Storia di Bondjamesbond, completa

Bicefalo il Passero

(Ho radunato tutte le mini-puntate in questo post, ed eliminato gli articoli senza commenti per snellire un po’ il blog)

1.

“Abbiamo chiuso” dice il messaggio. Giacomo lo legge come emerge dal mondo sotterraneo, alla fermata “Re di Roma”, e fa lo slalom verso casa sotto stormi di uccelletti assassini. Se l’aspettava? Come no. Però non pensava di sentire tutto quell’acido nello stomaco. E sarebbe serata da sbronza e chissenefrega, se una voce al suo fianco non dicesse: “Su, su, meglio così”. E la voce appartiene ad un passero bicefalo.

2.

Note di violino arrivano da sotto la porta di casa. Qualcuno ha risposto all’annuncio! “Certo, entrando dalla finestra” cinguetta Bicefalo dalla sua spalla. Giacomo lo ignora, come fa da sei isolati. Apre. Oltre la porta lo saluta una creatura incantevole: “Ciao, mi chiamo Paola”. Ha violino e archetto al posto delle braccia. “Scappa” fa Bicefalo. Ora, invece delle braccia, Paola ha due fucili. Giacomo deglutisce.

3.

Giacomo corre, Bicefalo gli svolazza intorno, quella lo insegue e stavolta ha due mani vere. Arriva in piazza e deve decidere: metro o autobus? Il 671 sta per aprire le porte, ma se riesce a salire anche lei è finita. Si blocca sulle scale di Ponte Lungo e finalmente parla con Bicefalo: “Dove vado? E non dirmi che sono l’Eletto e devo scegliere io!”. Il passero fissa Giacomo: “Sei l’Eletto”. “Fottiti!”. “Scherzavo”.

4.

La scala mobile scende verso l’Inferno.Paola lo insegue ancora, ma la bolgia sembra ostacolarla e Giacomo sa come muoversi. Arrivato sulla banchina è un’altra storia, però: o ti nascondi o muori. “Improvvisa” bisbiglia Bicefalo dalla sua spalla. E allora Giacomo si volta verso la tizia col basco e le calze viola e: “Permette? Mi chiamo Bond, James Bond”. Quella spalanca la bocca, e Giacomo la bacia prima che fiati.

5.

“Come Eletto, avrò qualche potere!” “Tre donne alle calcagna, che altro vuoi?” “Telepatia?” No. “Telecinesi!” No. “Volo?” No. “Allora?” Niente. Giacomo è deluso. Non è speciale, non è nulla. E’ solo sfigato, come sempre. E inseguito sotto la metro da un’assassina, da una sconosciuta che ha baciato per nascondersi e dalla sua ex che, sfiga volle, l’ha sorpreso a baciarsi con un’altra il giorno stesso che l’ha mollato.

6.

“Dunque BJB: non sei proprio l’Eletto, sei l’Elettore”. Giacomo ha appena tirato un sospiro: le ha seminate. Siede tranquillo tra le pile di libri per bambini del bookstore di Stazione Termini, stringendo in mano Bicefalo. “Elettore? è roba di politica?”. Due schiocchi netti alle sue spalle gli fanno girare la testa: Paola è lì, con due enormi chele per avambracci. Panico. “Impugnami” fa Bicefalo. “Che?” “IMPUGNAMI!”

7.

Giacomo ha bisogno di fidarsi, e Bicefalo sembra sapere quello che dice. Lo impugna a due mani come una pistola, e lo punta su Paola: e il passero canta. Con tutte e due le gole. Poco più che uno spostamento d’aria tra le pile di libri, e una delle chele giganti esplode. Paola urla e si tiene il moncherino. Poi però irrompe Calze-viola e Paola è lesta a spianarle una lama alla gola. “Adesso, parliamo” ghigna.

8.

“E’ facile, devi solo dire: Paola Kamaguri, scelgo te”. “Ah, tipo i Pokemon?” fa Giacomo. “Fallo e vedrai” “Come no, fallo e diventerai un essere inutile che sa troppe cose” interviene Bicefalo. “Scusate, posso andare io?” balbetta Calze Viola da sopra la lama. Irrompe una figura con un peluche nella mano e un libro di fiabe nell’altra: è Severo, padre di famiglia e master di Giacomo nelle sessioni di D&D del sabato.

9.

“Giaco?” fa Severo, squadrando i volti in gioco. Giacomo pensa in fretta: qualunque sia l’effetto della sua Scelta, il mostro di nome Paola lo vuole. Ed è disposta a tutto. E lui non conosce qualcuno più meritevole, buono, fantasioso di Severo. E’ un briciolo di follia forse, quello che gli fa prendere in mano le Sorti di tutti. “Severo” scandisce “io scelgo te”. “Che?” “NO!” ringhia Paola. “Cribbio” dice il passero.

10.

Le due parole più azzeccate della sua vita, pensa Giacomo: in un attimo, il coccodrillo di peluche in mano a Severo si è avventato su Paola per azzannarla; il libro di fiabe si è aperto alla pagina di Biancaneve e ha ingoiato mostro e pupazzo nel bosco dei Nani. Ora i sopravvissuti siedono ammutoliti al tavolino di un bar di Piazza Esedra. Rompe il ghiaccio Severo: “Per cosa mi avresti scelto, tu?”. Bicefalo ghigna.

11.

“Ora lui è l’Eletto. Tu, come suo Elettore, hai il compito di proteggerlo” “Ma da chi?” “Ma con chi parli?” ruggisce Severo: Giacomo realizza che il passero lo vede solo lui. Calze Viola si riscuote dal suo drink e indica: “Oddio”. Attimi: la piazza perde colore, i passanti sfumano al grigio, un lampione si contorce come una serpe e fagocita Severo senza un suono.Colore. E cinguettìo: “Bravo, BJB. Ottima protezione”.

12.

E giù, stazione Repubblica, proprio sotto la piazza. Il lampione non può averlo condotto lontano, il suo amico Eletto. Calze Viola si ostina a stargli dietro, che seccatura. Sulla scala mobile, Giacomo si volta: “Ascolta, è meglio che vai a casa. Per il tuo bene”. “James” fa lei. Oddio, pensa lui. “Non mi frega più perché mi hai baciato”. Ah, no? “So solo che mi fai sesso”. E lo bacia con violenza. Bicefalo fischia.

13.

“Mi ha costretto a strangolare Tricauda, la mia micia a tre code” dice Paola. Dopo un’ora di vana ricerca sotterranea, Giacomo si è deciso a ripescarla dal libro di fiabe usando Bicefalo a mo’ di sturalavandini. “Si chiama l’Arredatore, è stato Eletto almeno tre volte. Ma non gli basta”. “E tu hai cercato di fregarlo?” Paola sorride e tace. “Devo trovare il mio amico”. “Se vuoi morire ti ci porto!” “Quello volevo”.

14.

La serata romana scorre dai finestrini del treno. Verso un nefasto luogo di nome MobilExpò, aperto fino a tardi in Fiera. Calze Viola si ostina nel mutismo da quando Giacomo l’ha respinta, ma lui si sente sempre più Jamesbond e tiene di mira Paola col passero: “…pensa se fosse Eletta una violinista come me! La mia fantasia, il mio talento, all’ennesima potenza”. James non si fida di lei, ma c’è un amico da salvare.

15.

MobilExpò, zona notte. James ha scoperto 3 cose su Paola: ha Eletto l’Arredatore; è una sporca doppiogiochista; ne è innamorato perso. Mentre lei minaccia Calze Viola con delle cesoie da giardino, Severo geme incastonato in un orrido lettone artdecò. Sei comò lo incalzano con abat-jour lanciafiamme, e dietro a tutti ghigna un tipo in gessato rosso: l’Arredatore. “Puoi cambiare Scelta entro Mezzanotte e salvare i tuoi amici. Eleggendo me”. James esita. Poi, lo schiocco di un letto che si spezza. “Tu sarai pure arredatore, ma io sono il Master”. Severo parla, e il mondo cambia. Una famiglia tedesca obesa muta in una squadra di Orchi e devasta gli armadi a mazzate; una palma gigante di plastica esce dal vaso e scaglia via i comodini di peso; un Cavaliere Viola si libera di Paola e le spiana contro la lancia. L’Arredatore urla: uno specchio kitsch lascia il muro e s’avventa contro la nuca di Severo. BJB respinge con mazza da baseball bicefala, l’Arredatore si scansa ma cade dalla finestra: “Fallito il Tiro Salvezza” gongola Severo, e tutto si ferma. “Su, ora rimetti tutto in ordine” fa James. “Scherzi? ho appena cominciato!”. Bicefalo lo guarda allontanarsi: “Occhio, gli Eletti son tutti maniaci”. Giacomo sospira: ancora lavoro per James Bond.

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