Conversazioni difficili


“Papà, papà!”
“Dimmi tutto”.
“Senti, ma… se mi piacesse uno…”.
“…”
“Su, non mi guardare così! sono ancora piccola”.
“Appunto”.
“Però diciamo che mi piace uno”.
“Vabbe’. Allora?”
“Uff, se la prendi così vado da mamma”.
“…Hai tutta la mia attenzione”.
“Era ora. Mi piace uno, diciamo che si chiama Augusto”.
“…un bambino di otto anni che si chiama Augusto?”
“Mamma…!”
“Su su, scherzavo. Insomma, questo Augusto…”
“Allora, ci ho parlato un po’”.
“Bene…?”.
“…e non sono d’accordo su niente di quello che dice”.
“Ah. Per esempio?”
“Boh. I film che gli piacciono. Come parla della maestra. Un po’ di tutto”.
“Ma allora perché ti piace?”
“Perché è bello!”
“…”
“Insomma, c’ho un dubbio”.
“Vai”.
“Se devo dirglielo o no”.
“Che la pensi diversamente da lui?”.
“Che dice cavolate”.
“Non si dicono queste parole”.
“Sì papà, sì…”.
“…”
“Allora?”
“Allora, certo che devi dirglielo. Magari con delicatezza, ma devi dirglielo”.
“Ma tutte le altre che gli stanno dietro dicono di sì a tutto, e fanno a gara per dargli ragione!”.
“Appunto. Distinguiti dalla massa e fagli capire che sei al suo livello”.
“Ma non mi hai sempre detto di tenermi le cose per me per non litigare?”.
“Uhm, solo se la persona che hai davanti non ti interessa”.
“…”
“Mi spiego meglio. Hai presente tua madre ed io?”
“E come non potrei”.
“Ci avrai visti… discutere, qualche volta”.
“Vorrai dire che qualche volta vi ho visti anche d’accordo”.
“Vabbe’, questione di equilibri. Comunque ti sarai chiesta come mai raramente uno dei due lascia andare”.
“Una o duemila volte. E ho solo otto anni e mezzo”.
“Ecco, il punto è proprio questo: se tieni ad una persona, ci tieni pure che abbia ben chiaro come la pensi tu. E’ una questione di rispetto, tra le altre cose. Sarebbe scarsa considerazione dargli, o darle, ragione solo per evitare una discussione”.
“…”
“Non ti ho convinta”.
“No”.
“Allora. Discutere con qualcuno significa che consideri quel qualcuno degno della tua attenzione, dei tuoi sforzi, dei tuoi pensieri. Ci sei?”.
“D’accordo”.
“Se invece reputi quel qualcuno uno stupido, non ci perdi nemmeno tempo a cercare di convincerlo delle tue idee. Chiaro?”
“Cavolate no e stupido sì?”
“…”
“Comunque adesso è chiaro”.
“Bene”.
“E se lui la prende male?”.
“Accettare le critiche, o comunque ascoltare le opinioni degli altri anche quando sono diverse dalle nostre, è sintomo di intelligenza”.
“E se non è intelligente?”.
“Dimmi che non vuoi stare con un idiota, ti prego… Va bene, scusa, idiota non si dice! A papà ogni tanto scappano”.
“Dai scherzo. Grazie, magari ti faccio anche sapere com’è andata”.
“Eh, magari…”
***
“Novità?”.
“Mah sai papà, ne ho parlato anche un po’ con la mamma”.
“…”
“Dice che è totalmente d’accordo con te…”.
“Davvero?”.
“…in un mondo ideale”.
“Ti pareva”.
“Dice che se mi presento così come dici tu probabilmente non mi parlerà più, perché è un bambino di otto anni e non un adulto”.
“…”
“E che quindi magari è meglio stargli un po’ intorno e fargli gli occhi dolci per ora”.
“Che intendi fare?”
“Papà, se non te la prendi troppo…”.
“Ma figurati”.
“Daii! Se non funziona come dice la mamma, giuro che provo la tua. Male che vada, avrò perso un po’ di tempo”.
“Ma certo, tesoro”.
“Eddai papà…”.

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Comments
One Response to “Conversazioni difficili”
  1. ClaudioDM ha detto:

    hihihi,
    vuoi mettere i figli maschi?
    “Melo nun va bene pè te, nun tiene e minne…!”

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