Non fidarti dei Formaggini 1 di 3


[Il titolo è provvisorio.]

“Che schifo, questo formaggio ha i vermi!”. Queste sono le ultime parole consapevoli che ricorderò di Anna, Anna la dolce, Anna la sexy, Anna la schizzinosa, Anna la mia ultima (ex) fidanzata. Prima che il formaggio se la mangiasse e diventasse lei. Sul momento, capirete, ho pensato solo a prendere in braccio Viola e darmela a gambe. No, non subito: saranno passati almeno due minuti prima che – nell’ordine – Anna diventasse tutt’uno col formaggio, i vermetti bianchi le spuntassero da tutti gli orifizi, perdesse ogni parvenza di dignità anatomica umana per diventare un pasticcio rancido formicolante, e poi si ricomponesse nella sua forma originale – e mi sorridesse. Con delle cose a forma di virgola che le nuotavano nel bianco degli occhi.

Oddio, ho pensato, e ancora ero combattuto tra il disgusto, il terrore e il pensiero di aver buttato duemila euro di collier – letteralmente – ai vermi. Poi mi sono riscosso, ho visto la striscia di muffa bianchiccia che procedeva spedita lungo la tovaglia fiorata verso mia figlia, e ho buttato il tavolo all’aria. Ho il ginocchio ancora violaceo per questa fulminante iniziativa. Poi ho preso Viola per un braccio, slogandole – credo – una spalla, e me la sono trascinata dietro finché non sono riuscito ad abbracciarla e tirarla su. Può essere che il mio angelo abbia bestemmiato, non ne sono sicuro, glielo chiederò quando tutto questo sarà finito. Quel che è certo è che nemmeno la mia sciatica l’ha presa bene: Viola continua a ingrassare come una foca che si prepara la riserva adiposa per l’inverno.

Abbiamo preso al volo le giacche e siamo scappati giù in strada. Con la coda dell’occhio, ho visto Anna che si alzava dal tavolo con movenze traballanti che non avevano niente di umano, e le trecce che tanto mi facevano impazzire – specie in intimità – volteggiarle intorno alla testa di vita propria, come tentacoli. Il garage era chiuso, essendo domenica, e abbiamo preso il primo autobus che è passato alla fermata sotto casa. Mentre ripartivamo, ho visto il portone che si apriva lentamente.

Con un giro di mezzi pubblici praticamente geniale siamo arrivati dall’altra parte della città, a casa di Lorenza. Benedetto il giorno che mi feci la copia delle chiavi di casa sua, di nascosto: tanto lei sta quasi sempre a Vancouver. Dubito che avrebbe mai approvato l’iniziativa.

***

Caro Diario, è successa questa cosa fichissima. Ed è successa proprio nella serata che già ti avevo preannunciato come la più pallosa dell’anno: la presentazione ufficiale dell’ultima donna di papà – tale Anna, raro esemplare di gallina molto zoccola con la puzza sotto il naso e il gloss d’ordinanza sempre nella fondina. Dove le trova, lo sa solo lui. Se magari lasciasse le chat alle preadolescenti brufolose come me…

Ma, dicevo, la cena è stata animata da eventi imprevedibili e meravigliosi. Per far colpo, papà ha organizzato un menu francese molto paraculo: massimo effetto per il minimo sforzo. (Quanto spreco). Il clou era questa selezione di formaggi che dai nomi sembravano piuttosto profumi, sui quali papino ci ha erudite con dovizia di particolari per almeno un quarto d’ora. (Dovessi ripetere, non me ne ricordo nemmeno uno. Ma il vino che ci ha messo sopra non era affatto male, bravo papà). L’idiotina continuava a prodursi in questi “Oooh” e “Davvero!” e “Ma pensa” di circostanza, tanto da farmi pensare che fosse in lizza per il posto di Worst Girlfriend ai Daddy Lovers Awards 2010. Però era carina, con queste treccine bionde effetto-Heidi. Dico “era” perché, di lì a poco, se la sono mangiata questa specie di vermi intergalattici fuoriusciti da uno dei formaggi apparentemente più innocui, una specie di pecorino stagionato nemmeno troppo puzzolente. E’ stata sfigata: poteva toccare a me, poteva toccare a papino, è toccata a lei. Hasta la vista, baby, un Dio c’è. Il casino genetico (presumo) che ne è seguito è stato molto fico, degno di un B-movie di fantascienza a basso costo, ma la cosa ancora più fica è stata che a fine casino è ritornata tale e quale a prima. (A parte lo sguardo intelligente: quello, prima, non c’era). In tutto ciò, quasi mi dimenticavo che stava succedendo davvero e magari era il caso di mettersi al sicuro piuttosto che rimanere a sorseggiare il fenomenale rosso di papà; meno male che lui invece ha fatto l’eroe e ha rovesciato la tavola, proprio mentre i vermi spaziali mi stavano strisciando contro. D’altro canto non è stato granché delicato, e per strattonarmi mi ha fatto uscire la spalla. Ahia, male. Cazzo.

Ho tirato giù tutti i santi che conosco, che sono limitati ma ben posizionati, e ho il sospetto che papà ne abbia colto qualcuno. Magari data la situazione me la sfango. Quello che è fondamentale che non abbia notato è come ho imprigionato uno dei vermetti zompati fuori dalla muffa nella scatoletta rotonda del formaggino, che fortunatamente aveva ancora un po’ di adesivo; me la sto riguardando proprio adesso, mentre scrivo sotto le lenzuola, e non ha un bell’aspetto. Forse dovrò trovare il modo di dargli da mangiare, poverino.

***

Casa di mia sorella è lercia, ma almeno abbiamo un posto dove nasconderci. Nasconderci, sì, cribbio. Non ho ancora trovato il coraggio di dirlo alla polizia, o alla NASA, o a Mulder e Scully, o almeno alla Neuro. Viola sembra stranamente tranquilla, ho il dubbio che abbia riportato qualche trauma. Quando ne parliamo ostenta razionalità, come se stessimo discutendo di cinema, ma credo che sia terrorizzata. Piccola di papà. Non penso si sia mai totalmente ripresa dalla fuga della mamma, non sono nemmeno tre anni, e adesso ci mancava solo questa.

Dovesse capitarvi di scappare da non meglio identificati parassiti alieni, ci sono una serie di necessità banali che nei film non si vedono quasi mai. In primis, i cambi di vestiti: io non ho la valigia pronta in macchina, e anzi attualmente non ho nemmeno la macchina che è rimasta in garage di fronte a casa – tornare lì per ora è escluso. Poi, cercare di tenere fuori dalla finestra la vita di tutti i giorni: il lavoro, i parenti, le (ex) suocere, e tutto questo costa tante telefonate e balle da inventare lì per lì – salvo accorgerti che ne hai raccontate due troppo diverse a due persone che potrebbero entrare in contatto e quindi… uff. Non sono fatto per queste cose.

***

Caro Diario, le cose si fanno sempre più interessanti. A parte l’armadio della zia Lorenza che è pieno di vestitini da urlo, che mi piacerebbe tanto poter indossare se papino non mi avesse insegnato il senso del ridicolo, il mio piccolo esperimento di coltura aliena evolve in maniera inaspettata. Nonostante la chiusura ermetica – ho provveduto a foderarlo per bene di nastro adesivo trasparente – il vermino si è riprodotto! Invece di quello grasso bianco che abitava la scatola del formaggino fino a ieri, stamattina ci ho trovato due teneri e striminziti vermetti rosa che giocano a rincorrersi in circolo. A questo punto mi toccherà passare qualche notte in bianco per vedere se mi riesce di assistere al fenomeno in diretta. Nel frattempo in casa c’è poco da fare, mentre papà rimbalza da un telefono all’altro e ogni tanto va a comprare un po’ di surgelati che poi mangiamo tristemente, senza dire niente, uno di fronte all’altro. (Inutile dire che i formaggi non li compra più, e per stare tranquillo nemmeno il pane e i salumi. Cheppalle). E’ strano: mi lamento sempre che non riesco a vedere tutta la TV che vorrei perché ho il limite delle due ore giornaliere, e adesso che non ho altro da fare e mio padre non si sogna di rompermi le scatole, la spengo annoiata dopo nemmeno mezz’ora. La realtà è che sono troppo eccitata da quello che sta succedendo… E’ chiaro che siamo nel bel mezzo di un’invasione aliena, anche se portata avanti con modi un po’ banali: avrò visto una trentina di film che cominciano a ‘sta maniera. Ma stavolta ci sto dentro io. E i miei amici Formaggini.

***

Chissà perché ho dato per scontato fin dall’inizio che gli Ultravermi ce l’avessero con noi. Me, e Viola. Mi rendo conto, pensandoci un po’, che probabilmente un nucleo familiare vale l’altro per un’avanguardia d’invasione da un altro mondo. Specie una che comincia dai formaggi francesi per poi diffondersi sulle buone tavole di tutti gli scapoli romani che hanno deciso, per una volta, di bypassare la carbonara e puntare sulle delizie d’Oltralpe. Per far colpo sull’ennesima troietta conosciuta su Internet. Fatto sta che quando mi sono ritrovato Anna di fronte al supermercato, io con due grosse buste della spesa e lei con l’impeccabile borsettina dorata e una nuova acconciatura, mi sono cagato addosso. Lei ha messo il broncio e ha fatto finta di non vedermi, io per non sbagliare ho posato le buste e mi sono dileguato tra i surgelati. Nascosto dietro ad una pila di casse d’acqua ho fatto capolino più volte per vedere se mi seguiva, e ho preso nota di almeno sei categorie di generi alimentari con cui è entrata in contatto – accidenti, mi toccherà depennare dalla lista degli alimenti sicuri pure i cioccolatini. Ha sfiorato con grazia almeno tre persone, che a onor del vero hanno continuato a camminare come se nulla fosse. Ma che ne so se in una settimana hanno migliorato la tecnica di infiltrazione? D’altronde, Anna stessa sembrava perfettamente normale e camminava ancheggiando come ai tempi migliori. Sono sicuro che mi abbia visto, non c’è possibilità di errore… si è irrigidita e si è girata dall’altra parte, come se ce l’avesse con me. Come si sarebbe comportata la vera Anna, insomma. Che stanno architettando?

***

Caro Diario, mi serve un contenitore più grande. I Formaggini, che appena nati sono rosa e cicciotti e poi pian pianino si allungano e diventano bianchi, hanno quasi riempito la scatolina. Si riproducono come le ninfee studiate a scuola, ogni volta al raddoppio, e ho paura che la prossima volta diventeranno abbastanza da rompere la plastica. Non li ho ancora visti durante la duplicazione, manco sapessero che li sto guardando, sembra quasi che aspettino che mi addormenti o che guardi da un’altra parte. Intanto papà ha preso a comprare solo noccioline e biscotti, più o meno l’alimentazione ideale di ogni adolescente, e la mia ciccia ringrazia. L’ho visto mezzo sconvolto stasera, sono quasi certa che mi stia nascondendo qualcosa. Beh, come me, d’altronde. Però le motivazioni sono diverse, ci giurerei: papà non mi dice le cose quando pensa di volermi proteggere (come quando mi nascose per due mesi che la mamma era scappata con quel motociclista). Io, da parte mia, gli racconto balle per non farlo incazzare. Cioè, per non farlo incazzare con me.

E a giudicare dal rumore di chiave che gira nella toppa della porta d’ingresso, o zia Lorenza è tornata prima del previsto oppure ci ha trovato qualcun altro. In entrambi i casi, sono cazzi.

***

continua…

 

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