Storia di Bondjamesbond, capitoli 10-11


10.

Le due parole più azzeccate della sua vita, pensa Giacomo: in un attimo, il coccodrillo di peluche in mano a Severo si è avventato su Paola per azzannarla; il libro di fiabe si è aperto alla pagina di Biancaneve e ha ingoiato mostro e pupazzo nel bosco dei Nani. Ora i sopravvissuti siedono ammutoliti al tavolino di un bar di Piazza Esedra. Rompe il ghiaccio Severo: “Per cosa mi avresti scelto, tu?”. Bicefalo ghigna.

11.

“Ora lui è l’Eletto. Tu, come suo Elettore, hai il compito di proteggerlo” “Ma da chi?” “Ma con chi parli?” ruggisce Severo: Giacomo realizza che il passero lo vede solo lui. Calze Viola si riscuote dal suo drink e indica: “Oddio”. Attimi: la piazza perde colore, i passanti sfumano al grigio, un lampione si contorce come una serpe e fagocita Severo senza un suono. Colore.  E cinguettìo: “Bravo, BJB. Ottima protezione”.

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Comments
14 Responses to “Storia di Bondjamesbond, capitoli 10-11”
  1. Ema ha detto:

    ho un’ultima carta favolosa. Cioè praticamente non cambia di un’acca quello che volevo già scrivere. Spero solo che sistemino i problemi tecnici…
    Per il resto, grazie della preoccupazione sincera anche se per motivi equivocati, fa indubbiamente piacere 🙂 e spero di “strabiliare” te e gli altri che mi seguono anche se ho come il timore che non sarò originalissimo.

  2. suheila ha detto:

    420 battute sono riduttive e sono l’infinito. Necessariamente si debbono condensare ed intrecciare abilmente il profilo dell’eroe con la storia che sta vivendo, per questo ho ringraziato alcuni di voi che mi hanno fatto scoprire la possibilità di ampliare la visione del mio personaggio al di fuori delle 420 battute.

    La biografia è libera da vincoli di sorta … ed è la prima cosa che viene letta del personaggio, anzi ti dirò di più. Sinceramente, spesso, alcune biografie mi hanno incuriosità di più che non le storie stesse.

    • suheila ha detto:

      Scusa, non mi sono accorta di essere loggata con un altro nick 😉
      Sono sempre Ermana Stealt XD

    • Ema ha detto:

      dunque, ero e sono un po’ restìo ad usare la biografia a dire il vero. Dapprincipio mi sembrava onestamente di “fregare”, nel senso: integro con la biografia quello che non riesco a fare con gli strumenti che mi hanno dato. Inoltre mi hanno fatto storcere il naso alcune biografie che in pratica già raccontano parte della storia, non limitandosi ad un semplice “profilo” dell’eroe. (Non è il caso della tua Ermana).
      Ora, è vero, anche la biografia è uno strumento. Ma usarlo altrimenti che per tracciare un profilo mi sembrerebbe come sforare i 420 caratteri per i capitoli.
      Però, però, visto che i miei cinque lettori mi avvertono che non si capisce molto… 😉

      • Ermana Stealt ha detto:

        Ema (mentre lo scrivo mi viene da ridere, capirai bene perchè 😉 ) secondo il mio parere, ed è solo un parere, cosa c’è da capire nella tua storia? Non si deve capire, si deve seguire il ritmo come in un viaggio onorico. E’ vero che l’uomo cerca sempre di capire anche i sogni, ma penso sia estremamente riduttivo. Così per il tuo racconto.

        • Ema ha detto:

          Beh non è che siano parole in libertà. Il metodo è quello di affastellare immagini per raccontare con tecnica visiva, ma il raccontato almeno nella mia testa ha pure un senso (come dicevo a Marco). Il punto è capire se sia agevole a sufficienza leggere senza aver chiaro questo senso (come solo l’autore ha). Riparliamone!

          • Ermana Stealt ha detto:

            Mai detto nulla di diverso infatti, non ho detto che non c’è un senso, una storia o una trama in quello che scrivi ma che non bisogna limitarsi a dire “non lo capisco”. Ripeto che non c’è nulla da capire, secondo me, nel senso classico del termine.
            E’ ovvio che nel tuo intento c’è un messaggio di fondo, non sei mica uno sconclusionato con la polvere nel cervello, mi immagino. Ma che fai quando ti trovi davanti a un quadro di picasso? Lo ammiri o cerchi di capirlo? Non so tu ma io preferisco la prima opzione.

            • Ema ha detto:

              che c’è di male nell’avere la polvere nel cervello?
              A parte questo, nonostante sia conscio che il paragone con Picasso abbia intento puramente didascalico, qualche brivido me lo ha procurato. 🙂
              E comunque sì, sono d’accordo con te. E il raffronto con la pittura è tutt’altro che peregrino: pennellate. Questa era l’intenzione. Quanto efficace, a voi l’ardua sentenza…

              • Bibi ha detto:

                Esattamente questo … pennellate ed anche il confronto con Picasso non era del tutto peregrino, puoi tenerti i tuoi brividi. 🙂

                Ho letto sul blog dell’oca che sei deluso dall’ultima carta e che vuoi lasciare la storia senza fine. Ma non devi, non devi assolutamente. Qualunque sia la carta uscita devi farla tua e scrivere il finale che vuoi.

                A parte i problemi “tecnici” che ci accomunano (anch’io ho salvato la bozza del finale ed ora mi ritrovo che non posso più scrivere niente e sono in attesa di notizie dai Web Maghi) spero vivamente di leggere la fine del tuo racconto. Sicuramente mi strabilierà. Non demordere.

                • Bibi ha detto:

                  Ema, potrai mai perdonarmi? Ho fatto una certa confusione tra messaggi sul Blog dell’Oca 😦

                  Non sei tu che vuoi lasciare il racconto senza fine.

                  Per quanto riguarda i problmei tecnici invece … siamo davvero sulla stessa barca :-S

  3. Ema ha detto:

    E meno male che l’ho fatto allora. E grazie pure per il commento, e complimenti pure per il sito dedicato alla tua Ermana che è molto curato e accattivante.
    Adesso il problema più grave è che avrei un po’ troppo da scrivere per le due carte rimaste (anche se l’ultima c’ha il bonus) e devo barcamenarmi tra l’esigenza di far capire qualcosa ai miei lettori e quella di portare la trama a conclusione.
    Potrei mettere dei richiami con la storia dei protagonisti nella biografia dell’eroe 😉

  4. Ermana Stealt ha detto:

    Dico solo meno male che ti sei pubblicizzato sul Bloc dell’Oca, altrimenti il tuo racconto mi sarebbe sfuggito.
    Nella sua veste surreale la storia fila via veloce e divertente. Mi piace.
    Sono anch’io una ex frequentatrice di mezzi pubblici romani (anche se solo per pochi anni) e devo dire che in mezzo alla moltitudine di corpi, essenze, anime, pensieri e parole che affollano le gallerie della metro il tuo racconto si insinua audacemente e si mescola a tutti i colori.

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