Alice nel paese della vaporità

Alice prima e dopo

Quante cose da dire su questo testo. Ho scritto il commento via via che leggevo per non dimenticarmi i pezzi, e ovviamente ho dovuto modificare da capo quasi tutto quando ho finito. Cercherò di non essere noioso, ma almeno una divisione in capitoli me la permetterete. Un minimo di spoiler sarà inevitabile, ma prometto di non fare danni per chi non l’ha letto.

Steam-che?

E’ stato annunciato come steampunk. In realtà, pur non essendone un esperto, ho il sospetto che gli aficionados del genere saranno rimasti delusi e non poco: la componente steampunk si limita a fare da contorno (gusci a vapore, discariche di ingranaggi e macchinari, zaini con lo scarico) mentre il contesto principale, la Steamland, affonda i suoi concetti di base nella natura meta-sensoriale della Vaporità. Come atmosfere mi ha ricordato un po’ il cyberpunk più sfrenato, a dire il vero, in cui la mente in libertà dell’hacker si perde nella matrice mutevole della Rete. Steam-acid? Steam-lysergic? Acid-punk?

Stile

Dimitri è uno di quegli autori che non ti permette di farti troppe domande sullo stile, o comunque sul come è scritta la tal cosa. Significa che padroneggia talmente bene il mezzo da interrompere il meno possibile l’illusione. Lo pensavo in Pan, rinforzo la convinzione dopo Alice. C’è ancora un autore onnisciente ma discreto, probabilmente più discreto che nell’opera precedente. Il lessico è sostanziale come il tono di voce: niente di più, niente di meno di quanto è necessario di volta in volta. Io lettore do piena fiducia a chi mi sta raccontando, perché sento che ci sa fare e sa dove mi sta portando. In Italia e in ambito di fantastico, non è poco per niente.

Ambientazione

Vale la pena spenderci qualche parola. Ambientazione molto interessante, che tra l’altro promette di essere piuttosto longeva grazie al portale online sponsorizzato da Salani stessa che permette ai fan di cimentarsi in racconti a tema ed estendere così il mondo della Steamland in direzioni variegate e imprevedibili. Alice è un progetto, oltre che un romanzo, ed è un progetto di ampio respiro. Ambizioso? Azzo, se sì. Uno dei concetti principali è quello di realtà capovolta. Realtà, almeno, come la intendiamo noi comunemente. Un esempio: nella Steamland la normalità è l’allucinazione, la sinestesia sensoriale e il cambiamento, e per sfuggirvi si usa una droga (la Zavorra!) che inchioda i sensi nella fissità che ben conosciamo. Inutile dirlo, qui da me si usa (chi vuole e può) l’acido lisergico per incasinarsi i sensi e sfuggire alla realtà immutabile. Il parallelo con l’Alice originale di Carroll è a mio avviso più spinto di quanto non si potrebbe pensare: ho sempre ritenuto che diversamente da altre  “favole” si prestasse a letture su più livelli, e quello più astratto e complesso non può definirsi in altro modo che visionario. Dimitri aggancia gli archetipi dei personaggi più rappresentativi (il Bianconiglio, il gatto del Cheshire, il Bruco Fumatore… forse anche il Cappellaio? quel cappello di vetro pieno di vaporità? Chi lo sa) e li rivisita, imbrigliandoli nei propri schemi narrativi. Ogni tanto salta fuori qualche riferimento classico (Polidori non credevo proprio di trovarcelo!) e autoreferenziale (ad esempio l’onnipresente Dagon) ma di questo parleremo più tardi. I Monaci Olistici che snocciolano il proprio Credo su citazioni di Lovecraft li ho trovati deliziosi. Così come le frasi celebri dei supereroi che diventano “antichi adagi sciamanici” e motivano l’eroina a fare ciò che deve essere fatto. E l’ingegnosa ragion d’essere della Steamland fornisce una giustificazione (se mai ce ne fosse bisogno) anche per le trovate più strane (weird?).

Storia

La trama è quasi (quasi!) lineare, e bussa alla porta di svariati cliché di genere: il viaggio dell’eroe, il misterioso aiutante deus ex-machina, il maestro, il percorso di apprendimento e la crescita, il debole che si scopre potentissimo, la sconfitta e poi la rinascita. Non ci trovo nulla da eccepire, non sono tra quelli che se non leggono una trama TOTALMENTE nuova si inquietano. L’importante è che il modo in cui viene posta sia adeguato e originale. Detto questo, Alice lo è indubbiamente: scorre via veloce, stimola la prosecuzione della lettura, in alcuni casi sorprende. Prima delle sequenze conclusive pensavo che rispetto a Pan mancasse quel quid che in Pan mi aveva procurato, diciamo, l’equivalente di gridolini di piacere 🙂 . E proprio rispetto al precedente romanzo di Dimitri, invece, c’è da riscontrare un bel finale come si deve, lungo e dettagliato il giusto, per niente scontato, aperto quanto basta per non far bestemmiare gli affezionati lettori. Senza paura di sacrificare i pezzi pregiati. Una storia più matura, ammaestrata con mano più esperta. Normale, direi: si cresce – anche se pare che il progetto originale di Alice trovi le sue origini eoni fa.

Contaminazioni (SPOILER)

A prima lettura ne ho individuata qualcuna, chissà se intenzionale o meno. Da Matrix si attinge a piene mani (e non a caso anche nel film viene citata Alice) sia nel concetto stesso di realtà inesistente sia nella caratterizzazione di alcuni personaggi (il Diavolo dei Crocicchi si comporta più o meno come l’Oracolo: indica la soglia, poi sta al protagonista attraversarla). Negli ultimi capitoli la versione “cyborg” di Alice mi ha ricordato Alita Battle Angel, memorabile manga/anime di Yukito Kishiro, specie come suggestioni visive e dinamica dei combattimenti. Infine, il parallelo con l’originale Alice di Carroll è scontato, volendo andare a spulciare si potrebbe anche paragonare la discesa nella Steamland con la caduta di Alice nella tana del Bianconiglio, nella versione da cartone animato Disney: fluttuando, il sopra e il sotto che si confondono, le allucinazioni che aprono la porta ad un mondo di… meraviglie, appunto. (FINE SPOILER)

Cosmogonia Dimitriana (dimitresca? dimitrica?)

E’ il multiverso dello scrittore fantastico. Filosofia, weltanschauung, pantheon e scuderia di personaggi che intessono l’immaginario di un autore. Dimitri si cita, spesso: ma sarebbe forse meglio dire che propone coerentemente la propria visione della realtà in tutte le sue opere. Commenti? Tanti, possibili: onestà intellettuale, ambizione, autoreferenzialità, continuità per il lettore. Presunzione. Non nego di aver storto la bocca quando Alice ha sfogliato una copia di Pan nel bunker. La strada l’ha mostrata gente come Stephen King, per carità, che è arrivato addirittura ad includere sé stesso nella storia della Torre Nera. Però, ecco, King l’ha fatto dopo aver accumulato un background tale da potersi considerare un mezzo dio. Ma in definitiva, il bello di essere scrittori è proprio questo: nessuno oltre a te mette bocca nel tuo mondo (a parte l’editor) e ogni scrittore che si rispetti deve essere fortemente egocentrico. Detto questo, Dimitri propugna coerentemente la sua visione del mondo, divisa nei tre aspetti che danno il nome anche al suo blog (la Carne, l’Incanto, il Sogno) e ci rivela dettagli più approfonditi rispetto alle opere precedenti. Succosi, gustosi, molto ben congegnati col finale del libro. Secondo me fra un po’ varerà ufficialmente una nuova forma di misticismo. E qualche seguace lo troverà 😉

Il libro

Parlo del libro fisico, in carta e inchiostro. Splendida l’illustrazione di Barbieri, divenuto ormai il più desiderato dagli scrittori italiani. Che è proprio un professionista coi controcosi, anche se si è reso colpevole di aver dato faccia e curve a Nihal. Pazienza. A parte questo, in molti si sono lamentati del lettering e in generale della titolazione in copertina, giudicandola poco bilanciata e dilettantesca. A prima vista non mi ha procurato particolari scompensi, ma in effetti qualcosa che stride con la bellezza dell’illustrazione c’è (l’Occhio del Coniglio, dio l’Occhio del Coniglio!). Spendo due parole invece sul prezzo di copertina, finalmente appropriato per un romanzo di 260 pagine circa rilegato e in copertina rigida (quindi non un’edizione economica rivenduta al prezzo di una brossura pregiata). Qualche difetto: ho trovato almeno 4-5 refusi di stampa non rintracciabili da Word – per questo servono i correttori di bozze.

Valutazione tecnico-letteraria ex-cathedra

Fico 🙂 Vorrei vederne una versione a fumetti. Sala’, che volemo fa’?

Ne parlano anche

Ne parlano un po’ tutti i blogger con un occhio alla letteratura d’evasione, in questo periodo. Vi rimando al commento di Gianrico, che come al solito legge più velocemente di me (è che io cazzeggio di più e leggo solo al bagno) e snocciola riflessioni sempre interessanti anche quando lontane dal mio punto di vista. Non in questo caso, lontane.

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Comments
4 Responses to “Alice nel paese della vaporità”
  1. Eleas ha detto:

    eheheheh troppo buono e comunque complimenti per questo nuovo bloggolo

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  1. […] per questo romanzo era buona: ho adorato Pan, e ho trovato molto interessante Alice  nel Paese della Vaporità, che però scontava a mio avviso una gestazione troppo lunga e qualche difetto di maturità nello […]

  2. […] E dissi: cazzo, finalmente. Tanto da attendere poi con grandi aspettative la successiva fatica del medesimo autore, Alice nel paese della Vaporità, che ho qui commentato. […]



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