Doctor Who stagione VI: tiriamo le somme


E abbiamo finito: l’episodio 13, andato in onda su BBC1 lo scorso sabato sera, ha chiuso il cerchio della VI stagione, nuova era, seconda della gestione Moffat, seconda dell’11esimo Dottore (per gli amici, Eleven).

Una stagione che ha creato grandissime aspettative con una prima metà scoppiettante, osannata da molti come la migliore mai trasmessa, denigrata da alcuni. Io, lo anticipo subito, sono tra i perplessi.

Come già scritto in precedenza, l’inizio era stato spettacolare. Azione, tensione, colpi di scena, intreccio avvincente, domande lasciate sospese pur concedendo la possibilità allo spettatore di farsi mille ipotesi. Cosa volere di più? Inoltre, rispetto alle stagioni precedenti, l’attuale è stata legata a doppio filo alla trama di fondo, presente in maniera massiccia in almeno otto episodi su tredici. E non solo con dettagli volanti gli ultimi cinque secondi (come spesso accadeva nella precedente) ma con sviluppi carnosi e succosi. Andiamo con ordine, dunque, e parliamo di questo story-arc e di come va a concludersi.

La Storia SPOILER SPOILER SPOILER

Scopriamo nel finale di metà stagione che Amy Pond è stata rapita già da prima della prima puntata, e sostituita da un clone di Carne (materiale che riproduce una persona fin nei minimi particolari, e che può rimanere collegato ai suoi processi coscienti). Rapita dagli adepti del Silenzio, ordine religioso che si prefigge per chissà quale motivo di uccidere il Dottore. E per farlo intende servirsi della figlia stessa di Amy e Rory, che essendo stata concepita nel vortice Temporale (a bordo del Tardis) possiede DNA di Timelady. La tata spaziale è Mme Kovarian, inquietante signora di mezz’età vestita militare e con la benda sull’occhio. L’inganno regge finché il Dottore non è pronto a localizzare la reale posizione di Amy, e rivela al clone e a Rory la verità: Amy sta per partorire su un piccolo asteroide ad anni luce da loro. Dopo aver radunato un’armata di suoi debitori (siluriani, Jodoon, Sontaran, qualche Spitfire dall’epoca di Churchill), il Dottore si infiltra nell’asteroide, rende inoffensivo l’esercito del Silenzio e si riappropria di Amy e della bambina. O così crede, poiché nel finale di puntata scopriamo che la piccola Melody Pond è anch’essa un clone di carne, mentre la vera Melody riposa tranquilla tra le braccia di Mme Kovarian, sfuggita ancora una volta. Le ipotesi di tutti gli spettatori di Doctor Who vengono confermate inoltre quando River stessa svela a Eleven, Amy e Rory che è proprio lei la figlia rapita, e che River Song equivale a Melody Pond nel linguaggio delle Gamma Forest (lunga storia).

Mels in azione. Con tutto il rispetto per Alex Kingston, farle fare un paio di puntate noo?

Nel frattempo, però, la piccola Melody  del “presente” viene cresciuta come una killer psicopatica dal Silenzio, e piazzata alle calcagna di Amy e Rory fin dal tempo della loro infanzia: diventerà la migliore amica di Amy, Mels (=Melody: e indovinate in onore di chi Amy stessa darà il nome alla propria figlia? delizioso e innocuo paradosso). Finché nel corso di una rocambolesca avventura a casa di Hitler, Mels rigenera di fronte al Dottore e ai propri futuri genitori nella propria forma definitiva: quella della River che tutti conoscono. Il Dottore viene colpito a morte, e successivamente salvato da Melody che gli dona tutte le sue rigenerazioni pentendosi nell’arco di una puntata. Stessa puntata nella quale scopriamo che il Dottore deve proprio morire il 22 Aprile 2011 per mano di Melody Pond: è un punto fisso nel tempo, ci dicono i giustizieri spaziali della Teselecta (organizzazione dell’ultrafuturo che si serve di astronavi “mimetiche” con equipaggio miniaturizzato, in grado di simulare qualsiasi forma di vita, che viaggia nel tempo allo scopo di punire i criminali intergalattici senza intaccare il corso degli eventi). Dopo lunga degenza in ospedale spaziale, River sceglie di studiare archeologia alla ricerca di tracce del suo amore. Verrà poi di nuovo catturata dal Silenzio e introdotta a forza nella famosa tutta spaziale dell’Apollo 11, che è in realtà l’arma definitiva per uccidere il Dottore (la scena del primo episodio). E veniamo alla puntata finale.

Ecco, però in effetti ripensandoci...

Prima dello Utah, il Dottore va a pigliarsi la testa del suo amico Dorium al santuario dei Monaci Senza Testa. Perché? Perché costui conosce il vero motivo per cui il Silenzio vuole ucciderlo: una previsione secondo la quale l’Undicesimo (ma chi sarà mai) arrivato alla sua fine porrà una certa domanda che per nessun motivo deve avere risposta, e questo distruggerà l’Universo (una volta più, una meno…). Il Dottore si fa dire pure la domanda, ma a noi non è dato ascoltare. Poi, tutto va come sappiamo fino a che la nostra River non punta il ditone guantato su un rassegnato Dottore: non può farne a meno, dice, la tuta è controllata dal Silenzio, lei deve obbedire. Spara, e niente succede: perché “questa” River ha scaricato i sistemi della tuta, impedendo al Dottore di morire. Il Dottore, incazzato nero, non fa in tempo a lamentarsi che l’universo cambia e il tempo collassa: nasce un presente alternativo in cui il tempo è bloccato su quell’istante del 22 Aprile, Churchill è imperatore del Sacro Romano Impero, nei parchi giochi ci sono gli pterodattili e la più famosa dignitaria straniera è Cleopatra. Il Dottore è un Indovino tenuto prigioniero da Churchill, che però si è accorto che qualcosa non va (“Tic-toc goes the Clock, dice la filastrocca. Ma l’orologio non va mai. Perché?”) e si fa raccontare la storia dal Dottore. Gli emissari del Silenzio sono fra loro, tuttavia, e il Dottore se ne accorge dai segni sul braccio (che si fa con un pennarello invisibile, evidentemente, perché non ce n’è traccia) che anche Amy e Rory si praticavano nella 6×02 per “ricordarsi” di aver visto uno degli alieni scordarelli. Interviene dopo un po’ Amy Pond e la sua polizia segreta anti-Silenzio, che stordisce il Dottore  e lo conduce nel suo ufficio mobile (su un treno diretto in Egitto). Scopriamo che Amy ricorda molto della sua “vita parallela”, tranne la faccia di Rory, e questo le ha permesso di organizzare la resistenza assieme a River. Tutti usano la benda sull’occhio della Kovarian, che si rivela essere un “ricordatore” di Scordarelli. Rory, per inciso, è l’aiutante di campo di Amy: rigido, preciso, letale. Invisibile. Decine di Scordarelli sono stati catturati e vengono tenuti rinchiusi in un non meglio precisato liquido ma, sorpresa sorpresa, non attendevano altro che l’arrivo del Dottore per liberarsi e fare una strage, uccidendo anche tramite le bende-ricordatori che tutti indossano. Il Dottore vorrebbe semplicemente toccare River e farla finita, “cortocircuitando” la realtà alternativa creatasi con la sua sopravvivenza, ma le due rosse insieme lo convincono a seguirle in cima alla piramide per rivelargli il loro “piano definitivo”: e cioè… ehm… una superchiamata d’emergenza in tutti gli universi di tutti i tempi, alla ricerca di amici del Dottore. (Ma non era collassato tutto il tempo? quali altri universi? quali altri tempi?). E mentre il Dottore commenta, più o meno, “Bell’idea del cavolo!”, River tracolla: l’abbiamo fatto per farti rendere conto di quanto sei amato. Mej cojons.

Bow ties are cool. Specialmente per sposarsi.

Ad ogni modo il Dottore, commosso, la sposa con rito spaziale (farfallino + consenso dei genitori) che manco a Las Vegas, le sussurra qualcosa all’orecchio sostenendo che quello sia il suo vero nome (e tutti wooow ecco come si collega a Forest of the dead!) e poi sugella il cortocircuito inter-temporale con un bel bacetto. A quel punto torniamo sulla spiaggia, River spara e il Dottore muore. Tutto al posto suo.

Se non fosse che… qualche tempo dopo mentre figlia e mammà prendono il tè allegramente, River svela il barbatrucco, ed Amy resta di stucco: ciò che è morto sulla spiaggia e che è stato incendiato subito dopo dai suoi stessi amici non era il Dottore ma l’astronave Teselecta, accuratamente mimetizzata da Timelord con tanto di rigenerazione fasulla. Dunque il Dottore è ancora a spasso, e in fin di episodio scopriamo pure qual è la famosa domanda che non deve avere risposta: “Doctor… who?”. Mo’, se voglia dire esattamente “Quale rigenerazione?” o cosa, non è dato di sapere.

Cosa sì

  • Matt Smith. Davvero im-men-so. L’ho già detto altrove, il suo è un Dottore diverso: ridicolo, ridanciano, fallibile, emozionale. Ma la prova di attore che dà il nostro Smith per tutta la stagione è straordinaria: come mimica facciale, gestualità, uso dei toni di voce. Capace di schizzare dal drammatico al comico and back again senza la minima sbavatura, e con grandissima padronanza dei mezzi recitativi.
  • Lo story-arc predominante è una novità interessante. E’ più difficile da gestire, tanto più in un contesto dove tempo e spazio non hanno regole, ma sicuramente come progetto è ambizioso e spesso rende di più dei singoli episodi.
  • Non ci sono grosse risoluzioni a colpi di deus-ex-machina. (Particolarità che in molti affibbiavano a Russel T. Davies ma che a mio parere viene sfruttata a man basse anche da Moffat)
  • La storia di River Song, cominciata in serie IV ma giunta a compimento quest’anno: so, so sad ma deliziosamente geniale. Lui che la conosce il giorno in cui lei muore e sa già tutto di lui; lei che ad ogni successivo incontro è più giovane, e lui più vecchio; lei che lo ama, ma deve ucciderlo; lui che non riesce a fidarsi di lei, piovutagli addosso dal nulla quasi come un’imposizione ricorrente, eppure sa che il suo destino è (probabilmente) sposarla. Lui, infine, che scopre di aver determinato il futuro di lei fin dall’inizio, permettendo che venisse concepita nel Tardis. Una straordinaria storia d’amore.
  • Il concept degli adepti del Silenzio. Vanno ad affiancarsi agli Angeli Piangenti come villains più originali e terrificanti della serie (e non solo). Spaventano quando si mostrano, e ancor di più spaventano quando non si vedono: geniali. Viene da guardarsi le braccia col terrore di vederci dei segnacci a pennarello.

Cosa no

  • Cominciamo dal finale. Che dire, fiacco. Per essere uno che ha versato lacrime a tutti i finali di stagione del Dottore, posso dire che questo è il primo che non mi ha dato davvero nulla. Molto più carico di pathos il finale di mezza serie, quel A good man goes to war splendido fin dal titolo. A mio avviso è colpevole di questa scarsa tensione in primo luogo la costruzione, o meglio de-costruzione degli eventi: gran parte dei i fatti salienti ci vengono raccontati a posteriori, e inevitabilmente in tal modo ne risentono ritmo ed emozioni. Assolutamente censurabile poi che l’escamotage finale ci venga reso noto addirittura dalle parole di River: non viviamo nulla, arriviamo sempre dopo. Brutto.
  • Le interpretazioni dei comprimari. Sarà colpa di Matt, che vola una spanna sopra a tutti, ma specie in taluni episodi gente come Karen Gillan comincia a mostrare la corda, nella sua recitazione. Brava quando deve fare la furbetta o la maliarda, discretamente a suo agio nei siparietti leggeri, perde consistenza nelle parti drammatiche. Arthur Darvill (Rory) non sgarra più di tanto ma si dimostra un tantino monotematico nel ruolo di incazzoso imbranato.
  • I buchi nella trama. L’ho detto e lo ripeto, è difficile gestire una trama quando le regole del tempo e dello spazio non esistono. Questa stagione era iniziata splendidamente, si è conclusa così così. L’escamotage salvavita è stiracchiato e funziona perché sì (ok, ammettiamo pure che il punto fisso nel tempo fosse che qualcuno spara al Dottore e non che il Dottore necessariamente muoia. Quindi i dati in possesso di Teselecta e chissà quanti altri sono fallaci? E soprattutto non sapranno mai che nel futuro il Dottore esiste ancora eccome? E come mai quando altri due punti fissi sono stati riscritti, l’Universo non si è “fermato” allo stesso modo? rispettivamente in Fires of Pompeii e The Waters of Mars, anche se in quest’ ultimo le cose si risistemavano pochi minuti dopo). Infine, Rory ed Amy passeranno alla storia come i genitori più snaturati e superficiali dell’Universo. Gli portano via la loro piccola neonata, tra pianti e crisi isteriche, e i dati in loro possesso sono che la cresceranno come una killer spietata ma che un giorno si redimerà – quando l’avranno rinchiusa in galera per aver ucciso il Dottore; e due puntate dopo cosa fanno? Via sul pianeta-vacanza, scherzi e lazzi!
  • Gli episodi stand-alone. Qui a mio avviso RTD dava una grossa pista a Moffat. Fatta eccezione per l’episodio di Neil Gaiman, The Doctor’s Wife (splendido anche se strozzato dai 40 minuti) e l’ottimo The God Complex, si può dire che gli altri oscillassero mediamente tra il noioso e il già visto.
  • Il rifiuto del passato. Moffat conferma di non voler avere nulla a che fare con i personaggi dell’era precedente alla sua gestione, e per forza di cosa incappa in palesi contraddizioni. Il Dottore raduna un’armata e non pensa nemmeno per un istante a Martha Jones e Jack Harkness? Naaah… Per alcuni sarà persino un punto a favore, non per me. Emblematico, nell’episodio 8, quando il Dottore morente chiede al Tardis un’interfaccia vocale amica e il Tardis gli propone in sequenza tutte le sue ultime companion, da Rose ad Amelia Pond versione bimba: tutte vengono scartate tranne quest’ultima, accampando generici sensi di colpa. Rose? la donna di cui eri innamorato? Seriously?
  • La musica. In questa ultima stagione non sono riuscito a trovare mezzo tema degno di nota, specie in confronto a quelli “standard” dell’11esimo Dottore. Qualche rivisitazione interessante, ma niente di nuovo che valga la pena ricordare. Lo metto come punto negativo perché Murray Gold ci aveva abituato malissimo – cioè benissimo, almeno dalla III serie.
Concludendo
Insomma. Tanti punti a demerito, ma anche parecchio di positivo. Inoltre, il Dottore è il Dottore e aspettiamo sempre con ansia quello che verrà dopo. Sperando in meglio e sperando di poter ritrovare quel non so che.
Ah, curiosità. La serie in italiano sta per andare in onda su RAI4 (l’ammiraglia, come sempre) e in giro per forum ci si chiedeva come tradurranno i giochini di parole “The only water in the forest is the river”, alla base del segreto di Melody Pond, nonché la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto: “Doctor WHO?”.
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Comments
22 Responses to “Doctor Who stagione VI: tiriamo le somme”
  1. laura ha detto:

    per quanto non mi trovi d’accordo con alcuni punti il commento è straordinario…ironico,”azzeccato”…
    la musica dell’undicesimo per me è fantastica…e il finale per me è emblematicamente fantastico…certo in italiano perde abbastanza l’effetto…DOCTOR WHO no dottore chi!!!in conclusione a ognuno il suo gusto e aspetto la settima stagione non ansia!ciao whovians

    • Ema ha detto:

      Ti ringrazio Laura e benvenuta 🙂
      La settima stagione promette letteralmente i botti… l’addio dei Pond, la nuova companion e nientemeno che il cinquantenario con un quasi sicuro ritorno di “grossi calibri”. Speriamo che sia all’altezza delle attese.
      Quanto alle musiche di eleven, è sicuramente notevole la soundtrack della stagione V. Per la VI, a parte alcuni pezzi, a mio avviso hanno riciclato un po’ troppo sui due temi principali della precedente.

  2. Lagunalex ha detto:

    Beh, concordo con te sul dispiacere di quel tagli netto col passato, ma l’assenza di Jack potrebbe trovare giustificazione in “Miracle Day”, mentre quella di Martha no.
    Adoro sia Davies che Moffat, difatti trovo il primo più adatto a progettare una lunga serie di episodi (non solo una stagione ma ben tre, come visto nell’era Tennant) e lo scozzese geniale quando scrive episodi autoconclusivi come Blink (o doppi, come The Empty Child/The Doctor Dances)… paradossale, eh?
    Per quanto riguarda le musiche, posso dire che tutte le OST pubblicate e che Gold non ha fatto un buon lavoro soltanto a partire dalla terza, anzi… l’OST delle prime due mi piace più di quest’ultima (Doomsday, Father’s Day, Westminster Bridge, Rose’s Theme, The Doctor’s Theme, The Face of Boe, etc etc).
    Anyway, complimenti per l’equilibrio mantenuto nella recensione, che ho trovato molto molto attendibile.
    See ya! 😉

    • Ema ha detto:

      Benvenuto/a 🙂
      Se la Terra della VI serie del Dottore fosse la stessa di Miracle Day, penso che i protagonisti lo saprebbero, visti gli eventi planetari in corso. E volendo avvalersi di Jack, con una macchina del tempo ci sono tanti modi (basta pensare a come/quando vengono reclutati i vari one-day-companions in A good man goes to war!) Ma sono sottigliezze…
      Anche a me piacciono ugualmente Moff e RTD, e i miei due episodi preferiti sono rispettivamente dell’uno e dell’altro (Forest of the dead/Waters of mars).
      Sulla musica… sicuramente belli quelli che hai citato (specie Doomsday), ma secondo me il cambio di marcia lo dà All the strange, strange creatures. E comunque nella V vengono presentati due temi indimenticabili come I’m the Doctor e The mad man in the box (ma anche il bellissimo Vampires of venice). Lamentavo il fatto che in questa ultima ho visto più rivisitazioni che cose nuove. Grazie e torna presto!

      • Lagunalex ha detto:

        Beh, la terra è la stessa… non credo che, dopo esserlo stata fino all’avvento di Moffat, le cose siano cambiate.
        Capisco il poter cercare Jack con il Tardis, semplicemente intendevo che Jack durante e dopo quegli eventi fosse volutamente non rintracciabile (ma il pirata e suo figlio, nella S6, non erano costretti a rimanere per sempre in quella nave/infermeria, o ricordo male?)
        Per quanto riguarda le musiche, di quelle da te citate trovo la prima davvero epica, mentre la seconda non mi piace moltissimo (trovo che Gold abbia fatto di meglio, come la stessa Vampires of Venice), e l’OST delle prime due serie più varia e meno ordinaria (indimenticabili anche Song for Ten, The Doctor’s Theme e Love don’t Roam). Certo, i gusti sono importanti, ma non credo che di esagerare dicendo che l’OST delle prime 4 stagioni + speciali sia superiore alle seguenti.
        Ad ogni modo, grazie della risposta, è stato un piacere. Tornerò, dove c’è il dottore, ci sono io. 😉

  3. Caterina ha detto:

    Ho appena letto recensione e commenti: sono d’accordo praticamente con tutto, la recensione mi è parsa molto più equilibrata di quelle già lette altrove, e mi è piaciuta molto la tua analisi degli episodi stand-alone, che avrebbero potuto essere sfruttati molto meglio per offrirci una pausa nello story-arc della narrazione, magari traendone spunto per approfondire qualche aspetto che era rimasto in sospeso.
    Devo però dirti che ho trovato FANTASTICI gli Scordarelli!!!! Meraviglioso soprannome per qualcosa che mi pare francamente molto terrorizzante (ripenso a quando Eleven e Churchill/Imperatore guardano verso il soffitto e vedono tutti quei pipistrelloni che incombono su di loro…), lo sdrammatizza assai…

    • Ema ha detto:

      Sai, ho notato che in genere le femminucce sono d’accordo con me (tranne per quanto concerne la mia povera Marthina Jones) e i maschietti invece sono un po’ più “comprensivi”, col Doctor… chissà come mai!
      Gli Scordarelli li brevetterò, non temere.
      E benvenuta in mia casa! Entra e lascia un po’ della felicità che rechi 🙂 (cit.)

  4. Manlio ha detto:

    Mi pareva strano che avessi già tessuto troppe lodi per questa serie! Hehehe, mi sembri un po’ troppo incontentabile su certe cose. Non per fare paragoni ma di strafalcioni molto simili ne sono piene anche le serie precedenti. Concordo su molti dei “cosa no” che hai elencato ma non su tutti. La musica per esempio l’ho trovata molto coinvolgente (specie nell’episodio di Gaiman). Il finale mi è piaciuto parecchio, soprattutto per l’interpretazione del buon Smith e per il fatto che questo Dottore ha finalmente riconquistato quel suo aspetto serio-tenebroso-pazzoide-geniale senza comunque perdere l’ilarità e la simpatia. E’ vero che non è strappalacrime come altri episodi ma mi ha soddisfatto ugualmente. Ottimo Smith! Unico lato negativo che ho trovato è che non mi torna com’è che il Dottore e River non possono toccarsi se….lui NON è il dottore ma il Telesecta (il Dottore è dentro). E’ vero che Moffat sembra non voler riprendere personaggi dell’era RTD ma quantomeno credo stia facendo un ottimo lavoro su quanto è emerso dalle ultime 2 serie: gli ultimi episodi (compreso “A good man…”) sono farciti di riferimenti, personaggi e situazioni sviluppati recentemente. Una volontà di mettere nuova carne al fuoco nell’universo di DW? Speriamo! Non se ne può più di Dalek (ultimamente in versione power ranger!) e Cyberman! Il fatto che i Silenti (Scordarelli) non siano stati eliminati del tutto e quindi possano in teoria ripresentarsi fa ben sperare. Stagione per me positivissima, tra le migliori se non la migliore, se non fosse per alcuni filler di poca sostanza. Ho apprezzato più “the girl who waited” che “the god complex” sarà, ma la storia del minotauro che si “nutre di fede” non mi stava in piedi. E’ sempre comunque una questione di gusti, e DW è bello perchè è vario.

    • Ema ha detto:

      La musica è sempre di altissima qualità, e inserita al punto giusto: mi lamento solo del fatto che non c’è granché di nuovo rispetto alla V stagione, o meglio nulla che salti all’orecchio. Aspettiamo l’uscita ufficiale della colonna sonora per confermare, ma diciamo che nelle stagioni precedenti sapevo sempre quale “tema” andare a cercare.
      Non cerco lo strappalacrime a tutti i costi, ma situazioni emozionali di ogni tipo. Lo strappalacrime a “loro” avviso ce l’abbiamo avuto fin troppo in “The girl who waited”, affossato da noia e interpretazione granitica della Gillan. 🙂

      A proposito di villains “recenti” io un nuovo giretto sui Vashta Nerada me lo farei volentieri!

      • Manlio ha detto:

        i Vashta Nerada sono tra i miei preferiti! Genericamente dire che tutti i villains che “non si vedono” (un pò anche i Silenti se vogliamo) hanno un non so chè di misterioso e pericoloso. Potrei sbagliarmi (devo controllare) ma credo che il “tema” musicale da cercare sia quello a fine puntata di “The Doctor’s Wife” che ho sentito riproposto in “A good man” e nel finale di stagione.

    • Chiara ha detto:

      Manlio: “Stagione per me positivissima, tra le migliori se non la migliore, se non fosse per alcuni filler di poca sostanza.”
      Oddio, ma sai che mi sa che sei l’unico a pensarla così? 😛 Naturalmente si scherza, però se ci fai caso la seconda parte della VII stagione è composta da soli filler… ‘nsomma, io continuo a trovare la IV stagione la migliore in assoluto! ^_^

      • Lagunalex ha detto:

        Parlando di serie, per me la classifica è la seguente:

        2-4-1-4-3/5-7-6. L’ho vista ben tre volte ma proprio non mi piace lo stile, troppo poco british e mi spiace, il finale pseudo-copia di altri due non mi va proprio giù. Non è che ogni volta bisogna rebootare (un altro po’ faceva lo stesso anche con la S7). Btw, Clara batte Amy 10-1.

        • Ema ha detto:

          non ho capito bene la tua classifica: la serie 4 la metti due volte?
          E ad ogni modo, ribadisco… la quinta ha un ottimo inizio e un’ottima fine (tolto qualche paradosso di troppo), la sesta è forse più “american” – anche per motivi promozionali, dato il setting e il lancio negli USA – ma fino al finale di metà stagione non ha nulla da invidiare alle migliori. E forse ha il primo miglior doppio inizio di sempre. E alcune sequenze di Let’s kill Hitler mi fanno morire 🙂

          • Lagunalex ha detto:

            Finale di metà stagione, la sesta? Ma anche io trovo che ci siano parti esilaranti e parti brillanti, ma nel complesso è troppo “rozza” (alcuni dialoghi fanno ridere), troppo “americana” e un arco narrativo “principale” non esaltante.

            Ps: boh, non so perchè abbia scritto la S4 due volte. Forse perchè è così bella da meritare due posizioni ahahahah. Scherzi a parte, è prima con la S2, che però prediligo per “affetto”.

      • Ema ha detto:

        chiara, ma tu ti sei accorta che in questo post si parla della VI, sì? 🙂
        La VI rispetto alla VII è impostata meglio, e se fosse solo per la prima metà le darei un voto molto alto.

  5. Chiara ha detto:

    OOOOOOOOOOOO finalmente una recensione degna di questo nome!!! Scritta bene e, soprattutto, OBIETTIVA!! Grazie pigro creativo! Non saprei che aggiungere perché sai che la penso esattamente come te! A partire dalla sesta stagione ho imparato ad apprezzare Smith.. sì, il suo Dottore è ridicolo e buffo, ma l’attore ha saputo interpretare al meglio il ruolo che gli è stato “appioppato”! Anche se amavo molto il Dottore di Tennant per la sua componente umana, che molti hanno criticato ma che, invece, me lo faceva sentire più vicino, senza mai farmi dimenticare che lui fosse un alieno con due cuori! 😛
    Purtroppo il “dio Moffat” (eh sì, molti lo considerano così, anche se sto leggendo nei diversi forum che tanti stanno rimpiangendo RTD!!!!) secondo me ha toppato un pochino, ha incasinato un po’ le cose e la seconda parte della sesta stagione (con episodi peraltro molto belli) sono stati appiccicati uno dietro l’altro senza senso, senza un filo logico!
    E poi hai ragione, ha dato un taglio netto alle stagioni precedenti e questo non è piaciuto neanche a me. Rose è stata nominata anche nel finale di stagione (davvero moooolto fiacco, un episodio normalissimo!), ma è stata buttata lì così..
    E comunque sì, è sempre il DOTTORE, perciò aspettiamo di vedere cosa ci riserva il futuro, fiduciosi che dagli errori (e dai cali di ascolto – sono calati o no?? @.@) si possa imparare! ^_^

    • Ema ha detto:

      a proposito di taglio netto, direi che il Moff ha fatto del suo meglio anche per ridicolizzare i villains tradizionali: i cybermen perdono mezza flotta senza colpo ferire, il dalekkino viene privato del “braccio” a botte di sonic. Della serie “ehi, non siete più alla mia altezza”.
      Non che mi lamenti che vadano progressivamente a scomparire, però per esser stati gli arcinemici del Dottore per un ventennio li hanno trattati un po’ male.

      • Manlio ha detto:

        Ema, obbiettivamente i Dalek hanno avuto il loro tempo. Magari ai loro tempi potevano sembrare pericolosi ma, soprattutto ultimamente (in versione colorata un po’ “megaloman”), sono davvero diventati ridicoli. Molto meglio i Vashta Nerada, i Silenti, gli Angeli o altro. Tutto ciò che realisticamente può dare problemi ad un Timelord potrebbe funzionare. Io speravo in un restyle dei Dalek (come tu stesso mi hai mostrato) ma evidentemente sono troppo legati all’immagine classica per voler cambiare.

        • Ema ha detto:

          per carità concordo totalmente. Parlavo solo a livello di coerenza, è improbabile che ai tempi di Nine un solo Dalek tenga in scacco Dottore e mezzo esercito (battuto anche lì dalla forza dell’ammmmmore di Rose) e adesso Eleven se li porti da casa e per giunta senza armi 🙂
          Hanno avuto un’opportunità di dargli una rinfrescata al tempo dei Dalek “umani”, in serie III, ma ne hanno tratto il peggiore doppio episodio EVER…Peccato.

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  1. […] da Ema il 11 ottobre 2011 · Lascia un commento  Finita dunque la sesta stagione di Doctor Who. Come rimediare alla mancanza, noi poveri serial-orfani di Timelords? E come coniugare al contempo […]



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