Torchwood e il male minore


Dunque, dato che ho deciso di limitare un po’ le centinaia di migliaia, che dico MILIONI, di visite giornaliere di questo blog, parlerò ancora di una serie inedita in Italia e arcinota nel Regno Unito: Torchwood, costola di Doctor Who sceneggiata dal suo stesso (ex) pigmalione Russell T Davies. Considerata, con ragione, il lato “adulto” del cosiddetto Whoniverse (così come Sarah Jane Adventures ne è la controparte per ragazzi). Tante pistole, tanti morti, parolacce, rapporti gay a profusione, protagonisti più fallibili che infallibili, più stronzi che eroi, più fessi che geni. Le prime due serie sono state trasmesse su Sky, e tutto sommato non mi son piaciute granché. Noiose. Qualche buona trovata, ma storie spesso lente o scontate e un protagonista che oscura tutti gli altri praticamente su ogni asse di valutazione. (Più esperto? Sì. Più intelligente? Sì. Più forte? Sì. Più stronzo? Pure. Immortale? Anche). Tant’è vero che molto spesso le trame si riducono a: Gwen/Owen/Ianto/Tosh fanno un casino, arriva Jack e risolve tutto. Emblematico il finale della prima serie.

Poi però esce questa mini-stagione in cinque puntate lunghe, dal titolo Children of the Earth. Fin dall’inizio si capisce che un po’ di cose sono cambiate, e non solo perché la squadra si è ridotta di due elementi nel finale della stagione precedente. Sto per spoilerare praticamente tutto (dopo la scritta rossa) quindi se avete intenzione di vedervela (e merita, questo sappiatelo) tornate su queste pagine dopo aver provveduto.

La serie non è tradotta, e racconta un’unica storia suddivisa in cinque giorni. Prima di spoilerare vi dico che è una botta nelle gengive tremenda. Per temi affrontati, gravità delle situazioni, tragicità delle scelte, evoluzione o involuzione dei personaggi. Quando ho finito, poco fa, sono rimasto seduto un paio di minuti a rimasticare quello che avevo appena visto, e ogni tanto ripetevo “Cazzo, cazzo”. Perché il brutto, o meglio il bello, è che a parte la componente fantascientifica tutta la storia è tremendamente realistica. La viltà dei governi, la grettezza degli uomini, la doppiezza della politica. E la domanda, tremenda, che aleggia in tutto il racconto: è davvero giusto scegliere il male minore? Che cos’è il male minore? Chi dà il diritto di giudicare qual è? Sta peggio chi si sporca le mani e fa quel che deve essere fatto, o chi ne subisce le decisioni per il bene dei più?

TRAMA – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER

Anno 1965: una specie aliena, rinominata “456” dalla frequenza su cui trasmette, esige la consegna di 12 bambini umani dal governo del Regno Unito, in cambio del vaccino ad un virus che potrebbe rapidamente condurre ad una pandemia. I bambini vengono consegnati e nessuno sa che fine faranno. Capitan Jack officia lo scambio (ma lo scopriremo mooolto più avanti). Presente: tutti i bambini del mondo, all’unisono, annunciano l’arrivo di qualcuno. Che altri non è che la specie 456, che istruisce il governo londinese su come accogliere un proprio ambasciatore – che non vedremo MAI, grosso colpo di stile, salvo intuirne le orribili fattezze in mezzo alla nebbia. L’ambasciatore chiede ai rappresentanti dei popoli della Terra, in segreto, un nuovo contributo in bambini: stavolta il 10% del totale. I governi provano a mercanteggiare, ne offrono cifre ridotte, ma alla fine capitolano di fronte alla minaccia di essere spazzati via: viene messa in opera un’imponente operazione di prelevamento scuola per scuola, perché il 10% dei “fortunati” viene selezionato dagli ultimi posti delle classifiche scolastiche. In tutto ciò il Torchwood viene prima estromesso, poi si impone astutamente su governo e servizi segreti per negoziare alla sua maniera – e ne ottiene diversi morti (tra cui uno dei suoi effettivi), una vergognosa disfatta e infine lo smembramento definitivo. Nonostante l’ultima agghiacciante rivelazione sulla sorte dei bambini, usati dagli alieni come distributori di sostanze stupefacenti, parte la “soluzione finale” dei governi. Ci vuole il “rinsavimento” di un’ufficiale operativo dell’MI-5 per innescare la riscossa finale: rimesso in condizioni di agire, Jack decide di sacrificare il proprio stesso nipote pur di debellare la specie 456 e salvare il resto dei bambini della Terra. Tra le lacrime strazianti di sua figlia. In seguito, distrutto dal rimorso, lascia il pianeta sul primo incrociatore a fusione fredda di passaggio.

FINE TRAMA – MA ANCORA SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER – SPOILER

Mezza parola sul fronte qualitativo: bello. Lento al punto giusto, bilanciato, mette i brividi quando deve e sconvolge al punto giusto. Qualche appunto sulla non-tattica di Torchwood per la gestione della crisi: Jack e Ianto provano a impressionare gli alieni stile Marchese del Grillo (“Io so’ io, e voi nun sete un…”) un po’ come l’Undicesimo Dottore all’esordio (“Io sono il Dottore, guardatevi la Storia e cominciate a correre”). Risultati da dimenticare.

Ma tutto il resto. Praticamente ogni sequenza dal Giorno 3 in poi dà da riflettere. O colpisce come uno schiaffone in pieno volto. L’uomo politico che deve scegliere. L’uomo comune che, suo malgrado, subisce. Chi sceglie, inevitabilmente compie una selezione, cioè discrimina. Non importa a quale scopo. Divide i migliori dai peggiori. Pone sé stesso automaticamente tra i migliori, perché “chi decide non deve avere turbamenti personali che ne inficino il giudizio”. Eppure la decisione va fatta, perché l’assenza di decisione coincide col male peggiore. Si cerca di ridurre il male minore affinché diventi accettabile. Per chi? Di fronte a chi? Accettabile significa condannarne 10 per salvarne 1000? O ne bastano 9 contro 10? O anche al cinquanta per cento, pur di salvare quegli altri nove? Piuttosto che perderli tutti? Ma attenzione, in nessun caso gli autori della serie ci forniscono una risposta a tutte queste domande. Ci danno anzi una bella scossa quando i “duri e puri” di Torchwood, gli eroi, rischiano tutto e perdono. A caro prezzo.

Fino alla terribile conclusione. Il male minore diventa minimo: un solo bambino, per la vita di tutti gli altri. Il bambino più importante, per il protagonista, per colui che decide – da solo stavolta, non in collegio, quella cosa che in politica si usa per giustificarsi a vicenda. Da solo, Jack sceglie il sacrificio più alto per lui contro il più alto – numericamente – per il mondo. Al contrario dei funzionari governativi. Spezza la sua anima, perde l’amore di sua figlia, condanna il nipote. Dopo aver perduto l’uomo che amava, per eccesso di sicurezza. E poi (vigliaccamente?) fugge. Ne valeva la pena, Capitano?

Formidabile.

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Comments
2 Responses to “Torchwood e il male minore”
  1. Ema ha detto:

    a me ricordava più una sorta di mantide. Agghiaccianti i suoni e i colpi sulla gabbia (con le “chele” che dici tu).
    Comunque benvenuto pure a te e, che devo dirti? anche per me è un sollievo trovare un altro dei (pochi) fan italiani del Dottore e del suo universo…

    Speriamo nella nuova stagione di Torchwood, sono curioso di capire come la combineranno.

  2. imp.bianco ha detto:

    La terza stagione di Torchwood è stata spettacolare. Nel Regno Unito ha fatto faville in prima serata su BBC 1 (o 3 non ricordo). Concordo con te che è un pungo nello stomaco… tutta la vicenda quel che succede. Spaventoso. L’ho apprezzata davvero tanto. Comunque parlando degli alieni a me hanno dato l’impressione dal pochissimo che si è visto che siano una sorta di granchi o che almeno abbiamo delle chele. Poi forse la mia impressione è sbagliata XD

    Bel post complimenti

    X-Bye

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