Gaiman vs Gaiman


Dunque, Neil Gaiman è uno di quegli autori che devono esser stati toccati, in qualche momento della loro vita, da un che di Divino. E per quello che scrivono, e per come lo scrivono. Le idee che hanno non sono come quelle degli altri, e il piglio col quale le ostentano è parimenti peculiare in qualche modo.

Talenti come questo hanno permesso a Neil di eccellere nel mondo del fumetto (se non conoscete Sandman, conoscetelo: è un ordine) e aggirarsi con ottimi risultati nel mondo del romanzo (Nessun Dove, American Gods). Oltre che cimentarsi in maniera rimarchevole nel campo delle sceneggiature tv (Doctor Who XI: The Doctor’s Wife, precedentemente la stessa Neverwhere).

Un estro simile non poteva non trovare sfogo anche nel regno delle favole. Vorrei concentrarmi in particolare su due testi celeberrimi, Stardust e Coraline. Stardust è adorato dai fans, ha vinto il Premio Alex nel 2000 e l’ho sempre trovato un po’ sopravvalutato; Coraline è a mio avviso un gioiellino di rara purezza (e casualmente ha collezionato i premi Nebula e Hugo). Entrambi hanno trovato il proprio adattamento televisivo, con risultati decenti per il primo e strabilianti per il secondo. Vorrei però soffermarmi su un tema in particolare che mi sta molto a cuore, come già vi appalesai in precedenza: come si scrive letteratura per bambini.

E proprio a tale proposito vorrei mettere a confronto le due opere di cui sopra, partendo dalle conclusioni che ne ho tratto provando a leggerle entrambe a mia figlia (3 anni e mezzo): Coraline è perfetto, mentre Stardust non va bene. (Prima che qualcuno salti su a dirlo: nessuno, tanto meno Gaiman, ha mai dichiarato che Stardust debba essere una storia “per bimbi”; l’ho scelta perché essendo narrativa di buon livello e dai toni dichiaratamente favolistici può costituire un buon termine di paragone. Di certo non vado a confrontare il miglior Gaiman con i rotoli di carta igienica che si trovano in libreria negli scaffali “3-6 anni”).

In generale

Entrambi sono libri illustrati. Stardust esiste in un’edizione gigante, bellissima, carta patinata tipo enciclopedia e meravigliose illustrazioni a colori di Charles Vess; Coraline più “normale”, in bianco e nero, disegni e chine a opera di Dave McKean. Coraline è una fiaba “nera”, dalle tinte horror, del tipo che a me da piccolo metteva una meravigliosa inquietudine di quelle che sì, dai, ancora. Stardust è una “fairy tale” dai temi assai standard, ambientazione celtico/vittoriana, con tocchi geniali di humour nero. Stardust è del 1999, Coraline del 2004. Il primo è scritto in toni da fiaba d’altri tempi, con narratore onnisciente e il buon vecchio “C’era una volta…”. Il secondo è un più moderno 3d-person-limited sulla protagonista dal lessico semplice e diretto.

Le trame

Stardust: ragazzo sognatore promette una stella in regalo alla ragazza più bella del villaggio, va a cercarla nel regno delle Fate (che casualmente è di fianco a casa sua) e scopre che la stessa ha le sembianze di una splendida fanciulla caduta dal cielo, sulle cui tracce abbiamo anche tre malvagie streghe e gli innumerevoli malvagissimi figli del Re, appena morto.

Coraline: ragazzina annoiata si trasferisce con i genitori (che poco la curano) in nuova casa con vicini molto sui generis. Scopre l’esistenza, nel nuovo appartamento, di una porticina che conduce in un “altro” appartamento quasi uguale, dove la sua Altra Mamma e il suo Altro Papà e tutti quanti sono molto più affettuosi e divertenti ma hanno dei bottoni neri cuciti al posto degli occhi.

La lettura

Ordunque. Stardust comincia con due paginone di descrizioni, che ci illustrano il paesino  di Wall e l’omonimo muro che lo separa dal mondo delle fate. Poi abbiamo un antefatto agli eventi principali, e dopo 4-5 pagine si entra nel vivo. Qualunque ragazzino di meno di 8-10 anni secondo me a questo punto si sarebbe già suicidato. Quando lo lessi per la prima volta, diversi anni fa, ricordo che mi piacque senza farmi strappare i capelli, e di recente ho ricomperato la versione illustrata apposta per mia figlia. Mentre provavo a leggere l’incipit ad Eleonora mi sono sentito molto come l’io narrante del divertentissimo La principessa sposa, in preda a ricordi di qualcosa che mi era piaciuto ma alla rilettura per il proprio figlio sembra totalmente diverso e mortalmente noioso. Ovvio risultato: dopo tre minuti di lettura in cui pure ho tentato di saltare tutte le descrizioni, Ele ha perso interesse e si è dedicata ad altro. Giustamente. Di nuovo, puntualizzo: Stardust è piacevole, scorrevole, fantasioso e non privo di un certo mordente. La scrittura, sebbene volutamente antiquata, supporta a dovere lo snocciolarsi degli eventi – nonostante i ricorrenti infodump tipici comunque di un certo tipo di letteratura del secolo scorso. Ma non va bene da leggere a terzi, e in particolare ad un pubblico “supergiovane”.

Coraline, invece (sì, invece). Fin dall’inizio seguiamo la protagonista, il tono è colloquiale nonostante una terza persona molto salda sul punto di vista. Frasi brevi ma non troppo, adatte ad essere lette ad alta voce senza rimanere senza fiato e al contempo autonome nel proprio senso compiuto. I nomi sono complicati (Miss Spink & Miss Forcible? What?) ma inesplicabilmente rimangono impressi. La storia è fatta principalmente di azioni, anche se in ogni momento è ben chiaro quale sia il parere di Coraline su ciò che le accade. Il frasario non è ricercato ma nemmeno povero, e consente di potersi soffermare su qualche parola meno comune qui e là  per spiegarla. Le descrizioni sono rare ma molto concrete, non interrompono il ritmo ma illuminano la scena con brevi flash. (Tutte considerazioni che sto facendo durante questa che è la mia prima ri-lettura, che si fregia di un intento ben preciso. La prima volta lessi bovinamente senza far caso a nulla 🙂 ). Ecco, queste che ho appena elencato mi sembrano delle buone linee guida per scrivere storie interessanti a beneficio di “soggetti” in tenera età. (E attenzione: in larga parte penso che lo sarebbero anche per interessare un adulto).

Morale?

E chissenefrega della morale? Ecco un punto sul quale mi piacerebbe soffermarmi un momento. Coraline non è di certo un apologo, anche se a guardar bene una morale può averla eccome (“non disprezzare quello che hai perché quello che a prima vista ti sembra migliore potrebbe essere molto peggio”, e anche la buona vecchia “l’apparenza inganna”) ma non è quello il cardine della storia. Rivendico il diritto di raccontare una favola perché vale la pena di raccontarla, e non per propinare chissà quale retorica perla di saggezza al giovane orecchio.

Problemino di coscienza

(Ora il problema è che questa storia è connotata da forti tinte “nere”. Come Cappuccetto Rosso, certo. Insomma, entro certi limiti di consapevolezza, fa paura. E fra un po’, circa a metà libro, cominciano le parti spaventose. E mo’ Eleonora mi chiede di andare avanti e non so che fare 🙂 )

Concludendo,

Voi, gens scrivens che avete in mente di fare storie per bambini, please prendete esempio da Coraline. Magari non vi verrà roba geniale, quello sta a voi, ma nemmeno illeggibile. O inutilizzabile per il suo scopo primo che è catturare l’attenzione di un bambino mantenendo ottimi livelli di qualità anche per un metro adulto. Because they’re worth it, parafrasando un certo spot di qualche anno fa.

PS

Vi linko una bellissima intervista di Neil Gaiman nella quale viene spiegato il suo punto di vista sulle “fiabe per adulti”, e di quanto ce ne sia bisogno.

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Comments
2 Responses to “Gaiman vs Gaiman”
  1. Chiara ha detto:

    Povera Ele si stava annoiando da morire!!! Allora guarda, io ho visto solo le trasposizioni cinematografiche, quindi dei libri non so dirti nulla. Stardust mi è piaciucchiato, ma insomma, niente di che, una storia romantica, con tanto di streghe degne di una favola. Coraline invece mi ha colpito, la storia è originale, belle le animazioni, quindi l’ambientazione e i personaggi di contorno… inquietante l’Altra famiglia con i bottoni al posto degli occhi, molto noir in effetti… mi sa che ti devi inventare qualcosa caro papà, perché Ele vuole il seguito della storia! Hai voluto la bicicletta? E mo’…. 😉
    Per quanto riguarda la morale mi sento di darti ragione.. a volte si può scrivere una favola senza avere in mente una morale precisa, a volte i racconti possono essere belle anche se non ti lasciano una “perla di saggezza” come dici tu! 🙂

    • Ema ha detto:

      Ti consiglio senza dubbio di leggere anche la Coraline “di carta”, perché ne vale la pena. Se non altro così puoi verificare se ho scritto scemenze 😉
      Il lungometraggio è splendido, e sono riusciti ad ampliare il racconto senza fare danni (hanno persino aggiunto un personaggio). Insomma, nessuno la chiami “riduzione” cinematografica, ecco!
      Ele per ora ha finito il periodo febbricitante e col grosso degli impegni si è un po’ dimenticata di Coraline… meno male, per ora 🙂

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