Incubo paterno


“Tesoro…”.
“Eh”.
“Mi chiedevo…”.
“Che c’è papà?” (sbuffando)
“Ti va una partita a tennis?”.
“Mmh… quando?” (roteando gli occhi al cielo con aria da cheppalle).
“Pensavo a domani pomeriggio, verso le quattro” (speranzoso).
“Mhh no, domani alle quattro sono da Lolly per la puntata finale di ‘Uomini, donne e trans’. Non me la vorrai far perdere, vero?”.
“No, certo, certo. E più sul tardi?” (faccia granitica come se le terribili parole gli fossero scivolate addosso).
“Alle sette andiamo con Lolly e Bibi a Cinecittà a fare la posta a quelli della Casa”.
“La Casa…?”.
“La Casa del Grande Fratello” (paziente, come si spiegano le cose ai bambini).
“Ah” (questa non passa inoffensiva).
(scrolla le spalle come a dire, che ci devo fare).
“Allora magari domani?” (non si rassegna!).
“Domattina stiamo da Massimetto che manda il dvd del concerto della Pausini sul cinquanta pollici”.
“…pomeriggio…?”
“Pomeriggio c’è Maria!”
“Chi, quella tua amica…” (fingendo di ricordare antiche conversazioni)
“Papà!” (seccata) “Maria De Filippi!”.
“Aah” (l’asfalto sarebbe più espressivo).
“E la sera?”
(esita) “La sera io, Giovy e Lolly andiamo a Piazza del Popolo ché c’è la selezione delle Veline”.
“Oh. Anche lì andate a ‘fare la posta’”? (beata ingenuità)
“Ehm” (si morde un labbro e cerca con lo sguardo la mamma che nel frattempo ha intavolato un’interessante conversazione coi piatti da lavare)
(solleva un sopracciglio mentre la vena sulla fronte si gonfia)
“Sai, ne avevo parlato con la mamma” (improvvisamente dolce e conciliante)
“Parlato di che?” (controllato)
“Di questa selezione… sarebbe un’ottima occasione…”.
“Dimmi che non stai andando a fare la velina”.
“…che poi non sono mica da sola, siamo in tre e tutte molto mature. Io Giovy e Lolly…”
“Dimmi che non stai andando a fare la velina“. (nota isterica)
“…che poi magari viene fuori che ci nota un regista, magari facciamo un passaggio da Maria…”.
“la VELINA!”
“Mamma!”
BANG!
(Si sveglia tutto sudato. Si gira e la sente gemere nella culla. Sorride e si ristende, con un sospiro beato. “Vado io” sussurra alla forma indistinta che gli respira al fianco sotto le lenzuola. Sorride di nuovo. Sono le 3 di notte, e c’è ancora tanto tempo per cambiare le cose…).

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Comments
One Response to “Incubo paterno”
  1. ClaudioDM ha detto:

    ahahah,
    paura eh?!

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