in cenere grigiastra. (“Il calorifero però va che è una meraviglia”, gongola Eberyn nel bagno di ammoniaca dietro l’occhio destro del surfista. Poi viene colto da un pensiero).

“Qualcun altro ne vuole?” chiede il surfista, gentile. Nessuno risponde. Forse l’ha formulata male, pensa Eberyn: deve proprio sistemare quel cavolo di traduttore.

Annunci
Comments
5 Responses to “Tesi sperimentale”
  1. Alessia ha detto:

    Camaleontico, ironico e prodigo nell’esaudire ogni richiesta è un moderno SpaceAladin di tutto rispetto! In chissà qual simulacro dim(v)ora, Eberyn, ora?!?
    🙂

  2. Guisito ha detto:

    Questa è la fantascienza che preferisco, minimalista e intrigante e non quella che tratta dei massimi sistemi. Aspetto quello dei puffi.

    • Ema ha detto:

      ti dirò che non la chiamo manco fantascienza, Guidi’, è solo un modo accessorio per maltrattare la protagonista che mi stava sulle balle.
      (Se poi vuoi considerare minimalista un alienetto miniaturizzato non meglio identificato che guida un robottone a dimensioni umane, in una cella di ammoniaca situata dietro l’occhio del robottone… good for you 🙂 )
      Ad ogni modo l’importante è che piaccia e che faccia fare mezza risata! E benvenuto da queste parti!

  3. Chiara ha detto:

    Mi ha scioccata la fine… O.o mi hai lasciato a bocca aperta!!! Racconto scritto benissimo, cinico e gagliardo! 😉

    • Ema ha detto:

      grazie cara 😉 rileggendolo dopo un po’ sinceramente ricordavo meglio, ma almeno qualcuno lo apprezza… E mo’ tocca ai Puffi. Ce la farò mai a finirlo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: